Formiche e balene | Dario Cambiano

Mi è successa una di quelle cose che forse aprono nuovi orizzonti di comprensione. Sono convinto che le idee siano un patrimonio dell’umanità, che nessuno di noi «crei» o «pensi» in modo autonomo. Quindi quello che vorrei condividere con voi è semplicemente una riflessione che in qualche modo già ci appartiene.

Credo che l’umanità abbia commesso un importante errore di sottovalutazione degli altri esseri viventi che abitano la Terra.

Mi spiego (ovviamente).

Abito a un piano alto e da qualche anno ho notato la presenza di formiche sul balcone. Che ci vengono a fare al decimo piano? Stortura su stortura, (noi che costruiamo palazzi eco-insostenibili e gli animali che ci si abituano). In primavera, puntualmente, cercano di entrare in casa. Sarà che ci sono le nuove generazioni nate in inverno, a cui forse non è stato trasmesso tutto il disagio che il loro entrare provoca a noi umani, sarà che per loro è un gioioso rito di uscita dal letargo e di ricerca del cibo, fatto sta che da qualche anno combatto una battaglia per creare una separazione tra me e loro.

Naturalmente ho cercato di farlo con i molti metodi naturali che mi sono stati suggeriti da persone rispettose degli animali: mezzi limoni, borotalco, sale… Nulla è valso a convincerle del concetto di proprietà privata umana. Niente, sentono l’odore dei biscotti e ci vanno dietro.

Così, dopo non poche incertezze, discussioni, ripensamenti, noi umani abbiamo comprato un insetticida. Per capirci, quello a pallini che le formiche si portano nel loro formicaio e che, una volta mangiato, le uccide. Lo abbiamo sparso sui davanzali, sulle soglie, insomma su tutta la frontiera casa-balcone.

Il risultato è stato scioccante.

Il giorno dopo, sulla nostra frontiera, non c’era più nessuna formica. Completamente sparite. Evviva.

Ma il giorno dopo ancora ci aspettava uno spettacolo angosciante.

Decine di formiche erano venute a morire sulla «frontiera». Decine, forse un centinaio. Erano lì, morte.

Dopo un poco le abbiamo spazzate via, ma ci abbiamo ragionato. Ecco, dicevamo, che esseri intelligenti, sono venute a morire nel punto in cui hanno trovato il veleno, per segnalare alle altre formiche il pericolo. Che società altruista, quella delle formiche.

Punto.

Poi succede che leggo sui giornali della balenottera piena di plastica che si spiaggia. Che tristezza. Che orrore l’umanità indifferente.

Vabbè, andiamo a lavorare.

Solo che quella notizia deve essere rimasta dentro di me, a girare.

Se qualcuno sa come nascono le idee me lo dica, per favore.

Perché l’altra notte mi sono svegliato e, nel dormiveglia, ho visto le centinaia di balene che si spiaggiano, a ondate, morendo sulla «frontiera» tra oceano e uomo.

E ho pensato – ho capito? – che quella balenottera piena di plastica aveva fatto come le formiche sul balcone. Era venuta a segnalare il pericolo.

Ma a chi, alle altre balenottere?

È lì che ho capito.

E se le balene venissero a morire sulle nostre spiagge per segnalarci il danno che stiamo facendo? Se le formiche sul mio balcone fossero venute a morire su quel davanzale PER ME, per dirmi «guarda cosa ci hai fatto»? Se ogni volta che le balene vengono a morire sulle spiagge lo facciano per dirci «guardate come ci avete ridotto»?

Per non lasciarvi con un senso di infinita angoscia, vi propongo di scegliere di fare una cosa. Sceglietela voi. Una cosa che vada nella direzione di salvare il nostro pianeta. Smettetela di consumare acqua da bottiglie di plastica. Oppure smettete di usare l’auto privata. Oppure smettete di consumare carne. Oppure comprate un impianto per l’energia solare. Oppure scrivete a una casa automobilistica chiedendo perché non investono in tecnologie davvero sostenibili… Oppure….

Non perdiamoci d’animo. L’umanità ha sempre saputo fare tesoro dei propri errori. E allora ascoltiamo le formiche e le balene.

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