Qualche ora dopo l’insediamento, il “Trump dei tropici” del Brasile dà l’assalto all’Amazzonia | Andy Rowell

Ieri, solo qualche ora dopo l’insediamento del 1 gennaio, il Trump dei Tropici, altrimenti detto neopresidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha lanciato il suo assalto totale alla foresta pluviale amazzonica e alle sue comunità indigene, spianando potenzialmente la strada alla deforestazione su vasta scala da parte delle società agricole, minerarie e petroliere.

Sorprendendo molti commentatori per la sua velocità d’azione, ha firmato un decreto che trasferisce immediatamente la responsabilità per la demarcazione delle terre indigene dalla FUNAI, l’ufficio governativo per gli affari indigeni, al ministero dell’agricoltura, pro-agro-business. Cosa che, ancor più preoccupante, potrebbe agevolare lo smantellamento del sistema di riserve indigene, per permetterne l’accesso indisturbato agli interessi minerari e petrolieri.

Le comunità indigene sis ono giustamente infuriate per tale mossa. Sônia Gujajajara, presidente dell’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB), uno dei principali gruppi indigeni brasiliani ha tweetato: “E’ cominciato lo sbroglio della matassa … Qualcuno dubita ancora che [Bolsonaro] manterrà le sue promesse elettorali di escludere noi indigeni [dai nostri diritti costituzionali]?”

Un altro leader indigeno, parlando con la ONG Survival International, chiedeva: “Questo presidente Jair Bolsonaro è un vero essere umano? Penso di no. La prima cosa che ha fatto è buttare all’aria i diritti indigeni. Domando: chi erano i primi abitanti di questo paese?”

Dinaman Tuxá, coordinator esecutivo dell’APIB ha aggiunto: “Ci sarà un aumento della deforestazione e della violenza contro gli indigeni. Gli indigeni sono difensori e protettori dell’ambiente. Subiremo un altro processo di colonizzazione, ecco che cosa vogliono”.

Dobbiamo proclamare la minaccia alla comunità indigena del Brasile per quel che è: genocidio.

Come dichiara Fiona Watson di Survival International: “I popoli indigeni vengono sovente considerati ostacolo al progresso dell’agribusiness, delle industrie estrattive, delle strade e delle dighe. Mentre la foresta pluviale viene invasa e distrutta in nome del ‘progresso’ economico e del profitto personale, le tribù non contattate diventano bersagli – massacrate per le risorse perché estranei avidi sanno che possono letteralmente cavarsela impuni con l’assassinio. Questi sono genocidi silenziosi, invisibili, con pochi o nessun testimone”.

Dobbiamo tutti testimoniare quel che sta accadendo in Amazzonia. Per amore della sua gente, della foresta e anche del clima.

Secondo il sito Mongabay “La deforestazione all’ingrosso potenzialmente risultantene potrebbe essere un disastro per i popoli indigeni, la biodiversità, e anche per il clima regionale e globale”. “Le politiche amazzoniche proposte da Bolsonaro, se attuate, potrebbero in fin dei conti contribuire a cancellare le speranze del mondo di conseguire gli obiettivi climatici globali concordati a Parigi, un fallimento che potrebbe portare al caos climatico”.

Autorevoli ricercatori brasiliani, dell’Istituto Nazionale della Ricerca Spaziale (INPE), hanno calcolato che le politiche di Bolsonaro potrebbero triplicare la deforestazione in Amazzonia dai livelli attuali di 6.900 kilometri quadrati (2.664 miglia quadrate) annui a 25.600 kilometri quadrati (9.884 miglia quadrate) annui al 2020.

E se questo accade, i cosiddetti polmoni del mondo collasseranno. Con che effetti su noi tutti!

 

7 Jan 2019 | Andy Rowell | Oil Change International – TRANSCEND Media Service

Titolo originale: Within Hours of Taking Office, Brazil’s “Trump of the Tropics” Starts Assault on the Amazon

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

 

Una replica a “Qualche ora dopo l’insediamento, il “Trump dei tropici” del Brasile dà l’assalto all’Amazzonia | Andy Rowell”

  1. 6.900 kmq sono come la provincia di Cuneo, 25.600 più del Piemonte. La deforestazione contribuisce all'effetto serra non solo perché senza alberi non vengono assorbite anidride carbonica e vapore acqueo, ma anche perché la legna tagliata, anche se non viene bruciata, secca rilasciando altro vapore, che è tra i maggiori responsabili dell'effetto serra, anche se non è ancora ben chiarito quanto incida:
    "Il principale gas a effetto serra è il vapore acqueo (H2O), responsabile per circa due terzi dell'effetto serra naturale anche se non mancano opinioni secondo cui il vapore acqueo sarebbe responsabile fino al 98% dell'effetto serra." https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_serra

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