DeGENERiamo? Si, ma… | Carlotta Frau

…abbiamo una costituzione
…i modelli sembrano positivi
…ENSURING THE FREEDOM OF CHOICE
…su 3 milioni e mezzo di cittadini extracomunitari, oltre il 60% è all’anticamera di diventare cittadino italiano

Interdisciplinare ed eterogeneo. Queste le parole che potrebbero descrivere il convegno “DeGENERiamo? Scenari sulla Cultura di Genere in Europa” tenutosi ieri a Torino a cura di CIRSDE.

Prendendo in esame scenari differenti, italiani e internazionali, il discorso si è articolato in 4 riflessioni espresse dalle docenti dell’Università di Torino: Mia Caielli (Giurista), Federica Turco, (Semiologa), Chiara Ghislieri (Psicologa del Lavoro), Roberta Ricucci (Sociologa delle migrazioni e dell’Islam).

Il convegno, introdotto da Marco Giusta, assessore ai diritti, alle politiche giovanili e alle famiglie della Città di Torino, e condotto dalla psicologa sociale e di comunità Norma de Piccoli, è stato un momento di riflessione sulla precipitazione riguardo le tematiche di genere alla quale stiamo assistendo.

Il primo intervento, tenuto da Mia Caielli, ha infatti posto in risalto come il palesarsi di tutte quelle politiche e ideologie populiste come ad esempio la messa in discussione della legge Merlin da parte della lega Nord, promuovano l’arretramento della condizione femminile. La dottoressa ha però messo in risalto i punti positivi che possono essere utilizzati in contrasto a tutte quelle politiche, ideologie e disegni di legge che ledono i diritti e le libertà di essere persone. Infatti, la scelta del punto di domanda nel titolo della sua presentazione (Populismi e questione di genere: verso un arretramento della condizione femminile?) vuole sottolineare il fatto che abbiamo delle speranze: difronte alle proposte “inquietanti” abbiamo una costituzione e la nascita di un femminismo nuovo che include tutte le classi sociali e tutte le problematiche di genere.

Federica Turco “(De)Gendering Bodies. Complotti e cospirazioni nei media contemporanei”, ha invece riposto l’attenzione sui modelli culturali che si creano dalle storie della cultura proposti dalla cultura di massa. Analizzando due spot pubblicitari si è infatti potuto osservare come stiamo assistendo ad una degenerazione delle strategie culturali che fa coincidere le “fantomatiche teorie di genere” ad un complotto contro le categorie “naturali” di maschile e femminile. E’ stato d’esempio lo spot della Gillet, che pur promuovendo un’immagine maschile positiva, ha però prodotto un volume di comunicazione negativo dato dai commenti sui social che per la maggior parte abbracciavano lo stereotipo di virilità maschile “classico”. Attraverso questi esempi è stato possibile osservare l’importanza di un’analisi semiotica accurata, che prenda in considerazione la costruzione e l’interpretazione delle storie culturali che si diffondono nei social network.

Durante il terzo intervento (Donne e Lavoro: prospettive attuali tra “scelte” e possibilità) Chiara Ghislieri ha invece affrontato la questione sul divario esistente tra uomini e donne in ambito lavorativo. Affrontando la problematica tra l’aspetto di Segregazione orizzontale e Segregazione verticale rispetto alle donne nel mondo del lavoro sono state argomentate le problematiche riguardanti le “scelte” imposte dalla famiglia e dai metodi educativi, i Bias culturali o la questione della conciliazione famiglia-lavoro che creano questo divario. Il commento positivo portato da questa riflessione è proprio la necessità di un cambiamento culturale che permetta alle donne di effettuare una libera scelta, non dettata dalla presunta “naturalità” dell’essere donna, ma partendo dalle numerose possibilità che possono essere adottate in ambito lavorativo.

L’ultimo intervento, “Cittadine senza cittadinanza: oltre gli stereotipi sulla migrazione” tenuto dalla sociologa delle migrazioni Roberta Ricucci ha affrontato la questione degli stereotipi sulla migrazione al femminile. L’intervento ha permesso di riflettere sulla tematica della cittadinanza delle migrazioni, sul processo d’integrazione che avanza e non d’emergenza in Italia. La relatrice ha infatti osservato che ci troviamo davanti a una fase matura del processo migratorio e d’inserimento nelle città e pertanto abbiamo bisogno di modificare le lenti attraverso cui osservare le migrazioni al femminile che sono ricche di stereotipi pericolosi, per quanto questi siano uno strumento utile per semplificare la complessità della realtà che ci si presenta. Perciò la necessità è quella di interrogare le strutture che formano la società italiana in modo queste donne possano essere considerate cittadine non solo sul passaporto.

In conclusione, come ha voluto sottolineare Norma De Piccoli, l’elemento di unione di questi interventi è l’ottica intersezionale. Difronte all’impellente degenerazione della questione di genere è forse importante mettere in risalto quel barlume di speranza emerso durante il convegno e che ci permettiamo di tradurre con un “MA” che mette in luce le azioni e le strategie che possiamo adottare a partire dalle azioni quotidiane che possono evitare e prevenire ogni atto di discriminazione. Senza dubbi è un “ma” pieno di preoccupazioni e che necessita una presa di coscienza da parte di tutti e di tutte, che questa riflessione ci porti ad allargare il tema delle “identità” di genere a partire dal nostro comportamento e dal nostro ambiente culturale.

 

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