Sull’acqua | Recensione di Cinzia Picchioni

Michele Serra, Sull’acqua, Aboca S.p.A., Sansepolcro (AR) 2018, pp. 56, € 8,00

Che belle parole!

E che belle – per me – quando descrivono Milano!

Tutto questo bel librino tratta «dell’acqua» su cui la metropoli lombarda galleggia.

E – a parte questo, di cui dirò tra poco – insegna a scrivere. Se vogliamo sapere come si scrive in italiano leggiamolo; se vogliamo leggere qualcosa senza errori, senza frasi troppo lunghe, senza ripetizioni, con la giusta punteggiatura, qualcosa che scorra… ecco, sì, che scorra, proprio come l’acqua, questo è il libro che fa per noi.

Sull’acqua

Il titolo può avere due significati: uno è «a proposito dell’acqua», l’altro è letterale: sull’acqua nel vero senso della parola. Narra infatti della scoperta, a Milano, dell’emergenza idrica, dove l’«emergenza» qui è proprio nel vero significato della parola: qualcosa che emerge.

Nel sottosuolo milanese c’era – c’è – un’enorme quantità d’acqua dolce, su cui letteralmente la città galleggia. Da quando però non ci sono più le grandi industrie che prelevavano quotidianamente milioni di litri d’acqua – le acciaierie Falck di Sesto San Giovanni ad esempio – quel liquido ha ricominciato a risalire e risalire. Tanto che alcune stazioni della metropolitana devono far funzionare continuamente le idrovore: «[…] l’acqua scorre, là sotto, addosso alle pareti delle gallerie, fiancheggia i binari, sfiora gli ultimi gradini della scale mobili. L’acqua giace, là sotto, allo stesso livello del passeggero che sta digitando sul suo Iphone e aspetta il suo treno. La suola delle sue scarpe è sulle rive dell’oceano. E lui non lo sa», p. 33.

Già… le acciaierie di Sesto San Giovanni! Mi ricordo… quando studiavo, a Milano, e c’era qualche compagno che veniva «da Sesto», era come se provenisse da un altro mondo, «fuori» Milano (anche se già ci arrivava la metro, laggiù, c’era l’ultima fermata, laggiù, il capolinea della Linea 1, la Rossa, la prima. Erano gli anni Settanta…).

Michele Serra ha cominciato questo lavoro letterario proprio visitando le acciaierie Falck di Sesto abbandonate: «Quando la prima volpe è stata avvistata dentro la Falck di Sesto San Giovanni, che frugava col naso in quell’abbandono in cerca di topi, di cavallette […]» (p. 29); fu allora che l’acqua cominciò a risalire «[…] di qualche metro a causa del cessato prelievo di quelle immense fabbriche», p. 11.

Era intorno al 2000 e Serra visitò l’area industriale dismessa, con amici incaricati del recupero. E poi parlò con l’amico barista, il cui locale aveva cominciato a «fiorire» sui muri, per via dell’umidità. Allora scrisse questo testo; che fu poi musicato da Fabio Vacchi, che successivamente fu recitato da Lella Costa – accompagnata da un violoncello, nelle Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck (questo era il nome esatto della grande industria che fu). L’evento – replicato poi anche a Milano – fa parte del festival A seminar la buona pianta, organizzato da Aboca intorno ai temi della salute degli uomini e del pianeta che li ospita.

Quello ora a disposizione presso la Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis di Torino è il testo integrale, un’ottima lettura per l’estate. Adatta alla stagione – nonché all’argomento – è anche la Mostra «sull’acqua» che ho visitato subito dopo aver letto il libro e di cui ho scritto un piccolo resoconto.

Una replica a “Sull’acqua | Recensione di Cinzia Picchioni”

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