Resistere a Mafiopoli | Recensione di Dario Cambiano

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Giovanni Impastato e Franco Vassia, Resistere a Mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo 2009, pp. 176, € 14,00, foto b/n

Chi è stato Peppino Impastato? Cosa ha voluto dire essere figlio di una famiglia mafiosa di spicco e mettersi di traverso?

Lo si capisce già dalla splendida collezione di fotografie dedicate alla vita di Peppino, raccolte al fondo della lunga intervista che Franco Vassia ha raccolto da Giovanni Impastato, il fratello minore di Peppino.

Tra quelle foto ce n’è una: Peppino diciannovenne (la foto è del ’67) che sfila accanto a Danilo Dolci, il padre siciliano della nonviolenza. Peppino la scelta di campo l’aveva già fatta. Fino a che non venne ucciso, il 9 maggio del 1978, si batté con la forza delle parole contro il capo dei capi: Gaetano Badalamenti, di cui suo padre era cognato.

La lunga intervista, che parte dall’infanzia di Peppino e scandaglia ogni anfratto della vita di quella famiglia tormentata – comprendendo tra l’altro una riflessione sull’ipotesi che anche il padre di Peppino sia stato ucciso per mettere a tacere il figlio – ci racconta una epoca lontana. Quella in cui, come dice il giornalista Franco Vassia, c’erano ancora delle «strategie di mutamento», cioè si lottava con un progetto, non solo con la disperazione del sentirsi comunque contro. Si pensava di poter cambiare, e si immaginava come. Ecco perché Peppino Impastato si era iscritto a Democrazia Proletaria.

Si parla anche di perdita della memoria. Ecco, questo libro mette un sassolino in tasca a ognuno di noi. Per non dimenticare, per ricordare l’esempio di una vita coraggiosa.