Come la tecnologia sta plasmando l’attivismo creativo nel XXI secolo | Nadine Bloch

Gli attivisti stanno usando l’aumentata accessibilità e il progresso di alcune tecnologie per guidare l’attuale ondata di dissenso globale.

Il “baby-pallone” di Donald Trump nella Piazza del Parlamento a Londra nel 2018 (Wikimedia/Ritchie33)

Alla fine del secondo decennio del XXI secolo, ci aspetteremmo ogni sorta di attivismo “nuovo e innovativo”, giusto? Anche Gene Sharp – il nonno della catalogazione delle tattiche nonviolente, che pubblicò una lista di 198 metodi già nel 1972 – previde che il XXI secolo sarebbe stato il momento in cui saremmo andati oltre l’apprendimento delle azioni nonviolente, verso il perfezionamento del loro uso. Ma oggi non sembra proprio che sia questo il caso. Da molti punti di vista, sembriamo stabilmente chiusi in una distopia. Chiusura degli spazi della società civile, invasione dell’autoritarismo in molti paesi, aumento delle crisi ambientali, climatiche e umanitarie – tutto sembra troppo difficile da affrontare.

Eppure, attivisti creativi continuano a rispondere, perché la resistenza – specialmente nei sempre più numerosi regimi repressivi – non solo è necessaria, ma dipende necessariamente, per la sua stessa esistenza, dalla creatività e dall’innovazione. Potremo anche non essere perfetti nell’uso dell’azione nonviolenta per costruire il potere del popolo, ma siamo andati ben oltre i 198 metodi di Sharp. Un nuovo studio ha individuato più di 300 metodi di resistenza nonviolenta, con tantissima innovazione, specialmente sul versante tecnologico e digitale. E alcune di queste tecnologie hanno contribuito al numero record di persone che si sono dedicate all’attivismo negli ultimi due decenni.

Negli USA, c’è stato un piccolo aumento del dissenso e un coinvolgimento crescente di chi è motivato a difendere, proteggere e costruire un mondo migliore, dopo gli attacchi ai servizi sociali e ai diritti umani nell’era Trump. Nel corso della storia, le avanguardie sono state spesso guidate dai giovani – e proprio ora un numero crescente di giovani sta prendendo l’iniziativa sulle criticità del nostro tempo: caos climatico, violenza di genere, immigrazione, giustizia razziale e controllo delle armi.

Alla base di questi numeri in crescita sono l’aumentata accessibilità e il progresso di specifiche tecnologie – quelle che aiutano gli attivisti a usare gli strumenti di comunicazione di massa più facilmente e con minore spesa.

Le mobilitazioni di massa che hanno mostrato la maggior forza hanno avuto origine in comunità molto specifiche e marginalizzate. La giornata di protesta più grande di tutti i tempi negli Stati Uniti fu il giorno dopo l’insediamento del presidente nel 2017, quando 3-4 milioni parteciparono alla marcia delle donne in tutto il paese. Oltre i confini americani, le Primavere Arabe del 2010-2015 furono un momento di grande mobilitazione, in una mezza dozzina di paesi, da parte di cittadini che volevano abbattere i regimi e difendere la società civile. Il 1° gennaio, 5 milioni di donne e di sostenitori hanno formato un muro di 600 km attraverso la regione del Kerala in India, per sostenere l’uguaglianza delle donne.

Alla base di questi numeri in crescita sono l’aumentata accessibilità e il progresso di specifiche tecnologie – quelle che aiutano gli attivisti a usare gli strumenti di comunicazione di massa più facilmente e con minore spesa. Ciò, a sua volta, favorisce tattiche più ampie, distribuite, a volte anonime – e perciò meno rischiose. Ovviamente, i regimi oppressivi e altre forze malintenzionate usano spesso queste tecnologie nello stesso modo; gli attivisti devono quindi sempre essere un passo avanti. Approfondiamo, quindi, alcuni dei principali progressi tecnologici che aiutano gli attivisti ad essere più efficaci nello sfruttare le risorse verso il mondo che avevamo sperato di avere ora.

Comunicazioni digitali e di massa

Le accresciute accessibilità economica, capacità e versatilità dei telefoni cellulari e delle altre tecnologie digitali – fra cui i video, la fotografia e la possibilità di trasmissione dal vivo – sono state la forza trainante dei media “fai da te” e delle reti di social media, compresi i meme digitali. Facebook Live e l’app Mobile Justice di ACLU[1] permettono agli attivisti non solo di fare la cronaca in tempo reale di un’udienza o una dimostrazione, ma anche di documentare dal vivo il comportamento delle forze dell’ordine. Nel frattempo, i meme sono diventati la forma di comunicazione visiva onnipresente nei social media, da Facebook a Twitter. All’interno di queste piattaforme, sono fiorite delle enclave come “Black Twitter”, che usano gli hashtag per collegare parti di specifiche comunità in tutto il mondo. Da #NotMyPresident a #BlackGirlMagic a #MeToo a #FeesMustFall – gli hashtag sono ora una caratteristica del nostro paesaggio culturale. Il volume totale delle comunicazioni digitali è notevole: per esempio, MoveOn[2] afferma che, nel 2018, i suoi volontari hanno mandato 35 milioni di messaggi di testo a potenziali elettori americani.

Fino a non molto tempo fa, le trasmissioni in diretta richiedevano attrezzature costose e contratti per la trasmissione. Smartphone di tutti i tipi e la crescente disponibilità di reti a banda larga e cellulari hanno reso accessibili in tutto il mondo le trasmissioni dal vivo e lo streaming in tempo reale. Le conseguenze di questo fenomeno hanno democratizzato sia chi può riportare le notizie sia chi può vedere che cosa, velocizzando il ciclo delle notizie – a volte a nostro svantaggio – e fornendo opportunità per una mobilitazione quasi istantanea degli attivisti. Ma la recente demolizione delle leggi per la neutralità della rete comporta che gli attivisti dovranno lottare per mantenere i benefici di questi progressi.

Rimane la domanda: Che tipo di  impatto ha questo attivismo virtuale?

Non è stata una sorpresa che gli attivisti abbiano fatto largo uso dei social media per diffondere un messaggio di #resistenza dopo le elezioni americane del 2016. Meno usuali sono stati gli “account canaglia” (o alt-Twitter), come @altUSEPA e @AltDptEducation, aperti da impiegati dissenzienti delle Agenzie Federali, quando furono presi di mira dall’amministrazione Trump. C’era una bellezza quasi poetica in queste azioni, poiché Twitter è il modo preferito dal presidente per comunicare con il pubblico americano.

Ovviamente, la crescita dei social media ha innescato un dibattito acceso sull’efficacia di questa forma di comunicazione. Mentre è innegabile che il numero di persone che usano i social media sia cresciuto esponenzialmente negli ultimi vent’anni – insieme con il numero di persone che firmano petizioni e inviano e-mail ai loro rappresentanti eletti – rimane la domanda: che tipo di impatto ha questo attivismo virtuale?

Già nel 2011, Avaaz aveva riportato che circa 10 milioni di persone in 193 paesi avevano preso parte a circa 46 milioni delle loro “azioni” (cioè email, telefonate, raccolta fondi, raduni, ecc. promossi da Avaaz). Queste azioni sono un misero sostituto dell’impegno personale? Hanno impegnato del tempo che avrebbe potuto essere impiegato off-line in modi più efficaci, specialmente su questioni che richiedono un intervento diretto? Considerate, ad esempio, l’ultima “chiusura” del governo federale, che è terminata quando i lavoratori non pagati degli aeroporti non si sono presentati, obbligando gli aeroporti a chiudere – non quando è stato raggiunto un certo livello di indignazione nei social media.

Nel mondo, da Piazza Tahir a Piazza Maidan, molti concordano che la rivoluzione di Facebook sia un mito – anche se riconoscono l’impatto che i social media possono avere, e hanno avuto, sulla mobilitazione ad un livello critico per catalizzare il potere del popolo.

“Vai a votare” digitale

Appuntamenti online: OK, usiamoli. Non sono una novità, ovviamente, ma sono recentemente diventati un modo per invitare le persone ad andare a votare – che si tratti di Tinder, Grindr o OKCupid[3]. Alcuni siti non gradiscono questo tipo di inviti o “Tinderbanking” (sì, qualcuno ha perfino coniato un nome). Due donne inglesi hanno trovato il modo di indurre la gente a prestare il loro profilo a un chat bot[4] per iniziare un dialogo e incoraggiare l’interlocutore a seguire il processo politico – non solo un appuntamento. Questo è stato specialmente importante nel Regno Unito, dove i giovani elettori in gran parte non sono registrati e, quindi, non possono votare.

Negli Stati Uniti, c’è persino un’app chiamata VoteWithMe. Essa usa i contatti del cellulare e può dirvi la storia di voto delle persone e se possono cambiare atteggiamento. È stata studiata per aumentare il numero dei votanti – infatti, le ricerche hanno dimostrato che un sollecito personale aumenta le probabilità che una persona vada effettivamente a votare.

Anche la banale conferenza telefonica si è trasformata in una grande piattaforma, soprattutto perché i progressi nelle videoconferenze le hanno rese molto più facili da usare rispetto a solo 10 anni fa. Questa tecnologia non solo favorisce l’organizzazione, ma consente anche la formazione virtuale e i collegamenti internazionali su una scala senza precedenti. Alcune chiamate coordinate da azioni/campagne hanno avuto fino a 60.000 partecipanti. D’altra parte, nel 2018 decine di migliaia di membri di MoveOn hanno partecipato alle chiamate di formazione online.

Mappatura digitale

Un’altra diffusa integrazione di nuove tecnologie informatiche ha favorito l’accesso alla visualizzazione dei dati. Attivisti creativi hanno usato la mappatura in molti modi per “rendere visibile l’invisibile” – spesso una delle prime sfide affrontate dagli attivisti in questioni complesse, nascoste o lontane. Per esempio, molti aspetti del cambiamento climatico possono essere previsti e mostrati su mappe interattive per area geografica, che si tratti di indici di calore, di innalzamento del livello del mare, o di rischio di incendi o siccità. Gli attivisti che lavorano sui diritti degli indigeni o delle First Nations[5] spesso scoprono che gli attuali abitanti hanno scarsa o nessuna conoscenza dei posti in cui vivono. Volete sapere la storia degli indigeni della terra in cui abitate? Inserite il vostro codice postale in questa app e la troverete.

Mappa digitale della terra dei nativi che mostra i territori degli indigeni corrispondenti all’odierna area metropolitana di New York .
Droni

Certo, la tecnologia telecomandata ad alta quota è disponibile già da un po’ di tempo, ma l’avvento di droni prodotti in massa, piccoli, a buon mercato e quindi accessibili ha aperto alle persone normali il mondo della protesta e della documentazione aeronautica. I droni sono stati usati per sorvegliare i bracconieri e le attività economiche in aree protette e difficili da raggiungere, per consegnare pillole abortive in paesi che le hanno messe fuori legge. I droni hanno documentato gli attacchi illegali delle forze dell’ordine ai difensori delle acque a Standing Rock. Solo qualche mese fa, Greenpeace ha fatto schiantare un drone Superman contro la cupola di contenimento di una centrale nucleare, per evidenziarne la vulnerabilità.

Filmato ripreso da un drone dei manifestanti #NoDAPL irrorati di acqua a temperature sottozero. (Youtube/NoDAPL Protest)

Crowdfunding

L’innovazione e il progresso tecnologico hanno reso possibile – in teoria e talvolta nella realtà – il crowdfunding di soluzioni a questioni di giustizia economica apparentemente insolubili. In teoria, la campagna “Greek Bailout Fund” (Fondo per il salvataggio della Grecia) così come evidenziò l’ingiustizia del sistema, avrebbe anche potuto raccogliere abbastanza denaro da aiutare la Grecia ad evitare l’austerity. D’altra pare, circa 32 milioni di dollari di debito sono stati cancellati per mezzo del crowdfunding online: il debito è stato acquistato al valore di alcuni centesimi per un dollaro e poi è stato cancellato. Il programma National Bailout ha anche fornito assistenza diretta, tramite donazioni di massa, a madri nere scarcerate su cauzione e ad altri colpiti da incarcerazioni di massa.

Proiezioni

Possiamo ora fare un po’ di autocritica e ammettere che le prime proiezioni di luci degli attivisti erano o piccole e poco illuminate o richiedevano strumenti esageratamente delicati e costosi e con grande fabbisogno energetico. La tecnologia è progredita così radicalmente negli ultimi anni che è come giocare a un altro gioco. I proiettori sono diventati non solo molto più potenti, efficienti e piccoli, ma anche molto più accessibili. Anche i programmi di mapping sono migliorati e consentono ad un artista, con la foto dell’edificio da illuminare, di trasformare il suo computer in un mago dell’architettura.

Che sia per il simbolismo di fare luce per evidenziare un’ingiustizia, o che sia solo per la sua natura effimera – una frase che apparentemente non proviene da alcuna parte e se ne va in un istante – c’è ora un grande amore per le illuminazioni su larga scala. Nel 2012, gli attivisti egiziani proiettarono su importanti edifici dei video della repressione militare. Nel 2018, gli americani proiettarono immagini del giornalista assassinato Jamal Kasoggi su una parte del Newseum, con una citazione del primo emendamento. In parte annuncio di servizi pubblici, in parte frasi luminose e artistiche, le proiezioni sono usate come effetto luminoso in tutto il mondo.

Un proiezione del giornalista saudita Jamal Kashoggi sul Newseum a Washington, D.C. (Twitter/@bellvisuals)

Un aggiornamento sulla tecnologia di proiezione non sarebbe completo senza citare la prima marcia di protesta olografica al mondo, che ebbe luogo in Spagna nel 2015. La minaccia surreale della messa fuori legge di una protesta pubblica indusse gli attivisti-artisti del gruppo No Somos Delito (Non siamo un delitto) a rispondere in un modo altrettanto surreale, che è stato considerato un grande balzo in avanti nell’uso della tecnologia nell’attivismo.

Palloni gonfiabili

Pieni non solo di aria calda, i palloni gonfiabili recentemente hanno fatto grande impressione. Oltre alla pratica consolidata dei sindacati di usare topi gonfiabili giganti per smascherare i crumiri, la recente apparizione di palloni “Baby Trump” e “Trump falco-coniglio” ha portato a nuove altezze questi oggetti di protesta.

“Birddogging” potenziato

La vecchia tattica scolastica del birddogging– cioè inseguire i rappresentanti eletti per farli esprimere su questioni specifiche e così renderli responsabili pubblicamente – è stata usata recentemente su una scala molto più larga. Negli ultimi due anni, immigrati, donne e chiunque avesse bisogno di cure mediche ha dovuto far fronte alle sempre maggiori riduzioni del loro diritto di controllare i propri corpi.

Ciò si manifestò pubblicamente nella controversia sulla nomina alla Corte Suprema del giudice di destra Brett Kavanaugh. Gruppi coordinati di birddogger negli edifici del Senato e della Camera si impegnarono in centinaia di incontri faccia a faccia durante la serrata serie di udienze per la nomina. L’azione fu così intensa che certi senatori evitavano i corridoi del Congresso per paura di essere interrogati dagli elettori. È diventato virale il voltafaccia del sen. Jeff Flake dopo uno di questi momenti.

Sfortunatamente, il retroscena dell’organizzazione intenzionale di questa tattica da parte di Center for Popular Democracy, Housing Works, Ultraviolet e NARAL[6] non ha raggiunto il grande pubblico. Tuttavia, vale la pena considerare come l’aggiornamento o l’ampliamento di scala di tattiche ben collaudate possa portare dei risultati.

Salute come resistenza

Oltre ai numeri e alle innovazioni tecnologiche, uno dei principali contributi che il Movement for Black Lives, o M4BL, e gli organizzatori di #BlackLivesMatter[7] hanno offerto come esempio alla più ampia comunità degli attivisti è l’enfasi sulla salute e sulla gioia. Non si tratta tanto di un approccio completamente nuovo, quanto della rinascita dell’attenzione prestata alla consapevolezza dei traumi, alla cura di sé e al futuro che si sta creando a partire dalla tradizione radicale nera. (Non tanto tempo fa, dei programmi per la colazione gratuita a scuola sorsero da un programma sociale delle Pantere Nere).

Ciò si manifesta nel riservare tempo per eventi comunitari pubblici e privati che enfatizzano la cultura nera, così come in circoli comunitari di guarigione. L’enfasi sulla giustizia nella salute e sull’abbracciare i lati positivi è nata nel M4BL dalla necessità di combattere l’oppressione razzista istituzionale e, allo stesso tempo, di migliorare le vite e la resilienza dei neri. Questa attuale enfasi sull’introdurre salute e umanità nelle campagne degli attivisti è un dono al più ampio movimento per la giustizia sociale – che indirizza realmente la radice essenziale del lavoro di trasformazione.

Speriamo che, quando guarderemo in retrospettiva l’attivismo dell’inizio del XXI secolo, gli aspetti creativi e culturali sopra evidenziati continuino ad essere le pietre angolari di movimenti popolari ancora più efficaci. Le campagne di successo condividono non solo il pensiero strategico, ma anche la creatività, l’innovazione e l’applicazione su larga scala delle tattiche da parte di un numero sempre maggiore di partecipanti – proprio ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare il mondo più sano e più giusto verso cui indirizziamo i nostri sforzi.


Nadine Bloch

Nadine Bloch è un’artista innovativa, professionista della nonviolenza, organizzatrice politica, formatrice all’azione diretta e puppetista[8], che unisce ai principi e alle strategie della disobbedienza civile nonviolenta l’uso creativo delle arti nella resistenza culturale e nella protesta pubblica. Ha lavorato con diverse organizzazioni, fra cui Nonviolence International, Greenpeace, The Ruckus Society, The Labor Heritage Foundation, Health GAP, Housing Works e il Bread & Puppet Theater. I suoi lavori sono comparsi a livello locale e nazionale in giornali come The Washington Post e riviste da Ms. a Time. Ha collaborato ai libri Beautiful Trouble: A Toolbox for Revolution (2012, O/R Press) e We Are Many, Reflections on Movement Strategy from Occupation to Liberation (2012, AK Press).


[1]American Civil Liberties Union (Unione Americana per le Libertà Civili), organizzazione non governativa orientata a difendere i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti. (NdT da Wikipedia)

[2]Organizzazione progressista americana (NdT)

[3]Tinder: app per dispositivi mobili che facilita la comunicazione tra gli utenti interessati a chattare tra di loro.

     Grindr: social network basato sulla geolocalizzazione per mettere in contatto immediato l’utente con persone che si trovano nelle vicinanze.

     OKCupid: social network per incontri tra persone (NdT da Wikipedia).

[4]Software progettato per simulare una conversazione con un essere umano (NdT da Wikipedia).

[5]Con questo nome (Prime Nazioni) si indicano in Canada le popolazioni indigene a sud del Circolo Polare Artico (NdT da Wikipedia).

[6]Center for Popular Democracy: gruppo di pressione americano, che promuove politiche progressiste.

     Housing Works: organizzazione di New York, che lotta contro l’AIDS e per i senzatetto.

     Ultraviolet: gruppo di pressione femminista americano.

     NARAL Pro-Choice America: gruppo di pressione americano pro-aborto. (NdT da varie voci di Wikipedia)

[7]Movement for Black Lives: alleanza di più di 50 organizzazioni per la difesa della popolazione afroamericana.

     Black Lives Matter: movimento internazionale contro la violenza e il razzismo istituzionale verso la popolazione nera. (NdT da varie voci di Wikipedia)

[8]Puppetista è una parola coniata nel 2000 da un gruppo di marionettisti che costruiscono e usano marionette nei teatri di strada e nelle dimostrazioni politiche. Essa descrive un movimento di artisti rivoluzionari e il loro lavoro (NdT da Wikipedia).


Titolo originale: How technology is shaping creative activism in the 21st century
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.