Riflessioni su insofferenze e chiusure | Angela Dogliotti

Il clima di insofferenza e di chiusura che viviamo non è purtroppo solo responsabilità del nostro Ministro dell’Interno. Si potrebbe dire che, almeno in parte, Salvini è Ministro dell’Interno grazie a questo clima.

Lui ha certamente fatto la sua parte nel fomentare le paure e usare politicamente il senso di insicurezza e di disorientamento prodotti dalla crisi economico-sociale, ecologica, politica e morale nella quale siamo immersi. Ma lo ha potuto fare perché si è creato un circolo vizioso: ha sdoganato gli atteggiamenti più “muscolari” e arroganti e legittimato i sentimenti più meschini suscitando l’approvazione di molti, aumentando i consensi elettorali, e dunque sostenendo che sono gli italiani a chiedergli ciò.

Seppur sia vero che non sono 60 milioni di italiani che la pensano come lui, ma al massimo il 34 % di poco più della metà degli aventi diritto al voto che si sono espressi nelle elezioni europee, non è mai successo prima che si scatenassero sui social e nei mass media posizioni così xenofobe e razziste, espresse senza ritegno da comuni cittadini, giovani e donne compresi.

D’altra parte, simili fenomeni, espressione di una crescente egemonia di una nuova destra populista sull’opinione pubblica, sono presenti ovunque, dagli USA di Trump, all’Inghilterra di Farage, all’Ungheria di Orban, alla Francia di Le Pen, persino ai civilissimi paesi scandinavi…

Che cosa può arrestare quest’onda? Non bastano recriminazioni, condanne e nemmeno solo azioni di resistenza e disobbedienza civile, pur indispensabili e doverose. Bisogna cercare di capire a fondo da quali bisogni frustrati, da quali mancanze nascono questi sentimenti, per avviare percorsi di solida resistenza e ricostruzione di un diverso tessuto civile. Il Centro Studi Sereno Regis da tempo lavora su questi temi a livello educativo con specifici progetti come quelli rivolti ai giovani per il contrasto dell’odio in rete e della radicalizzazione violenta (RadicalisatiOFF, Become Viral…)

Ma servono diversi tipi di intervento e sarà un percorso lungo e difficile, che richiede un cambio di paradigma nella lettura della realtà, che sappia vedere le emergenze, come quella climatica, quella migratoria, quella etico politica, come sfide da affrontare alla luce di radicali cambiamenti, che comunque avverranno. Si tratterà di vedere se riusciremo a trovare il modo per gestirli con un avanzamento della democrazia e a vantaggio dei più o se sarà una “democratura”, a difesa degli interessi di pochi, che prenderà il sopravvento.

La crescita dei movimenti verdi in Europa, i giovani di FridaysForFuture ci indicano una strada: è necessario trovare temi unificanti per un movimento ampio di resistenza e di proposta. Per questo, nel Festival della Nonviolenza e della Resistenza civile che si svolgerà dal 2 al 5 ottobre, vogliamo far conoscere quanto già è presente e vivo nella prospettiva di una società più giusta, più sostenibile e nonviolenta. Per partire di lì e rafforzare reti di relazioni nella società civile che sappiano arginare, con proposte alternative convincenti, la cultura dell’intolleranza, dell’odio e del privilegio.

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