Verso il bordo della guerra: Provocare l’Iran per che cosa? Per chi? | Richard Falk

L’intervista seguente con il giornalista iraniano Javad Hieran-Nia è stata pubblicata in Iran insieme al Middle Scholar’s Statement sulla politica iraniana di Trump. I link sottostanti sono tratti dalle pubblicazioni iraniane Mehr News e Tehran Times.

https://www.tehrantimes.com/news/437517/Impossible-to-predict-where-Trump-will-go-with-Iran-policy-Falk

https://www.tehrantimes.com/news/437548/Attack-on-Iran-would-be-an-unmitigated-disaster-for-all

https://en.mehrnews.com/news/146956/American-attack-on-Iran-would-be-an-unmitigated-disaster-for


Javad Hieran-Nia
Javad Hieran-Nia

1^ Domanda: Pensa che la campagna di massima pressione sull’Iran sortirà il risultato cercato da Trump?

Abbiamo imparato che è impossibile predire dove andrà Trump con la politica sull’Iran. Giudicando dai rapporti con altri leader, è probabile che sia più disponibile se il governo straniero e i suoi capi sono ricettivi alle sue iniziative diplomatiche sovente enigmatiche, talora proponendo incontri faccia a faccia inaspettati.

È alquanto improbabile che tale schema diplomatico varrà in rapporto all’Iran per varie ragioni. Anzitutto, Trump stesso ha intrapreso varie mosse provocatorie unilaterali senza alcuna giustificazione, cominciando dal ritiro dall’Accordo sul Programma Nucleare seguito dall’imposizione di un regime di aspre sanzioni che si spinge illegalmente troppo oltre cercando di costringere altri paesi a trattenersi dagli scambi con l’Iran. Iniziative così punitive sono casi di flagrante aggressione economica in violazione del diritto internazionale e dello Statuto ONU.

Secondo, i consiglieri principali di Trump sembrano determinati a spingere il governo U.S. oltre il limite intensificando le tensioni, minacciando un’azione militare, e demonizzando l’Iran. Terzo, le capacità d’intervento militari U.S. sono state provocatoriamente aumentate allo scopo ovviamente da bulli di agitare una minaccia ed esercitare pressione sull’Iran, o, come insinuano i militanti anti-iraniani, di dissuadere da mosse [interpretabili come] contro interessi regionali americani. Quarto, la politica anti-Iran è stata attivamente promossa da Israele e Arabia Saudita, che esercitano eccessiva influenza sulla politica estera U.S. in Medio Oriente.

Al tempo stesso, l’imprevedibilità di Trump potrebbe suggerire un futuro più speranzoso. Trump ha a suo tempo indicato la sua disponibilità di parlare con i capi dell’Iran, ripiegando all’ultimo momento la settimana scorsa al limite pericoloso di autorizzare un attacco militare, ed è parso riluttante d’iniziare guerre, a differenza dalla sua tendenza a fare minacce e imporre sanzioni. Sappiamo che nel 2016 Trump era molto critico dei Democratici (e anche dei Repubblicani) per le guerre mirate a cambiamenti di regime in Medio Oriente, specialmente in Iraq e Libia, e forse crede che un confronto militare con l’Iran danneggerebbe le sue prospettive di rielezione nel 2020. Il popolo americano stavolta sembra contrario a ogni genere di intrapresa militare che rischi la guerra con l’Iran.

2^D: Sembra che avvicinandosi via via all’elezione presidenziale U.S. Trump sia sempre più intenzionato a parlare con le autorità iraniane. Qualcuno crede che tale disponibilità sia più per pubblicità elettorale che espressione di un nuovo approccio in politica estera riguardo all’Iran. Qual è la sua opinione?

Come suggerito dalla pia precedente risposta, è sempre difficile afferrare con precisone le motivazioni di Trump, decisamente capace di pensare un giorno che colloqui di pace con l’Iran favoriranno i suoi intenti di rielezione e pensare l’esatto contrario il giorno dopo. Le sue posizioni sono adottate e abbandonate secondo i calcoli di vantaggiosità in un determinate momento.

Trump sa molto poco dei temi sostanziali riguardanti l’Iran. Tutto quanto sembra sapere e su cui contare è che i suoi amici a Tel Aviv e Riyadh hanno avversione per l’Iran e che il suo contraltare, Obama, aveva raggiunto un rapporto in vi di normalizzazione con l’Iran nel 2015 che si è affrettato a ripudiare in una delle sue peggiori esibizioni di potere decisionale irresponsabile.

È del tutto verosimile che se Trump pensa che qualora riuscisse a ottenere un nuovo accordo sul programma nucleare dell’Iran, potrebbe promuoverlo come sua personale vittoria diplomatica e farla valere come un gran successo della sua linea intransigente a dimostrazione per gli scettici che sapeva bene fin dall’inizio quel che faceva. Trump probabilmente crede che un tale risultato gli procurerebbe la vittoria elettorale per un secondo mandato alla Casa Bianca, e in questo potrebbe aver ragione salvo che è pressoché inconcepibile che possa verificarsi un tale risultato. Il governo iraniano, pur cercando la normalizzazione con l’Occidente, U.S. compresi, non mostra segno di voler concedere altro terreno riguardo alla propria posizione su questioni chiave concernenti il proprio programma nucleare.

3^D: Se la massima pressione contro l’Iran non raggiunge il risultato, che sarà? Immaginerebbe un cambiamento nella squadra di Trump per la sicurezza nazionale, comprese le dimissioni forzate di John Bolton e Mike Pompeo?

Anche qui non possiamo predire affidabilmente come Trump tratterebbe alti funzionari del suo governo che creda discordino da o intralcino la sua politica. In tali casi pare che molto sovente quei dirigenti lascino spontaneamente o meno la funzione, ma non sempre. Eppure se cantasse vittoria per la politica sull’Iran, che pur paia una ‘sconfitta’ a gran parte degli osservatori, probabilmente loderebbe Bolton e Pompeo per i loro contributi anziché lamentarsi per la loro prestazione.

Non possiamo sapere a questo punto se la linea dura promossa da Bolton e Pompeo cerchi risultati con la massima pressione della diplomazia della minaccia o sia il preludio alla guerra se l’Iran non cede alle richieste o si rivale in qualche modo. Gli attacchi alle petroliere nel golfo di Oman possono interpretarsi o come un eventuale tentativo delle agenzie d’intelligence e di Bolton/ Pompeo d’intrappolare Trump affinché autorizzi una ‘risposta decisiva’ o magari solo un tentativo di mobilitare l’opinione pubblica negli U.S. e in Europa affinché diventi più di sostegno all’attuale approccio di Washington basato su bellicosità e provocazione. Sappiamo con quel tanto di prove e le valutazioni oggettive indicano in quegli attacchi operazioni sotto falsa bandiera; e se così, ci viene suggerito che chiunque sia responsabile chiaramente intendeva alzare la tensione e disporre la scena pr un’ulteriore intensificazione del conflitto.

4^D: Dato che la guerra commerciale di Trump con la Cina avrà effetti sfavorevoli sull’economia US nei mesi a venire, potrebbe avere effetti sull’elezione presidenziale del 2020. Se la guerra commerciale con la Cina continua quale esito delle elezioni US nel 2020 si aspetta?

Per quanto ne sappiamo adesso, le politiche commerciali di Trump stanno producendo una Guerra commerciale con la Cina che non finirà presto, ma se i suoi effetti negative influenzeranno le elezioni nazionali del 2020 è quanto mai incerto finora. Fintanto che la borsa valori rimane alta e la disoccupazione rimane bassa, non è probabile che la questione sia un fattore importante a confronto con la sanità, l’immigrazione, la sicurezza, e soprattutto un test del grado di popolarità di Trump presso l’elettorato US.

C’è un ampio consenso americano sull’aver agito la Cina scorrettamente nel commercio internazionale, cosa che ha giustificato qualche tentativo di rilivellare il terreno di gioco in quanto al commercio e ai diritti di proprietà intellettuale, ma sembra esserci ampio accordo fra gli economisti che aumentare le tariffe sulle importazioni cinesi non sia uno strumento efficace per raggiungere tale scopo, perché considerate controproducenti nella misura in cui deprimono l’economia mondiale, rievocano la Grande Depressione [del 1929-38], finendo per far male agli US stessi.

Come implicato nella sua domanda, col tempo una guerra commerciale produrrà un calo nell’economia US che trascinerà poi i suoi effetti negativi sull’economia mondiale; a dubito che questo avrà un grosso effetto sulle elezioni presidenziali, che sembrano dominate da aspri disaccordi sull’agenda politica nazionale.

5^D: Recentemente è stato disposto un sondaggio sulle preferenze degli elettori da parte di Fox News, principale sponsor mediatico di Trump, che mostra che Trump ha meno sostegno elettorale di ben cinque Democratici, compresi Bernie Sanders e Joe Biden. Dato che il sondaggio è stato fatto appunto da Fox News, come valuta quei risultati? Riconosco che recentemente c’è stata qualche differenza fra Trump e Fox News, che può renderli meno importanti di quanto sembrino.

Fox News continua a essere perlopiù a sostegno di Trump, e questo sondaggio sulla popolarità presidenziale può essere stato pubblicato per stimolare i gruppi di sostegno di Trump a lavorare più sodo ammonendo di una grossa sfida da parte di candidati Democratici.

Questi sondaggi prematuri non sono affidabili. Non mi aspetto che né Sanders né Biden saranno scelti dal loro partito per opporsi a Trump nel 2020. Credo che Biden sarà considerate troppo debole, destinato all’autodistruzione se affrontasse Trump, mentre Sanders è ritenuto troppo divisivo, vecchio, e angusto nei temi su cui si concentra. Vero è che Trump resta un presidente storicamente impopolare, e decisamente vulnerabile a una sconfitta se il partito Democratico avanza un candidato che ne unifichi le fazioni moderata e progressista offrendo programmi progressisti sui principali temi interni e proponendo una politica estera più costruttiva.

Un tale candidato Democratico certamente annuncerebbe l’intenzione di ripristinare l’accordo nucleare con l’Iran di Obama e ristabilire la rimozione in fasi delle sanzioni secondo l’Accordo stesso, cosa che riporterebbe a un consenso riattivato con UE, Russia, Cina, e Germania. Se si realizza una tale eventualità, ci si aspetterebbe che l’Iran rinnovi il suo impegno per un livello e una quantità concordati di uranio arricchito e l’accettazione dei limiti di produzione annua di acqua pesante. Una tale aspettativa positive sarebbe per me ragione sufficiente per votare a favore di chiunque il partito Democratico finisca per nominare [candidato presidenziale]. Spero che sia Elizabeth Warren, ma vari altri mi sarebbero ben accetti.


Richard Falk is a member of the TRANSCEND Network, an international relations scholar, professor emeritus of international law at Princeton University, Distinguished Research Fellow, Orfalea Center of Global Studies, UCSB, author, co-author or editor of 40 books, and a speaker and activist on world affairs. In 2008, the United Nations Human Rights Council (UNHRC) appointed Falk to a six-year term as a United Nations Special Rapporteur on “the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967.” Since 2002 he has lived in Santa Barbara, California, and taught at the local campus of the University of California in Global and International Studies, and since 2005 chaired the Board of the Nuclear Age Peace Foundation. His most recent book is Achieving Human Rights (2009).


TRANSCEND MEMBERS, 8 Jul 2019 | Richard Falk | Global Justice in the 21st Century – TRANSCEND Media Service
Titolo originale: Toward the Brink of War: Provoking Iran for What? For Whom?
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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