Il cappio si stringe su Cuba? | Chandra Muzaffar

Il 2 maggio 2019 l’amministrazione Trump ha deciso di applicare il titolo 111 della legge Helms-Burton che autorizza cittadini USA con pretese a proprietà confiscate a Cuba di querelare presso i tribunali USA persone che “trafficherebbero” in tali proprietà.

Il Titolo 111 della legge Helms-Burton non è stato applicato prima, benché la norma sia in vigore dal 1996 su iniziativa di due legislatori USA, il senatore repubblicano Jesse Helms e il deputato Dan Burton e promulgata dall’allora presidente Bill Clinton. Dato che la legge permette al presidente di sospendere alcune sue clausole fino a 6 mesi alla volta, si era valutato che non fosse necessario applicare il Titolo 111 in considerazione delle sanzioni economiche già omnicomprensive imposte a Cuba per strangolarne l’economia.

Ma il presidente Trump, determinato ad aumentare la pressione su Cuba, a deciso di stringere il cappio, istigato da legislatori della Florida del sud con il suo significativo elettorato di ‘esuli cubani’, strenuo sostenitore di Trump, rabbioso perché alcune aziende USA sono ora in affari con Cuba. Inoltre, con una più intensa asprezza verso Cuba si mira a ridurre le forniture di petrolio dal Venezuela in questo periodo in cui i falchi dell’amministrazione Trump come il Consigliere della Sicurezza Nazionale John Bolton stanno sforzandosi a fondo per un cambiamento di regime a Caracas.

C’è stata una pronta opposizione all’applicazione del Titolo 111 da certe parti. L’ambasciatore UE a Cuba Alberto Navarro il 31 maggio u.s. ha reiterato l’unanime rifiuto UE a quella che considera una chiara violazione del diritto internazionale. In effetti, la UE aveva espresso la propria opposizione alla legge Helms-Burton nel suo insieme quando entrò in vigore nel 1996. Anche alcuni paesi latinoamericani sono coinvolti [?] dalla decisione USA. Anche associazioni della società civile negli USA sono contro la mossa ingiusta contro Cuba.

Sarebbe però uno sbaglio considerare il Titolo 111 in sé o nulla più che parte della legge Helms-Burton. Si dovrebbe valutarlo nel contesto dei decenni di sanzioni giugulatorie contro Cuba. Dal 1961 gli USA hanno imposto sanzioni economiche di vasta portata contro Cuba sostanzialmente perché lo stato insulare a seguito della Rivoluzione del 1959 scelse la sua propria rotta di sviluppo ispirata a ideali socialisti. Le sanzioni non solo cercano di ripudiare l’esperimento ideologico di Cuba ma tentano di costringere la piccola nazione di 11 milioni di abitanti in uno stato di arretratezza e sottosviluppo. Avendo gli USA fallito i suoi obiettivi, il potere imperiale è diventato ancor più ostile verso il suo minuscolo vicino.

Il mondo rigetta le sanzioni USA contro Cuba. Anno dopo anno l’Assemblea Generale ONU ha parteggiato per il popolo cubano che continua a resistere alle sanzioni USA con coraggio, dignità e fierezza. Le nazioni del mondo sanno bene che in gioco nel castigo USA di Cuba c’è il diritto sovrano di una nazione di determinare il proprio destino. La sovranità è intimamente collegata all’indipendenza di una nazione. Questa è una delle ragioni principali per cui le sanzioni USA sono considerate una sfida al diritto internazionale che cerca di preservare la sovranità e l’indipendenza degli stati nazionali entro l’ordine internazionale.

Altrettanto importante è l’implicazione umanitaria dell’imposizione di sanzioni. Come mostrato da numerosi esempi dell’impatto delle sanzioni sul popolo di una nazione colpitane, invariabilmente ne soffre immensamente la gente comune. Centinaia di migliaia sono stati private degli essenziali per la vita. Decine di migliaia sono morti come risultato delle sanzioni. Uno dei casi più catastrofici di recente sono i 650.000 bambini periti in Iraq in conseguenza delle sanzioni punitive imposte dagli USA negli anni 1990.

Trattando con le sanzioni USA contro Cuba dobbiamo andare oltre la loro pura critica o condanna. È ora di decidere se sanzioni unilaterali da parte di qualunque nazione o gruppo di nazioni contro un’altra nazione o gruppo di nazioni debba essere anche solo tollerato. Non dovremmo proibire sanzioni unilaterali di tale specie? Non dovrebbe l’Assemblea Generale ONU adottare una risoluzione vincolante sulla proibizione di sanzioni laterali contro qualunque nazione o popolo? Non dovrebbe una tale risoluzione essere dotata di vigore di legge?

Se si devono effettivamente imporre sanzioni a uno stato, dovrebbero essere avallate dai tre quarti dei membri dell’Assemblea Generale ONU e monitorate da un comitato speciale dell’Assemblea stessa. Uno stato che ne sia bersagliato dovrebbe essere considerato uno stato canaglia della peggior specie. Quando ci siano regole nitide su perché e come si debbano imporre sanzioni il regno delle sanzioni arbitrarie a proprio uso associate all’arroganza del potere egemonico giungerà alla fine.


Il dr. Chandra Muzaffar è membro della Rete TRANSCEND per Pace, Sviluppo e Ambiente, e presidente del International Movement for a Just World (JST). È autore dell’e-book Whither WANA? Reflections on the Arab Uprisings [WestAsia (=Medio Oriente) & NordAfrica: Riflessioni sulle insurrezioni arabe], accessibile mediante il sito web JUST:  www.just-international.org. e su Issuu https://issuu.com/juste-books/docs/whither_wana_reflections_on_the_ara


TRANSCEND MEMBERS, 10 Jun 2019 | Chandra Muzaffar – International Movement for a JUST World

Titolo originale: Tightening the Noose on Cuba

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Una replica a “Il cappio si stringe su Cuba? | Chandra Muzaffar”

  1. Siamo nell'esasperazione totale. La paura genera violenza. La necessita' genera il furto. Ma come Seneca scriveva a Lucilio LO STILE CORROTTO E' IN RAPPORTO CON LA CORRUZIONE DEI COSTUMI, Partendo dal linguaggio " se l'anima e' viziata lo e' pure l"intelletto", "se l'anima e' preda del furore" ogni azione pare lecita. Attualita? No, umanita' lercia.

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