Salvare il futuro | John Scales Avery

Solo un’azione immediata sul clima può salvare il futuro. Se non facciamo qualcosa, il collasso delle nostre civiltà e l’estinzione di gran parte del mondo naturale sono all’orizzonte.

La dichiarazione seguente è di Jakob von Uexküll, fondatore del World Future Council:

“Oggi ci stiamo dirigendo verso pericoli e conflitti senza precedenti, che potrebbero anche portare alla fine di un pianeta abitabile nel futuro prevedibile; ciò priverebbe tutte le future generazioni del diritto alla vita e [priverebbe] le vite delle generazioni precedenti di scopo e significato.

“Questa realtà apocalittica è l’elefante nella stanza[1]. Secondo una ricerca presentata dall’Ufficio Meteorologico del governo britannico alla Conferenza sul clima di Parigi, le politiche attuali minacciano aumenti di temperatura che innescherebbero la fusione del permafrost e il rilascio dell’idrato di metano oceanico, cosa che renderebbe la terra invivibile.

“Il mito che il cambiamento climatico sia un complotto per ridurre la libertà è diffuso da una élite potente e avida che ha in gran parte catturato i governi per conservare i propri privilegi in un mondo con sempre maggiori disuguaglianze”.

In modo simile, Greta Thunberg, quindicenne attivista svedese per il clima, ha descritto la nostra situazione attuale con queste parole:

Sentii parlare per la prima volta di qualcosa chiamato ‘cambiamento climatico’ o ‘riscaldamento globale’ quando avevo circa otto anni. Sembrava che si trattasse di qualcosa creato dall’uomo a causa del suo stile di vita. Mi fu detto di spegnere le luci per risparmiare energia e di riciclare la carta per risparmiare risorse. Ricordo che ritenevo molto strano che l’uomo, che è una specie animale come le altre, fosse in grado di cambiare il clima della terra. Infatti, se fosse stato così e se ciò stava accadendo realmente, non avremmo dovuto parlare di nient’altro. Accendendo la TV, tutto avrebbe dovuto essere su questo fatto. Titoli, radio, giornali: non si sarebbe dovuto leggere o sentir parlare di nient’altro. Era come se fosse stata in corso una guerra mondiale e nessuno ne avesse mai parlato. Se bruciare combustibili fossili fosse stato così dannoso da minacciare la nostra stessa esistenza, come avremmo potuto continuare come prima? Perché non c’erano restrizioni? Perché non era stato reso illegale?”

Perché non rispondiamo alla crisi?

Ci confrontiamo oggi con diverse crisi correlate fra loro, per esempio la minaccia del catastrofico cambiamento climatico o dell’altrettanto catastrofica guerra termonucleare, e la minaccia di carestie diffuse. Queste minacce all’esistenza umana e alla biosfera richiedono una risposta pronta e razionale; ma, a causa dell’inerzia istituzionale e culturale, non riusciamo a compiere i passi necessari per evitare il disastro.

Solo un’azione immediata può salvare il futuro

Per salvare la biosfera e il futuro a lungo termine della civiltà umana, è necessaria un’azione immediata per arrestare l’estrazione di combustibili fossili e ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e degli altri gas serra.

Alla cerimonia di apertura della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite (COP24) a Katowice, in Polonia, sir David Attenborough ha dichiarato: “In questo momento, stiamo affrontando un disastro su scala globale provocato dall’uomo. Il più grande in migliaia di anni. Il cambiamento climatico. Se non facciamo qualcosa, il collasso delle nostre civiltà e l’estinzione di gran parte del mondo naturale sono all’orizzonte. I popoli del mondo hanno parlato. Il loro messaggio è chiaro. Il tempo sta per scadere. Essi vogliono che voi, i decisori, agiate ora.

Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha detto che il cambiamento climatico è già “questione di vita o di morte” per molti paesi. Ha aggiunto che il mondo è “lontanissimo da dove dovrebbe essere” sulla via della transizione ad un’economia a basso livello di idrocarburi.

La studentessa svedese Greta Thunberg è una quindicenne che ha lanciato nel suo paese un movimento di protesta per il clima. In un breve ma chiarissimo discorso dopo quello di Guterres, ha affermato: “Alcuni dicono che io dovrei essere a scuola. Altri che dovrei studiare per diventare una climatologa per ‘risolvere la crisi climatica’. Ma la crisi climatica è già stata risolta. Abbiamo già tutti i fatti e le soluzioni”.

Ha aggiunto:

“Perché dovrei studiare per un futuro che presto potrebbe non esserci più, quando nessuno fa niente per salvare questo futuro? A che serve imparare dei fatti quando alla nostra società chiaramente non importa niente dei fatti più importanti?”

Thunberg ha continuato: “Oggi usiamo 100 milioni di barili di petrolio al giorno. Non ci sono politiche di cambiamento. Non ci sono regole per lasciare questo petrolio sotto terra. Così, non possiamo cambiare il mondo attenendoci alle regole. Perché le regole devono essere cambiate”.

Greta ha concluso dicendo che “poiché i nostri leader si comportano come bambini, dovremo prenderci noi le responsabilità che essi avrebbero dovuto assumersi da molto tempo”.

Inerzia istituzionale

Il nostro fallimento collettivo nel rispondere alla crisi attuale è in gran parte dovuto a inerzia istituzionale. Il nostro sistema finanziario è profondamente radicato e resistente al cambiamento. Tutta la nostra infrastruttura industriale è basata sui combustibili fossili; ma se vogliamo salvare il futuro, bisogna smettere di usare combustibili fossili. Le relazioni internazionali sono ancora basate sul concetto degli stati-nazione assolutamente sovrani, anche se questo concetto è diventato un pericoloso anacronismo, in un’era di comunicazioni globali istantanee e di interdipendenza economica. All’interno delle nazioni, i sistemi legislativi ed educativi cambiano molto lentamente, anche se i pericoli attuali richiedono rapide rivoluzioni di prospettive e stili di vita.

Il fallimento delle recenti conferenze sul clima nel produrre validi documenti finali può essere attribuito al fatto che le nazioni presenti alle conferenze si consideravano in competizione le une con le altre, quando, invece, occorreva che cooperassero per rispondere a un pericolo comune. Anche la mano pesante dell’industria dei combustibili fossili si è fatta sentire alle conferenze.

Fino allo sviluppo, nel XIX secolo, delle macchine a vapore alimentate a carbone, gli uomini avevano vissuto più o meno in armonia con il loro ambiente. Da allora, i combustibili fossili, che rappresentano molti milioni di anni di energia solare immagazzinata, sono stati estratti e bruciati in due secoli, causando una crescita frenetica della popolazione e dell’industria, durata fino ad ora. Ma oggi la festa è finita. Il carbone, il petrolio e il gas sono quasi esauriti, e quello che ne rimane deve essere lasciato sottoterra per evitare minacce all’esistenza del genere umano e della biosfera. Le grandi aziende petrolifere e minerarie basano il valore delle loro azioni sulla proprietà delle risorse rimaste sottoterra, e possiamo essere sicuri che useranno ogni mezzo, lecito o illecito, per trasformare queste risorse in denaro.

In genere, le grandi aziende sono un forte ostacolo al cambiamento. Per legge, i dirigenti sono obbligati a mettere i profitti degli azionisti al di sopra di qualsiasi altra considerazione. Non c’è alcuno spazio per una coscienza ecologica o sociale. Le grandi aziende esercitano un controllo crescente sui mass media e sul sistema politico. Esse agiscono in modo da diventare sempre più ricche e così aumentare il loro controllo sul sistema.

Conversazione educata e inerzia culturale

Ogni giorno, le convenzioni della conversazione educata contribuiscono alla nostra sensazione che tutto sia come era sempre stato. Le buone maniere richiedono di non parlare di argomenti che potrebbero essere contrari alle opinioni di un’altra persona. Così, la conversazione educata è dominata da banalità: spettacoli, sport, il tempo, pettegolezzi, cibo e così via. Le preoccupazioni sul futuro, il pericolo di guerra nucleare, il pericolo di cambiamenti climatici incontrollabili, o il pericolo di carestie diffuse, appaiono raramente nelle conversazioni a tavola, davanti a una tazza di caffè o al bar. Dalle conversazioni fra gente ben educata deriviamo la falsa impressione che nel mondo vada tutto bene. Invece non va tutto bene. Dobbiamo agire prontamente e adeguatamente per salvare il futuro.

La situazione nei mass media è esattamente la stessa. I programmi e gli articoli sono dominati dalle banalità e dall’intrattenimento. Discussioni serie sull’improvvisa crisi, che la civiltà ora deve affrontare, sono quasi completamente assenti, perché l’attenzione è tutta sulla popolarità, sull’audience e sulla vendita di pubblicità. Come ha osservato Niel Postman, ci stiamo intrattenendo fino alla morte.

Una crescita ulteriore implica un disastro futuro

Dobbiamo confrontarci col fatto che una crescita economica infinita in un pianeta finito è logicamente impossibile e che abbiamo raggiunto o superato i limiti sostenibili della crescita.

Nel mondo attuale, stiamo forzando i limiti assoluti della capacità di sostentamento della terra; una crescita ulteriore porta con sé il pericolo di un disastro futuro. A lungo termine, né la crescita dell’industria né quella della popolazione sono sostenibili; già ora abbiamo raggiunto o superato i limiti sostenibili.

La dimensione dell’economia umana è, ovviamente, il prodotto di due fattori: il numero totale di persone e il consumo pro capite. Consideriamo dapprima il problema della riduzione dei consumi pro capite nel mondo industrializzato. L’intera struttura della società occidentale sembra progettata per spingere i cittadini nella direzione opposta, verso livelli di consumi sempre crescenti. I mass media ci presentano sempre l’ideale di un’utopia personale, colma di beni materiali.

Ogni giovane uomo di una moderna società industriale si sente un fallito se non si fa strada fino “in cima”; negli ultimi anni, anche le donne sono entrate nella competizione. Ovviamente, non tutti possono arrivare in cima; non c’è posto per tutti; ma la società spinge tutti a farlo e poi proviamo un senso di fallimento se non raggiungiamo lo scopo. Così, la vita moderna è diventata una competizione di tutti contro tutti per il potere e il possesso.

Quando il possesso di beni è usato per la competizione sociale, la domanda non ha un limite superiore naturale; essa è allora limitata soltanto dalle dimensioni dell’ego umano, che, come sappiamo, non ha confini. Ciò andrebbe bene se una crescita industriale illimitata fosse desiderabile; ma oggi, quando una crescita ulteriore implica un disastro futuro, la società occidentale deve trovare urgentemente nuovi valori per sostituire la nostra adorazione del potere, la nostra instancabile ricerca dell’eccitazione e la nostra ammirazione per i consumi eccessivi.

Se accendete il televisore, la grande maggioranza dei programmi offerti non dà alcuna idea del vero stato del mondo o dei pericoli che dovremo affrontare in futuro. In parte, la ragione di questa cecità volontaria è che nessuno vuole minare la fiducia dei consumatori. Nessuno vuole causare un recessione. Nessuno vuole sparare a Babbo Natale.

Ma prima o poi arriverà una grave recessione, anche se non vogliamo riconoscere questo fatto. Forse dovremmo prepararci, riordinando l’economia e le infrastrutture mondiali per realizzare una sostenibilità di lungo periodo, ad es. economia di stato stazionario, stabilizzazione della popolazione e energia rinnovabile.

La nostra responsabilità verso le generazioni future e la biosfera

Tutta la tecnologia necessaria per sostituire i combustibili fossili con energie rinnovabili è già disponibile. Anche se le fonti rinnovabili hanno soddisfatto solo il 9% del fabbisogno energetico totale del mondo nel 2015, esse hanno fornito il 23% dell’energia elettrica nel 2016 e stanno crescendo rapidamente. A causa delle particolari proprietà della crescita esponenziale, ciò significa che le energie rinnovabili saranno presto uno dei principali fornitori del fabbisogno energetico mondiale, nonostante l’aspra opposizione dell’industria dei combustibili fossili.

Sia l’energia eolica sia quella solare sono ora economicamente competitive con i combustibili fossili e questa situazione diventerà ancora più marcata se un maggior numero di paesi imporrà tasse sulle emissioni di carbonio, come hanno già fatto Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Costa Rica, Regno Unito e Irlanda.

Molte ricerche e riflessioni sono anche state dedicate al concetto di economia di stato stazionario. La sola cosa che manca è la volontà politica. Tocca ai popoli del mondo far sentire la loro volontà collettiva.

La storia ha dato alla nostra generazione un’enorme responsabilità verso le generazioni future. Dobbiamo realizzare un nuovo tipo di economia, un’economia di stato stazionario. Dobbiamo stabilizzare la popolazione globale. Dobbiamo sostituire i combustibili fossili con energie rinnovabili. Dobbiamo abolire le armi nucleari. Dobbiamo porre termine all’istituzione della guerra. Dobbiamo rivendicare la democrazia nei nostri paesi, quando è andata perduta. Dobbiamo sostituire il nazionalismo con un sistema equo di leggi internazionali. Dobbiamo impedire il degrado dell’ambiente terrestre. Dobbiamo agire con dedizione e senza paura per salvare il futuro della terra, per la civiltà umana, per le piante e per gli animali con cui condividiamo il dono della vita.

Speranza

Ecco quanto dice Greta Thunberg sulla speranza:

“Sì, abbiamo bisogno di speranza. Naturalmente ne abbiamo. Ma la cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che avremo cominciato ad agire, la speranza sarà ovunque. Quindi, invece di cercare speranza, cercate azione. Allora, e solo allora, la speranza arriverà oggi”.

Un nuovo libro

Ho scritto un libro di 396 pagine sui passi necessari urgentemente per salvare il futuro dei nostri figli e nipoti. Il libro usa articoli e capitoli di libri che avevo scritto in precedenza sulla nostra crisi attuale, ma ho aggiunto anche molto materiale nuovo. Sollecito i lettori a scaricare e a far circolare la versione pdf del libro dall’indirizzo seguente: http://www.fredsakademiet.dk/library/future.pdf

Altri libri e articoli sui problemi mondiali possono essere scaricati liberamente da questo indirizzo.


John Scales Avery, Ph. D., che fece parte di un gruppo che condivise il Premio Nobel per la Pace nel 1995 per il loro lavoro nell’organizzare le Pugwash Conferences on Science and World Affairs, è un membro della TRANSCEND Network e professore associato emerito allo H.C. Ørsted Institute, Università di Copenhagen, Danimarca. È presidente sia del Gruppo Nazionale Danese Pugwash sia dell’Accademia Danese per la Pace. Ha studiato fisica teorica e chimica teorica al MIT e alle Università di Chicago e Londra. È autore di numerosi libri e articoli sia di argomento scientifico sia su problemi sociali più ampi. I suoi libri più recenti sono Information Theory and Evolution e Civilization’s Crisis in the 21st Century (pdf).

[1] Modo di dire inglese intraducibile, per indicare una situazione che è conosciuta ma ignorata per imbarazzo o tabù (NdT)


18 Feb 2019 | John Scales Avery – TRANSCEND Media Service

Titolo originale: TMS: Saving the Future.
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.