Foibe e Giorno del Ricordo

Da poco si trova online un “Vademecum per il giorno del ricordo“, proposto dall’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia, che si pone il seguente obiettivo:

“Nella miriade di voci è difficile trovare informazioni rigorose e sintetiche, mentre abbondano semplificazioni e deformazioni interpretative. Il Vademecum vuole offrire un contributo di chiarezza e praticità di consultazione.”

Un documento da cui partire per approfondire la questione e da suggerire a quanti siano interessati a conoscere queste vicende al di là delle molteplici propagande, che anche quest’anno hanno fatto da contorno al Giorno del ricordo.

Si segnala inoltre la pubblicazione nel gennaio 2019 del libro La tragedia del confine orientale, di Giorgio Giannini, edito da LuoghInteriori, Città di Castello (PG) . Il volume ha lo scopo di ricordare non solo la tragica vicenda delle foibe del settembre 1943 e del maggio-giugno1945 nella Venezia Giulia e nell’Istria e l’esodo dei giuliano-dalmati nel dopoguerra, dopo la firma del Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 e del Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954, di cui parla la Legge 30 marzo 2004 n. 92 che ha istituito il Giorno del ricordo, ma anche i tragici fatti accaduti in quella Regione sia dopo l’annessione successiva alla Grande Guerra, con la ‘italianizzazione forzata’ della popolazione di lingua slovena e croata, con il tentativo di distruggere la cultura locale, sia durante la Seconda guerra mondiale, con la brutale repressione del dissenso slavo, con l’internamento in appositi Campi di concentramento, di oltre 100.000 civili, considerati pericolosi perché sostenitori del movimento di resistenza.

Pertanto, a 15 anni dalla approvazione della Legge 30 marzo 2004 n. 92, che ha istituito il Giorno del ricordo, che ricorda solo le foibe e l’esodo, il libro vuole raccontare anche la storia di quello che avvenne dopo l’annessione conseguente alla Grande Guerra dei territori con popolazione slovena e croata e soprattutto durante il secondo conflitto mondiale. Sono stati due decenni drammatici per la popolazione locale di lingua non italiana, che possono spiegare almeno in parte, senza però giustificare, quanto è accaduto nell’immediato dopoguerra.

Nell’Appendice si racconta la italianizzazione della popolazione tirolese in Alto Adige, simile a quella subita dalla popolazione slovena e croata, ma che pochi conoscono.

Nella ampia Documentazione ci sono, oltre alla Legge 92 del 2004, la sintesi (curata dall’Autore) del lungo iter legislativo per la sua approvazione, durato oltre nove anni, e una bozza di proposta di legge per la sua integrazione (curata dall’Autore), che prevede di ricordare, nel Giorno del ricordo, che ricorre il 10 febbraio, la politica di ‘italianizzazione’ della popolazione slovena e croata (ed anche tirolese), attuata dal regime fascista. C’è infine la Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena, che ha operato dal 1993 al 2000, pubblicata solo dal Governo sloveno nel 2001, alla quale fanno riferimento molte note.

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