Come i movimenti possono usare la drammatizzazione per catturare l’immaginazione del pubblico | George Lakey

La drammatizzazione aiuta i movimenti ad attirare l’attenzione sui loro argomenti, ma non servirà a molto senza creatività e tattiche di azione diretta che “vadano oltre il coro”[1].

La rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez insieme agli attivisti del Sunrise Movement che hanno occupato l’ufficio di Nancy Pelosi l’anno scorso. (Twitter/Waleed Shahid)

La drammatizzazione è utile per attirare l’attenzione sui nostri argomenti. Il Sunrise Movement[2] è solo uno dei recenti movimenti cresciuti conquistando l’immaginazione del pubblico attraverso la drammatizzazione. Come possono gli attivisti escogitare tattiche di azione diretta che, secondo la felice frase dell’autore Jonathan Smucker, vadano “oltre il coro”?

Qui entriamo nel regno della creatività. Per la drammatizzazione dei programmi televisivi si creano ambienti appositi per gli sceneggiatori, in cui un gruppo di creativi si scambia idee e immagina possibili scenari. Gli attivisti, che si aspettano che possano emergere idee meravigliose durante un affollato incontro nel triste seminterrato di una chiesa dopo una lunga giornata lavorativa, potrebbero non essere pronti per il successo. Chiacchierare con amici creativi in ??un bar dopo l’incontro potrebbe funzionare meglio.

La creatività può anche essere una cosa individuale. Un’ottima idea può venire sotto la doccia, mentre si cammina lungo il fiume, in una comunità di preghiera, mentre si guarda fuori dalla finestra dopo aver letto di altre azioni. A un mio amico piace passare in rassegna in modo rilassato l’elenco di Gene Sharp di quasi duecento metodi nonviolenti.

La drammatizzazione si nutre di risultati incerti

Mentre è vero che uno scontro con gli altri, comprese le autorità, è un invito alla drammatizzazione, un conflitto ripetuto può facilmente diventare un disastro. Si consideri il periodo successivo alla battaglia di Seattle nel 1999, quando una massa di sostenitori della giustizia globale portò alla conclusione prematura dell’incontro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. La notizia si diffuse: radunatevi in un punto in cui si incontrano i detentori del potere, generate caos e otterrete pubblicità per la vostra causa. Altri scontri avvennero durante convegni politici e in altre occasioni. Sebbene [gli scontri] fossero entusiasmanti per molti partecipanti e talvolta avessero ottenuto una copertura locale, gli esiti si rivelarono spesso prevedibili. Risultato: poca attenzione per il problema.

Quando i giovani del Sunrise Movement occuparono l’ufficio della presidente della Camera Nancy Pelosi in novembre, nessuno poteva sapere che cosa sarebbe successo, mi ha detto il portavoce di Sunrise Stephen O’Hanlon. Sunrise chiedeva di sostenere il Green New Deal[3]. La vera domanda, tuttavia, era: [Pelosi] avrebbe accolto la richiesta, o avrebbe almeno sostenuto la formazione di una commissione parlamentare? (Alla fine, acconsentì a una commissione parlamentare sulla crisi climatica.)

C’erano anche altre domande: li avrebbe fatti arrestare? (Alla fine, non lo fece.) Il Green New Deal avrebbe fatto grande rumore? (Dopo che tutto fu detto e fatto, esso ricevette un’attenzione talmente grande da parte dei media mainstream che i primi sondaggi indicarono un sostegno di base sia da parte dei repubblicani sia dei democratici.)

Ciò che funzionò fu la suspense integrata nell’azione.

La posta in gioco può essere la vita o la morte

Anche un piccolo gruppo a volte può usare questa dinamica su larga scala. Nel 1965, il presidente Lyndon B. Johnson, il “candidato di pace” nelle elezioni del 1964, intensificò la guerra in Vietnam. A quel tempo il grande pubblico aveva solo una vaga consapevolezza di dove fosse il Vietnam e di quanto quel piccolo paese potesse soffrire. In effetti, i vietnamiti sperimentarono una campagna di bombardamenti più massiccia di quella scatenata dagli alleati in tutta Europa durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1966, il quacchero dell’Ohio Horace Champney ebbe l’idea di un’azione, proprio mentre la nuova organizzazione A Quaker Action Group, o AQAG[4], ne stava cercando una. Horace propose di mettere il governo federale di fronte a un dilemma, cercando di portare medicinali ai civili del Vietnam del Nord che soffrivano sotto i bombardamenti.

Gli americani sono favorevoli ai soccorsi in caso di catastrofe, ma non si erano resi conto che in Vietnam le nostre tasse stavano pagando il disastro invece del soccorso. Drammatizzare la situazione, tentando di portare aiuti, avrebbe potuto spostare l’opinione pubblica. Anche se il governo giustificava il bombardamento dipingendo il Vietnam del Nord come il nemico, i quaccheri erano generalmente considerati dei “bravi ragazzi”, magari ingenui ma a volte dalla parte giusta della storia.

AQAG – di cui ero membro – decise che una nave a vela che tentava di portare medicinali avrebbe potuto mostrare la guerra sotto una nuova luce, aprendo nuove porte al crescente movimento per la pace. Questo sarebbe stato il nostro obiettivo strategico.

Il copresidente di AQAG, George Willoughby, sapeva che una nave a vela “impiega il tempo necessario” per arrivare da qualsiasi parte, producendo un “rumore” continuo e creando suspense. Nel 1958, egli aveva navigato sulla Golden Rule verso la zona di test nucleari del Pacifico per conto del Committee for Nonviolent Action. Il viaggio aveva suscitato grande attenzione, contribuendo alla campagna vittoriosa contro i test nucleari nell’atmosfera.

Nel 1966, quasi 10 anni dopo il viaggio di George, Earle Reynolds offrì il suo due alberi Phoenix per il progetto AQAG. Ciò che avrebbe reso drammatico questo viaggio era che nessuno poteva prevedere che cosa sarebbe successo. I cacciatorpediniere e le portaerei statunitensi avevano occupato il Mar Cinese Meridionale e posto un blocco navale al Vietnam del Nord.

La Phoenix avrebbe potuto passare attraverso la settima flotta? Gli Stati Uniti avrebbero fermato la nave e l’equipaggio a Hiroshima o Hong Kong, i nostri punti di partenza? Avrebbero bloccato la Phoenix in alto mare? Avrebbero messo in scena un “incidente” tale che la Phoenix sarebbe misteriosamente scomparsa?

Avevamo bisogno di un equipaggio i cui membri si rendessero conto che avrebbero potuto non ritornare. Il membro dell’equipaggio Betty Boardman racconta, nel suo libro “The Phoenix Trip” (“Il viaggio della Phoenix”), il momento in cui un jet degli Stati Uniti si lanciò in picchiata su di loro, virando solamente a una breve distanza dall’albero principale.

L’equipaggio del primo viaggio della Phoenix nel Vietnam del Nord per consegnare medicinali. Da sinistra a destra: Phil Drath, Betty Boardman, Earle Reynolds, Akie Reynolds, Bob Eaton, Horace Champney, Ivan Massar. (Swarthmore College)

Non dimenticherò mai il nostro incontro a Washington con funzionari dei Dipartimenti di Stato, del Tesoro e della Difesa. Sapevamo di essere già sorvegliati e i federali sapevano che cosa stavamo pianificando, ma ci piacque l’idea di cercare un incontro: meglio dirglielo in faccia.

In quell’incontro ci minacciarono di numerose conseguenze, come il sequestro del nostro conto in banca, una multa e l’arresto dell’equipaggio. Tuttavia, come si scoprì poi, i tre dipartimenti federali non riuscivano a mettersi d’accordo su che cosa fare con la Phoenix.

Quindi, rimisero la decisione alla Casa Bianca, che decise di consentire alla Phoenix di raggiungere il porto di Haiphong nel Vietnam del Nord; al Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Walt Rostow, fu assegnato il compito di garantire l’incolumità della Phoenix.

Seppi di più su quella decisione in seguito. Mentre facevo una serie di conferenze per il Paese, fui affrontato da un arrabbiato pilota della Marina. Il giovane, dai capelli rasati e molto muscoloso, mi fermò prima che potessi entrare nella cappella del campus del Midwest dove dovevo parlare.

“Ero un pilota della portaerei vicino a voi sulla Phoenix”, disse, scambiandomi per un membro dell’equipaggio di quel viaggio. (In realtà feci parte di un equipaggio successivo, per il viaggio nel Vietnam del Sud con aiuti per i buddisti oppositori della guerra.)

Il giovane sconvolto continuò dicendo: “Avevamo programmato di volare quel giorno per un addestramento. Stavamo scommettendo fra noi su chi avrebbe affondato la vostra barca. Quindi, proprio mentre ci preparavamo a decollare, venne un ordine dall’altoparlante che annullava l’esercitazione. Ci dissero che l’ordine proveniva direttamente dalla Casa Bianca.”

Quest’uomo era ancora arrabbiato per aver perso il momento propizio e mi considerava un traditore del suo paese. Lo invitai a partecipare alla riunione nella cappella, dicendogli che gli avrei dato la possibilità di dire la sua opinione. Sorpreso, esitò, poi si voltò bruscamente e se ne andò.

Il viaggio della Phoenix nel Vietnam del Nord fu ampiamente riportato nei notiziari televisivi serali, nei giornali e nelle riviste. Al ritorno negli Stati Uniti, i membri dell’equipaggio furono subissati di richieste perché si aprirono loro le porte di istituzioni religiose e gruppi civici. L’America media cominciava a rendersi conto di quello che stava succedendo.

Le campagne odierne per il Green New Deal, l’assistenza medica per tutti e altre audaci proposte aumenteranno le loro possibilità di successo organizzando un maggior numero di azioni dirette nonviolente per far crescere i loro movimenti. Tali campagne hanno bisogno di tattiche che facciano notizia, di messaggi chiari, trasmessi da azioni dirompenti che creino suspense – con finali non facilmente prevedibili.

Rallentare per aumentare la suspense

Col proseguire degli anni ’60, i liberal che sostenevano l’impero iniziarono a descrivere la guerra del Vietnam come un “tragico errore”, sostenendo implicitamente che le distruzioni di massa in Vietnam fossero un caso isolato. Larry Scott, il principale organizzatore di AQAG, suggerì di contrastare questi opinionisti rivelando gli investimenti nella guerra biologica, armi orribili destinate alla distruzione di massa.

Quasi nessuno sapeva, ad esempio, che l’arsenale di Edgewood nel Maryland settentrionale stava effettivamente accumulando antrace.

Nel 1970, AQAG organizzò una marcia dai gradini del Campidoglio a Washington fino a Edgewood, a circa 60 miglia. I marciatori trasportavano piantine e giovani pini, simboli della lotta coloniale degli Stati Uniti, oltreché di vita e salute ecologica.

Per aumentare l’incertezza, dissero che avrebbero cercato di piantare gli alberi sul terreno dell’arsenale, per contrapporre la vita alla morte e rivelare la realtà nascosta.

Il rullo di tamburi iniziò sui gradini del Campidoglio, poi aumentò ogni giorno, mentre i marciatori si fermavano in più punti e spiegavano che cosa stavano facendo e perché.

I media chiesero al comandante dell’arsenale se avrebbe permesso di piantare i pini. Fu una classica “azione dilemma”, perché il comandante avrebbe perso sia se avesse permesso di piantarli, sia se non lo avesse fatto. (Nota a margine: ho inventato il concetto di “dimostrazione dilemma” per il mio libro “Toward a Living Revolution”. Da allora molti autori hanno ripreso il concetto.)

I partecipanti alla marcia crebbero insieme alla pubblicità. I marciatori non avevano fretta. Il dibattito si alimentò nei media: che cosa sta realmente succedendo a Edgewood?

Alla fine, i marciatori arrivarono; il comandante  rifiutò il permesso di piantare gli alberi sul terreno dell’arsenale. I camminatori cercarono ugualmente di piantare gli alberi e gli arresti fioccarono un giorno dopo l’altro. Dopo una settimana, 29 attivisti e persino numerosi pini erano stati arrestati.

Alla fine, incapace di tollerare la pressione crescente, il comandante disse ai media: “Accetteremo l’albero come un albero”.

Allora il Baltimore Evening Sun scrisse in un editoriale: “Stupisce che, per arrivare al punto, Edgewood abbia ingaggiato scontri con i marciatori per la pace per una settimana, con 29 arresti e infinite foto umilianti di husky [la polizia militare] che fissano le piantine. Il punto è che, nel confronto fra simboli rivali, l’albero ha stravinto ancor prima di iniziare. Nel linguaggio dei simboli, mentre l’albero dice vita, tutto ciò che Edgewood può replicare è morte, indipendentemente da quanto raffinatamente scelga le sue frasi.”

Molti attivisti ora comprendono che messaggi chiari e azioni insolite e colorate sono un vantaggio quando si fa crescere una campagna. Un terzo elemento aumenta la forza di un’azione: l’incertezza del risultato. Se ci precipitiamo semplicemente per le strade a bloccare il traffico, tutti sanno che cosa accadrà e la copertura mediatica si concentrerà su quanto danno possiamo creare invece che sul nostro messaggio. Con la creatività, possiamo progettare azioni che creano una situazione drammatica, mettono in un dilemma il nostro obiettivo e mantengono nel tempo la suspense sul risultato.


George Lakey è stato attivo per sessant’anni in campagne di azione diretta. Recente pensionato dello Swarthmore College, ha facilitato 1500 workshop in cinque continenti e guidato progetti di attivisti a livello locale, nazionale e internazionale – il più recente con l’Earth Quaker Action Team. Oltre a molti altri libri e articoli, è autore di “Strategizing for a Living Revolution” (“Strategie per una rivoluzione viva”) nel libro di David Solnit “Globalize Liberation” (“Globalizzare la liberazione”), edizioni City Lights, 2004. Il suo libro del 2016 è “Viking Economics” (“Economia vichinga”) e, in dicembre 2018, la casa editrice Melville House ha pubblicato “How We Win: A Guide to Nonviolent Direct Action Campaigning” (“Come vinciamo: guida alle campagne nonviolente di azione diretta”).


[1]L’espressione “andare oltre il coro” vuol dire “raggiungere un pubblico vasto”. È derivata dal modo di dire americano “preach to the choir” (letteralmente “predicare al coro”), che più o meno significa cercare di convincere chi è già convinto. (NdT)

[2]Il Sunrise Movement (letteralmente “Movimento del sole nascente”) è un movimento politico giovanile americano, che propugna azioni politiche per il cambiamento climatico. (NdT da Wikipedia)

[3]Il Green New Deal è un pacchetto di stimoli economici proposto per affrontare il cambiamento climatico e la disuguaglianza economica. (NdT da Wikipedia)

[4] A Quaker Action Group (Un Gruppo di Azione Quacchero) fu fondato a Filadelfia nel 1966 con lo scopo di “applicare azione nonviolenta diretta come testimonianza contro la guerra in Vietnam” (NdT da Wikipedia).


George Lakey 9 luglio 2019 | Waging Nonviolence
Titolo originale: How movements can use drama to seize the public imagination
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.