Semi di pace: il viaggio da Torino a Faenza dei volontari del Servizio Civile e di BeCome Viral per l’Educazione alla Pace

“Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai” Bertrand Russel

Gli ultimi due giorni del campo MIR-MN alla Casa della Pace di Albareto sono stati dedicati alla trasformazione del conflitto in semi di pace: ecco che entriamo in gioco noi guidati da Ilaria Zomer in una formazione più specifica, per la ventina di persone che già avevano affrontato un percorso sulle radici del conflitto ed erano pronte a trasformarlo in percorsi di educazione alla pace.

Ecco qui riportati i contributi alla riflessione e le testimonianze aperte, al ritorno da questa esperienza.

GIOVANNI: “Alla casa della pace l’atmosfera era rilassata, ogni persona era accogliente e aperta al confronto, era quindi il luogo perfetto per riflettere e praticare attività di educazione alla pace. L’attività gestita da me era sull’interculturalità e aveva al centro un caso studio, ossia un caso che mi era capitato durante un’attività in una scuola media. Non mi aspettavo una partecipazione così intensa. Ogni attività è stata un vero e proprio gioco, un grande divertimento nella parte più movimentata, ma ciò che più di tutto mi ha colpito è stata la successiva riflessione. Si è discusso di quanto sia importante capire che la propria prospettiva ha i propri limiti in quella dell’altro e che dal confronto di questa diversità nasce sempre qualcosa di più grande, si è parlato di unione e di incontro, di superamento delle differenze, ma allo stesso tempo si è parlato anche dell’importanza della diversità in sè, dell’enorme valore insito nella variabilità umana.  


YANA: “Due giorni in casa di Pace a Faenza sono stati giorni di scambio, trasformazione e arricchimento personale. Un grande piacere incontrare un gruppo molto diverso con tanta esperienza e grande voglia di imparare e condividere. Ragazzi portavano tanti esempi, domande e riflessioni. Abbiamo affrontato i temi caldi come genere, sesso, identità, intercultura, tecnologie nuove usando metodo di apprendimento cooperativo e comunicazione efficace.  In atmosfera di sperimentazione abbiamo conosciuto meglio noi stessi usando diverse tecniche come gioco di ruolo, ludopedagogia, disegno e teatro. Conoscere per trasformare, giocare per conoscere. Il gioco sottovalutato da scettici da le risorse alla conoscenza. Ci propone uno scenario e offre i condizioni in cui si creano diverse dinamiche, azioni e relazioni tra le persone . No si sa mai in che direzione ci indirizza e dove ci porterà, ma di sicuro è un modo efficace nell’affrontare I temi caldi. La dimensione ludica aiuta sciogliersi e essendo presi dal divertimento comportarsi in modo naturale e quella pedagogica come dice Paolo Freire “produrre la conoscenza ancora sconosciuta”.

Questa casa  è veramente un luogo di pace. Mi sono trovata in mezzo alla campagna, tra tanti amici in un posto sereno lontano dal caos cittadino. Mi sono portata questo stato con me.


SILVIA (Educare alle Pace nel tempo delle nuove tecnologie) “Le nuove tecnologie su cui ci siamo concentrati nell’ultimo pomeriggio dell’ultimo giorno del campo di Formazione che ci ha visti in una piccola cittadina della provincia di Faenza, a respirare il temporale e camminare scalzi, sono stati i social: Facebook, come lo utilizziamo e come funziona.

La proposta è stata di recuperare una corporeità che nell’online è richiamata solo quando è fotografata, meglio se un po’ svestita: noi invece abbiamo camminato assieme, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo invitati sul serio a eventi che ci stanno a cuore e sì, abbiamo sentito un po’ di timidezza, a salire sulla sedia in mezzo a tutti e dire a voce alta l’ultimo stato postato su Facebook, che-secondo questa piattaforma- potrebbe descrivere come stiamo, cosa pensiamo, con chi e dove.

L’esperienza del virtuale nel reale ha portato a diverse riflessioni, accomunate da una: crisi della presenza, per la noncuranza con cui mettiamo il like, l’abitudine a leggere solo i titoli, il non essere portati a pensare che anche quel che accade online è parte di realtà.

Dall’esplorazione sull’uso che i partecipanti fanno dei social, loro stessi hanno riconosciuto come conversazioni e scambi di opinioni spesso (se non sempre) si riducono a polarizzazioni di opinioni forti, espresse con un linguaggio estremista dove dubbio e critica costruttiva non trovano spazio. Ci siamo così buttati nella terra del sogno per progettare il nostro social network ideale, utilizzando come tecnica di facilitazione la Dragon Dreaming e pescato dal mazzo di carte “Facilitiamoci” per valutare il percorso assieme e salutarci con le loro immagini.

Una tra tutte, delle immagini che ricoprono le carte, raffigura due foglie e rappresenta la natura. 

I nostri incontri si sono svolti a finestre aperte: nel gran caldo padano estivo, ci siamo visti sudare, cercare acqua fresca e rivestire, quando il temporale ha rinfrescato tutto; abbiamo mangiato all’aperto e siamo stati a piedi nudi, perché, come cita la carta, “E non dimenticate, che la terra ama sentire i vostri piedi nudi e il vento giocare con i vostri capelli” (Khalil Gibran). Un’attenzione al corpo, alla voce delle parole sussurrate all’orecchio, come prima esperienza di anticorpo alle mille identità che propone l’online, per praticare la non violenza prima di tutto nei confronti di noi stessi”.

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La casa della Pace di Albereto è una realtà della Comunità Papa Giovanni XXIII nata alcuni anni fa da un’idea di 3 ragazzi dopo un’esperienza di Caschi Bianchi all’estero. Si caratterizza per l’accoglienza ai migranti ed è luogo aperto a volontari e persone che vogliono sperimentare la condivisione diretta e la fratellanza. Collabora con il Centro aggregativo Mandalà e organizza il Festival Creattiviamoci.

Una replica a “Semi di pace: il viaggio da Torino a Faenza dei volontari del Servizio Civile e di BeCome Viral per l’Educazione alla Pace”

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