Perché gli attivisti non dovrebbero temere di creare polarizzazione su un problema con la protesta | Paul Engler e Sophie Lasoff

I membri del Sunrise Movement hanno sfidato il deputato del Massachusetts Stephen F. Lynch a sostenere il Green New Deal. (Twitter / @SunriseBoston)

Per i movimenti sociali, la protesta è il mezzo più efficace per creare polarizzazione su un problema. La ricerca dimostra che, se una protesta è percepita come violenta o distruttiva della proprietà, la partecipazione tende ad essere scoraggiata e il movimento meno efficace. Tuttavia, confronto non è uguale a violenza. Alcune tattiche di confronto possono conquistare le persone ad una causa, anche quando chi protesta è criticato perché troppo aspro.

Non lo saprete sempre. Il messaggio che la protesta non funziona è profondamente radicato nella nostra cultura politica e popolare. Chiunque tenti di unirsi a una dimostrazione udrà sempre lo stesso ritornello: “Nessuno ti ascolta. Non importa a nessuno. Stai scoprendo l’acqua calda. Sei troppo dirompente. Sei troppo arrabbiato. Stai facendo un sacco di rumore senza realizzare nulla”.

Questo messaggio è sbagliato. Pericolosamente sbagliato. Negli ultimi decenni, gli studiosi hanno sfatato questo mito monolitico, con numerosi resoconti di come le proteste abbiano cambiato l’opinione pubblica, plasmato la politica e modificato il corso della storia. C’è anche una prova quantitativa: uno studio di Daniel Gillion, dell’Università della Pennsylvania, ha analizzato la legislazione dei diritti civili dagli anni ’60 ai ’90 e ha trovato che ogni 10 proteste nel collegio elettorale di un deputato aumentava dell’1% la probabilità che quel deputato votasse a favore dei diritti civili – un effetto piccolo, ma ciò nonostante misurabile, sul processo legislativo.

La nostra società è abile nel ridurre al silenzio la voce della gente comune. Le aziende spendono milioni in pubblicità. Le celebrità dominano i tempi di trasmissione. I benestanti ricevono le attenzioni dei funzionari eletti. In una democrazia, la protesta è il modo più efficace di prendere il microfono anche se non sei ricco o famoso.

Le proteste catturano l’attenzione dei media e di un vasto pubblico. Portano alla luce problemi che i potenti altrimenti ignorerebbero. E, dopo avere aumentato la consapevolezza, le proteste obbligano la gente a prendere una posizione. La protesta chiede “Da che parte stai?”

Anche se le tattiche di confronto possono causare disagio, esse obbligano la gente a fare una scelta, a considerare un problema in termini di giusto o sbagliato.

Martin Luther King Jr. diede una potente spiegazione di questo processo nella sua “Lettera dalla prigione di Birmingham”. Rispondendo alla critica che le proteste dirompenti erano sfociate in violenza, King scrisse: “Noi che ci impegniamo nell’azione nonviolenta diretta non siamo i creatori della tensione. Noi portiamo semplicemente in superficie la tensione nascosta che è già viva. La portiamo alla luce del sole, dove può essere vista e gestita”.

Questa è la risposta da dare a coloro che dicono che una protesta è troppo dirompente. La protesta crea polarizzazione; se la polarizzazione ha successo, la gente si sposta dalla neutralità al prendere una posizione.

Non dobbiamo piacere a tutti

Per vincere, non è necessario far cambiare parere ai sostenitori arrabbiati di Trump. Non è necessario che il nostro movimento piaccia a tutti o che tutti approvino le nostre tattiche. Una grande maggioranza del pubblico era contraria al Tea Party, eppure esso ha dettato l’agenda del Partito Repubblicano. Il movimento per i diritti civili ottenne grandi vittorie legislative perché il pubblico giunse a sostenere la necessità di azioni concertate sui diritti civili, anche se disapprovava alcune tattiche del movimento.

La ricerca dimostra che anche tattiche sgradite al pubblico possono aumentare il sostegno ad una causa. Anche un movimento considerato impopolare può continuare a conquistare persone alla sua causa. L’opinione pubblica non ha mai dato molto sostegno al movimento Occupy – nei sondaggi, il consenso per gli accampamenti di Occupy era spesso inferiore a quello per il Tea Party. Eppure, per mezzo di Occupy, è aumentata la preoccupazione del pubblico per la disuguaglianza.

Ovviamente, questo non significa che dobbiamo essere intenzionalmente sgradevoli. C’è una linea sottile fra le proteste che portano la gente dalla nostra parte e quelle che allontanano i sostenitori potenziali. Proteste dirompenti o che drammatizzano un problema devono comunque accordarsi ai valori del buon senso.


Articolo tratto da Resistance Guide”, pubblicato nel recente Bye-Bye 45: A Guide to Bringing Him Down.” Ulteriori informazioni sulla guida all’azione in questa pagina.


Titolo originale: Why activists shouldn’t be afraid of polarizing an issue through protest
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

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