Quel piccoletto con zaino e bicicletta. Nanni Salio: racconti e ricordi di persone che lo hanno conosciuto | Recensione di Gianni Minneci

Con interventi di (tra gli altri/le altre): Giampiero Leo, don Luigi Ciotti, Marinella Correggia, Michele Boato, Pinuccia Caracchi, don Ermis Segatti, Johan Galtung, Daniele Novara, Giuliano Pontara, Mao Valpiana, Bruno Segre

Amiche e amici del Centro Studi Sereno Regis (a cura di), Quel piccoletto con zaino e bicicletta. Nanni Salio: racconti e ricordi di persone che lo hanno conosciuto, in collaborazione con Lexis, Torino 2018, pp. 312, € 14,00

I frutti di Nanni

Devo essere onesto: non è stato semplice scrivere questa recensione. Qualcuno potrebbe pensare che un’affermazione del genere non sia il modo più convincente e intrigante per presentare e, forse, invogliare ad addentrarsi in un libro. Potrei dargli ragione; tuttavia credo che la recensione di una qualsiasi opera sia un viaggio al suo interno; è un incontro di due dimensioni – il vissuto del lettore e il contenuto relativo a ciò di cui si sta facendo esperienza – che provoca uno scuotimento, un sobbalzo, una riflessione per chi vi si approccia. Grazie a questo libro ho compiuto un viaggio che di sobbalzi me ne ha fatti fare, sarebbe quindi totalmente sterile presentarvelo da un’ottica oggettivante che, non scordiamoci, va a braccetto con disumanizzante. Voglio condividere questa mia esperienza con voi senza nascondervi i lati difficili.

Come qualsiasi racconto di viaggio che si rispetti, prima di iniziare a narrarvelo voglio ringraziare l’«aiutante» che mi ha permesso di godermelo. Come quando partendo per terre lontane, e usciti dalla propria zona ovattata di comodità, si ricercano persone amiche che ci confortino, così Cinzia Picchioni mi ha saputo ascoltare e aiutare quando pensavo che sarei voluto tornare indietro.

I due motivi principali che mi hanno attanagliato lungo questo percorso riguardano essenzialmente la figura di Nanni, ma da due ottiche differenti. Da una parte, ho avuto timore di scrivere su di lui per il rischio di poter banalizzare la sua persona e la sua vita in una recensione che non gli avrebbe dato giustizia; dall’altra, il mio timore si collegava alle persone che hanno scritto di lui. «Cosa potranno pensare tutti loro di ciò che ho scritto? Lo troveranno ridicolo?».

A mano a mano che procedevo nella lettura, e rileggendo alcune testimonianze più volte, ho capito che una delle cose che Nanni ha trasmesso alle altre persone è un’etica dell’azione. Che cosa voglio dire? Fondamentalmente questo: l’inerzia è una delle condizioni maggiormente inumane che possano caratterizzare l’esistenza. Non importa essere eccellenti in un compito, essere i migliori, ma è fondamentale provarci. Non agire equivale a non vivere. In molte testimonianze è emersa una figura di Nanni come colui che ha saputo incoraggiare, trarre dalle persone le loro potenzialità. Il Centro Studi Sereno Regis è frutto del lavoro congiunto di diverse teste e diversi cuori, lavoro che si è concretizzato grazie anche alla forza che Nanni ha dato alle persone di agire, di provarci. Ho visto quindi questa recensione come la prova che Nanni, anche se non più presente fisicamente, ha ancora una volta incoraggiato il fare, l’agire, il provare.

Dopo aver superato questo primo scoglio, ho vissuto una sorta di blocco produttivo: «Cosa scrivo?». Ho capito in seguito che questa seconda difficoltà era indissolubilmente legata alla paura di fallire. Di nuovo, qui mi sono venute in soccorso le testimonianze, i racconti di chi era e cosa faceva Nanni. Il legame fra Nanni, il suo pensiero, la sua produzione e l’ambiente è uno dei nessi fondamentali per comprendere chi lui fosse. Ambiente non è solo natura, è il luogo in cui condividiamo, forgiamo, esistiamo. Ho deciso quindi di recarmi presso gli ambienti di Nanni scegliendone due: il Centro Studi Sereno Regis e i Giardini Cavour [dove il Comune di Torino ha piantato un albero di tiglio che reca la targa con il nome di Nanni Salio; proprio vicino alla statua di Gandhi, NdR]. Il primo è l’anima, la prova tangibile di Nanni in questo mondo; qui ho respirato, contemplato, immaginato. I Giardini Cavour, invece, sono la prova dell’amore e della stima che gli altri hanno avuto per lui e anche il primo luogo in cui io ho potuto fare l’esperienza della sua persona. Là ho meditato e riflettuto.

Grazie a questi due luoghi sono entrato maggiormente in contatto con quello che avrei voluto scrivere. Qui ho trovato l’esempio di cosa possa essere la compresenza (a tale proposito rimando al contributo di Pietro Polito a pagina 263) come testimonianza attuale del rapporto fra vivi a morti, fra esseri vicini ed esseri lontani, fra l’amorevolezza e il ricordo, fra la testimonianza e l’azione che legano coloro che ci sono a coloro che, invece, non ci sono più. Ecco che il Centro Studi Sereno Regis così come i Giardini Cavour mi sono sembrati, o almeno per me lo sono stati, la prova tangibile della compresenza di Nanni con noi che siamo qui.

Consiglierei questo libro per tre motivi, tutti circoscritti a un unico e grande nucleo fondamentale: il confronto. Il primo motivo riguarda il confronto diretto con Nanni: attraverso il libro si può veramente entrare in dialogo con lui attraverso la mediazione che ci viene fatta dagli altri. Se chi, come me, non ha mai conosciuto Nanni e ha sentito parlare di lui solo da altre persone, questa raccolta di testimonianze può essere un grande strumento per poter comprendere qualcosa in più di questa complessa, poliedrica, profonda figura umana. Il secondo motivo è il confronto con se stessi. Attraverso ciò che ho letto, ho cominciato a pormi delle domande sul mio agire, sul mio desiderare, sulla forma e il colore che sto dando e ho dato alla mia vita. Ho sempre pensato che l’«altro» fosse l’elemento fondamentale per comprendere noi stessi, lo specchio che ci dona il riflesso di quello che noi siamo, o appariamo. L’«altro» è il confine con il quale si ha quotidianamente a che fare, confine che mette in discussione, attraverso la sua permeabilità, l’edificio che rappresenta la nostra persona. Nanni è stato quel confine, quella presenza che mi ha smosso mettendomi in discussione. Infine, terzo motivo, il confronto con la realtà esterna. Questo libro è un’oasi di speranza in un mondo in cui il valore dell’individuo sovrasta quello della comunità. In queste pagine, e nel tempo passato al Centro Studi Sereno Regis, ho trovato l’esempio di come sia possibile e auspicabile agire, di come sia possibile ancora un’esistenza piena, di come esista un luogo che è frutto dell’incontro di anime diverse, anime che cercano di dare il loro contributo in ciò in cui credono e per cui lottano. È bello sapere che esista tutto questo, ed è bello sapere che quello che hai seminato darà i suoi frutti. Credo che questi siano proprio i frutti di Nanni.

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