Chi è stato a stare zitto? | Dario Cambiano

Nel 1950, quando qualche campanello già cominciava a trillare, non riesco a immaginare chi ha aspettato senza dare l’allarme; ma facciamo che andiamo avanti fino al fatidico 1972, quando è uscito il famoso “rapporto sui limiti dello sviluppo” (o rapporto Meadows): io ero gagno, andavo alle elementari, quindi mi chiamo fuori. Ma chi aveva letto quei dati non poteva pensare che non stesse succedendo nulla.

Vi faccio vedere:

Se non vi è chiaro vi faccio vedere un’altra tabella:

Ecco, adesso dovreste aver capito. Nel 1970 siamo arrivati a 3 miliardi e 600 milioni, con un incremento di quasi il 50 per cento rispetto al 1950 (2 miliardi e mezzo).

Chi è che non ha lanciato un terrificante grido di allarme? Ma soprattutto, perché non lo si è lanciato?

Perché pensavamo di starci tutti (tutti noi umani, naturalmente)? Perché  nessuno aveva ancora misurato il diametro della terra e calcolato la sua superficie (dubito)? A proposito, sapete qual è la superficie globale delle terre emerse? 149.450.000 kmq. Facciamo 150 milioni, dai che facilita le operazioni.

Dividete la nostra bella terra (quella calpestabile, intendo, gli oceani sono tre volte tanto ma sconsiglierei di viverci stabilmente) per 2 miliardi e mezzo di persone. Fa 59.000 metri quadri a testa. Wow, fico! Sei ettari a testa, mica male, forse ci stanno anche i cinghiali e un paio di renne. Ma adesso proviamo a dividere questa nostra martoriata terra per sette e mezzo (i miliardi che siamo): fa poco meno di 2 ettari a testa. Ops. In settant’anni abbiamo dovuto cedere ai nostri fratelli i due terzi del nostro spazio. Ma resta sempre un bello spazio, sono quasi 4 campi da calcio, ci si mette quasi un quarto d’ora a passeggiare lungo il perimetro

Bene, che si fa? A casa di chi estraiamo il petrolio? A casa di chi invece prendiamo l’acqua? A casa di chi mettiamo le tangenziali, le ferrovie, le autostrade, gli aeroporti, le gigantesche Ikea e tutti i centri commerciali mangiaprati? Oh, oh, forse non a casa mia…

Ah, dimenticavo, nella equanime divisione delle terre emerse, chi si prende gli appezzamenti nel Sahara? Chi la Kamchatka (a meno che vogliate giocarci a Risiko, io la lascerei stare); chi si piglia l’Antartide gli diamo un paio di coperte in più, va bene? Dai, siamo seri, questo conto non funziona. E’ da rifare:  se mi dessero 60 ettari sull’Himalaia…. Ma anche solo sul Monte Bianco o sopra i tremila… insomma proviamo a togliere le terre inabitabili (da noi umani, naturalmente)?

Dai. Faccio il calcolo io per voi. Tolgo Artide e Antartide, Sahara, il Gobi, il Kalahari, il Rub’al-Khali e la decina di deserti minori e arrivo a sommare 46 milioni di kmq. Togliamo anche gli ottomila e i settemila? Ci sono tanti di noi che se la passano bene anche sui 5000 metri. Ma è poca roba.

Quindi la nostra bella terra abitabile è, in realtà, solo di 103.450.000 chilometri quadrati… Uffa, rifacciamo i calcoli.

Se fossimo due miliardi e mezzo ci toccherebbero 4,1 ettari a testa. Insomma, dai, si può vivere senza vedersi proprio sotto casa il brikocenter o una tav. Ma se ci triplichiamo, sulla mia terra devono stare altri due pirla! Quindi ci dividiamo 1,3 ettari e mezzo a testa…

Rinnovo la domanda, chi si prende le Molinette? E chi la Amazon? Uffa, cominciamo a stare strettini: qui ci vuole una soluzione.

Andiamo a vivere tutti insieme, tutti belli accalcati! Si chiamano metropoli, e sono una figata, perché facciamo effetto stalla e ci scaldiamo! A Londra si sta in 5600 al kmq, ma a Mumbai sono già 31.000! evviva, non servono più le coperte, e credo neanche i vestiti, tra un po’. Vabbè, vi risparmio Dacca, in Bangladesh, dove stanno in 55 mila al kmq, che sono 18 metri quadri a testa (tanto per farvi capire a Roma, dove si può ancora camminare, la densità è di 2200 persone a chilometro).

Avete altre soluzioni?

Insomma.

Chi ha deciso di stare zitto quando si è accorto che la popolazione umana cresceva con una progressione quasi geometrica ha pensato alle bocche da sfamare o ai miliardi di consumatori che avrebbero creato una nuova esplosione positiva del capitalismo? Il silenzio è stato parte del programma capitalistico?

Vabbè, ormai è fatta. Non doveva succedere. Dovevamo fermarci prima. Ormai è troppo tardi per…

Un momento.

Improvvisamente mi torna davanti agli occhi la incontenibile gioia di vivere di Chiara. Il sorriso materno di Elena. La grazia di Carol. Le battute di Eleonora. Il broncio testardo di Lisa. Le inquiete paturnie di Eva. Gli abbracci di Filippo, i calorosi saluti di Federico, la tenacia infinita di Alessia. La testarda determinazione di Andrea, le intelligenti letture di Francesca, l’esuberanza propositiva di Camilla, le assurde fantasie di Sasha, i geniali egoismi di Lorenzo, il sorriso strepitoso di Elena, la determinazione di Mario, le  motivate polemiche di Giulia. I sogni negli occhi di Giulia e gli occhi pazzeschi di Ludovica, la infinita bellezza di Charlie, le argute argomentazioni di Max. Le esaltanti promesse di Emanuele, la quieta riflessività di Davide, l’incontenibile sessualità di (non vi dico chi è sennò poi lo googlate), il malizioso fascino di Aurora, gli sguardi furbetti di Matteo, e, per ultimo, mi lascio cullare dalla dolce voce di Aurora.

Sono le mie ragazze e i miei ragazzi. Hanno sedici anni, sono nati nel 2003, quando ormai non c’era quasi più niente da fare.

Ho pensato a cosa sarebbe la vita senza di loro. A che impressionante perdita avremmo avuto. Ho pensato che la vita è inarrestabile, che va celebrata senza i tristi se che ci oscurano il cuore prima dell’intelletto.

Ho pensato che ce la possiamo fare. Che ce la faremo. Con questi ragazzi, con queste ragazze, il futuro è ancora possibile.

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