Sea Watch: la nota dei legali

Riprendiamo dal sito dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) che diffonde la nota dei legali della Sea Watch condividendone i contenuti e ribadendo nuovamente la necessità di garantire il rispetto delle normative nazionali ed internazionali a tutela delle persone a bordo ed in particolare, al momento dello sbarco, di un’adeguata prima accoglienza, in luoghi idonei, ove possano ricevere assistenza medica e di prima necessità .


Esprimiamo profondo sconcerto per la decisione della Corte EDU, che oggi (il 25 giugno ndr) ha deciso di non ordinare allo Stato italiano di adottare nessuna delle misure d’urgenza richieste per le persone che si trovano a bordo della SW3. Tali misure, viceversa, apparivano ed appaiono tuttora necessarie per la tutela dei diritti fondamentali dei ricorrenti.

Da ormai 13 giorni le persone soccorse da Sea Watch 3, tutte provenienti dalla Libia con un vissuto personale che richiede immediata tutela e protezione, sono bloccate – in condizioni estremamente precarie – a causa del comportamento ostile del governo italiano. Secondo la decisione della Corte il trattamento subito dai ricorrenti non raggiunge un tale livello di lesività della loro dignità personale da poter essere oggetto di una misura cautelare ex art. 39.

Ricordiamo che per la nave Sea Watch 3 l’unico luogo di sbarco indicato a fronte di richieste fatte anche a Italia, Malta e Olanda è stato il porto di Tripoli. Le autorità italiane hanno più volte invitato la nave a conformarsi alle indicazioni libiche, così di fatto auspicandosi il respingimento di tutti i naufraghi in un paese attraversato da una guerra civile e dal quale questi fuggivano per mettersi in salvo dalla detenzione e dalle torture.

Il Governo ha poi messo in campo un complesso dispositivo normativo e politico costruito per determinare l’attuale condizione di blocco e che sta provocando gravissime violazioni dei diritti dei naufraghi, ai quali il diritto del mare e il diritto dei diritti umani assicurerebbero lo sbarco in un luogo sicuro e nel più rapido tempo possibile.

Quanto alla Corte, da un lato ha deciso di non intervenire in questa situazione mettendo in dubbio – ma non espressamente negando – la responsabilità italiana in relazione a tutta la vicenda, allo stesso tempo la Corte auspica inspiegabilmente che lo stato italiano assicuri l’assistenza necessaria a tutte le persone vulnerabili per età o stato di salute. Peraltro, tale appello alla responsabilità volontaria dell’Italia sembra totalmente esulare dalle possibilità di decisione spettanti alla Corte.

Riteniamo questa decisione contraddittoria e, soprattutto, problematica dal punto di vista dell’effettività della tutela dei diritti fondamentali e della dignità dell’uomo che attualmente non sono garantiti e anzi fortemente degradati.

Torniamo a ribadire con forza che se l’Italia è comunque tenuta a garantire assistenza a tutte le persone vulnerabili, così come auspicato dalla stessa Corte, allora questo non può che significare l’urgente necessità per tutti e tutte di sbarcare nel porto più vicino poiché tutti e tutte loro alla luce dei trascorsi in Libia, aggravati dall’esperienza degli ultimi 13 giorni, hanno l’immediata necessità di raggiungere terra e di esercitare i loro diritti anche alla luce delle norme sulla protezione internazionale.

Nota dei legali di Sea-Watch, 25 giugno 2019

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