Gli USA vietano l’ingresso agli investigatori del Tribunale Penale Internazionale | Matthew Lee

Gli Stati Uniti revocheranno o negheranno i visti al personale del Tribunale Penale Internazionale che cercano d’indagare su presunti crimini di guerra e altri abusi commessi dalle forze U.S. in Afghanistan o altrove, e si riservano di fare altrettanto con chi tenti azioni [analoghe] contro Israele – ha detto il Segretario di Stato Mike Pompeo, reagendo a una minaccia esposta in settembre dal consulente per la sicurezza nazionale U.S. John Bolton, che avrebbe leso la sovranità U.S. con la pretesa di perseguire giuridicamente per tortura o altri crimini di guerra forze americane o alleate.

“Siamo determinati a proteggere il personale militare e civile Americano e alleato dal vivere nel timore di essere ingiustamente perseguiti per azioni intraprese per difendere la nostra grande nazione” ha detto Pompeo.

I funzionari U.S. considerano da tempo con ostilità il TPI con sede nei Paesi Bassi, sostenendo che i tribunali americani sono capaci di gestire qualunque denuncia contro le forze U.S. e contestano i motivi di un tribunale internazionale.

Il TPI e i suoi sostenitori, fra i quali le associazioni per i diritti umani che hanno denunciato l’annuncio di Pompeo, sostengono che è necessario perseguire casi quando un paese non lo faccia o lo faccia in modo insufficiente.

Le restrizioni sui visti vigerebbero per qualunque dipendente TPI che intraprenda o abbia intrapreso l’azione di “richiedere o proseguire una tale indagine” in denunce contro forze U.S. e loro alleati in Afghanistan comprendenti sparizioni forzate e tortura. Le restrizioni “possono anche essere usate per frustrare i tentativi TPI di perseguire personale alleato, compresi gli israeliani, senza il consenso degli alleati”.

Il tribunale dell’Aja, primo tribunale globale per i crimini di guerra ha detto che continuerà ad agire “non impressionato” dall’azione U.S..

Il procuratore TPI ha una richiesta pendente di indagare su eventuali crimini di guerra in Afghanistan che possano coinvolgere americani. Anche i palestinesi hanno chiesto al tribunale di fare causa ad Israele.

Parlando direttamente ai dipendenti TPI, Pompeo ha detto: “Se siete responsabili di un’indagine proposta dal TPI su personale U.S. in connessione con la situazione in Afghanistan, non dovete supporre di avere od ottenere ancora il visto o che vi sia permesso di entrare negli Stati Uniti”. Commento che ha lasciato intendere che si sia forse già intrapresa la misura contro il procuratore TPI che l’anno scorso ha chiesto di aprire formalmente un’indagine su casi denunciati di crimini di guerra commessi da forze di sicurezza afghane, militanti di reti talebane e haqqani, nonché da forze e funzionari dell’intelligence U.S. in Afghanistan dal maggio 2003.

La richiesta di perseguimento giudiziario dice che si è informati che membri delle agenzie militari e d’intelligence U.S. “commisero atti di tortura, trattamento crudele, offese alla dignità personale, stupro e violenza sessuale contro detenuti in relazione al conflitto in Afghanistan e altre ubicazioni, principalmente nel periodo 2003-2004”.

Gli Stati Uniti non sono mai stati membri del TPI. L’amministrazione Clinton nel 2000 firmò lo statuto di Roma che creava il TPI ma aveva riserve sull’entità della giurisdizione del tribunale e non lo sottopose mai per ratifica al Senato, dove c’era ampia opposizione bipartitica a quel che i legislatori consideravano una minaccia alla sovranità degli Stati Uniti.

Quando entrò in carica il presidente George W. Bush nel 2001, la sua amministrazione promosse e approvò l’American Service Members Protection Act [Legge di protezione per i membri delle forze armate americane], che cercava d’immunizzare le truppe U.S. dal potenziale perseguimento giudiziario da parte del TPI. Nel 2002 Bolton, allora funzionario del Dipartimento di Stato, andò a New York per “s-firmare” cerimonialmente lo Statuto di Roma all’ONU.  Il settembre scorso Bolton disse che il TPI fosse una minaccia diretta agli interessi della sicurezza nazionale U.S. e che minacciava il suo personale sia con la revoca dei visti sia con sanzioni pecuniarie se avesse tentato di procedere contro gli americani. Pompeo ha detto venerdì che potrebbero aggiungersi altre misure.

Il TPI ha dichiarato formalmente di essere stato istituito da un trattato sostenuto da 123 paesi e che persegue solo casi i cui paesi abbiano mancato di farlo o di “genuinità nel farlo.” L’Afghanistan ne è un firmatario.

“Il tribunale è un’istituzione indipendente e imparziale cruciale per garantire responsabilità per i crimini più gravi ai sensi del diritto internazionale” si legge nella dichiarazione. “Il TPI, in quanto tribunale della legge, continuerà a svolgere il proprio lavoro indipendente senza remore, secondo il proprio mandato e il principio supremo della potestà della legge”.

I sostenitori del tribunale hanno criticato aspramente l’annuncio di Pompeo.

Human Rights Watch l’ha definito “un tentativo criminoso di penalizzare gli investigatori” del TPI. “L’amministrazione Trump sta tentando una gara finale sulla responsabilità” ha detto. “Mettersi ad agire contro chi lavora per il TPI manda un chiaro messaggio a torturatori e assassini: i loro delitti possono continuare indisturbati”

Amnesty International ha descritto la mossa come “il più recente attacco alla giustizia inter-nazionale e alle istituzioni internazionali da parte di un’amministrazione accanita nel retro-cederei diritti umani”.

L’American Civil Liberties Union, che rappresenta davanti al TPI tre persone che dicono di essere stare torturate in Afghanistan, ha definite la decisione “mal indirizzata e pericolosa” e “un tentativo senza precedenti di esimersi dalla responsabilità internazionale per crimini ben documentati che affliggono tuttora i nostri assistiti”, aggiungendo “Puzza di pratiche molto totalitarie caratteristiche dei peggiori abusatori di diritti umani, ed è un tentativo smaccato di intimidire e ricorrere alla rappresaglia contro giudici, procuratori, e difensori in cerca di giustizia per vittime di gravi abusi di diritti umani”.

15 Mar 2019 Col contributo di Mike Corder (AP-Bruxelles)

NEWSANGLO AMERICATHE UNITED NATIONSJUSTICEMILITARISM, 18 Mar 2019 | Matthew Lee | Associated Press – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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