Come la libertà ha successo. Dalla resistenza civile alla democrazia durevole[1] | a cura di Giorgio Barazza

Uno studio è stato realizzato dall’International Center On Nonviolent Conflict, condotto su 67 transizioni che sono avvenute dal 1972 al 2005, in 33 anni, che sono state monitorate in collaborazione con Freedom In The World Survey e che hanno portato alla caduta di regimi corrotti, di governi autoritari, di stati mono-partitici, di regimi militari e di monarchie.

Le conclusioni di questa ricerca sono le seguenti:

  1. Più spesso di quanto si pensa gli agenti del cambiamento sono nella resistenza civile nonviolenta che attraverso le sue azioni (forme di lotta nonviolenta) delegittima il ruolo dell’autorità, erode le fonti del potere compresa la lealtà delle forze dell’ordine;
  2. dal come (il processo contiene il fine) avviene la transizione, dal tipo di forze che si battono per fare pressione per il cambiamento risulta un forte impatto su quello che sarà il successo o il fallimento della riforma democratica;
  3. le forze civili nonviolente (people power) sono la maggiore forza di pressione per il cambiamento, decisive nella maggior parte delle transizioni;
  4. c’è un piccolo effetto positivo per le transizioni “top-down che sono lanciate e dirette da élite;
  5. le prospettive per la libertà sono significativamente più alte quando l’opposizione non usa la violenza;
  6. l’attività di una forte coalizione nonviolenta riduce l’interesse (appeal) alla violenza e allo stesso tempo porta a risultati più positivi verso la libertà.

Il bisogno di un cambio di paradigma

Se da un lato notiamo l’importanza della mobilitazione civile nelle transizioni verso società più libere, dall’altra sorprende come sia poco proporzionale alla loro influenza reale l’assistenza che viene loro fornita a livello internazionale. L’aiuto verso queste forze civili rappresenta solo una piccola proporzione dell’assistenza fornita dai paesi democratici. Essa è prevalentemente aiuto allo sviluppo, in generale, della capacity building, raramente sono aiuti diretti e mirati su specifiche conoscenze strategiche e tattiche e su quelle competenze che sono così utili nel sostegno delle infrastrutture dei gruppi civici che stanno emergendo e nei movimenti civili nonviolenti, specialmente nei loro primi stadi di sviluppo.

Considerando lo status dei diritti politici e delle libertà civili sono state individuate 3 categorie in cui collocare i diversi paesi[2]:

  • libero (paesi dove c’è una conformità con una larga gamma di libertà civili e diritti politici;
  • parzialmente libero (paesi con alcune significative limitazioni sui diritti e sulle libertà);
  • non libero (paesi dove diritti politici e libertà civili sono largamente e sistematicamente negati).

Si può vedere come la situazione nel complesso sia passata da prima della transizione a dopo la transizione:

 

Status rispetto alla libertà

libero parzialmente libero non libero
Prima della transizione 31 36
Dopo la transizione 35 23 9

 

Quali le implicazioni politiche di questo studio

Le opportunità per la libertà dopo un’apertura politica rappresentata dalla caduta di una situazione autoritaria non sono una garanzia nel lungo termine per lo sviluppo della libertà. È essenziale che indigeni, attivisti democratici, decisori pubblici nei paesi democratici comprendano quali sono i fattori e le strade più efficaci (in termini di costi-risultati) per aumentare le possibilità di successo per una transizione democratica.

Lo studio dimostra che queste transizioni sono una conseguenza di un effetto cumulativo di strategie nonviolente e coese coalizioni civili.

Fattori determinanti del successo

  1. Investire nella vita civile: a) assistenza alle forze della società civile; b) assistenza mirata mettendo a fuoco educazione e training in resistenza civile nonviolenta; c) assistenza per rafforzare le coalizioni civili attraverso cui la resistenza si esprime
  2. Incoraggiare la creazione di larghe coalizioni di base: a) queste organizzazioni richiedono forme di consenso attraverso modalità democratiche; b) queste coalizioni rinforzano l’entusiasmo nei cittadini ordinari e negli attivisti dando loro il senso dell’importanza del momento e dell’unità e questo a sua volta fa da volano per mobilitare altra gente; c) quando queste mobilitazioni raggiungono un livello di scala preparano milioni di cittadini all’attività civica e politica tali da renderli detentori del potere necessario che il cambiamento richiede, opportunità per raggiungere questo livello di massa critica sono i referendum e le elezioni nazionali; d) al loro interno coltivano ambienti dove sono facilitati i compromessi, i terreni comuni, l’autodisciplina: questi gruppi  di differenti credi politici imparano a lavorare tra di loro creando le basi per una tolleranza, diventano una scuola per la formazione di futuri leader nel periodo post transizione
  3. Trasferire conoscenza (know-how) sulle strategie e sulle tattiche nonviolente di resistenza civile: si tratta di fornire alle forze civili di resistenza espertising e training in modo da supportare la crescita di questa forza.
  4. Espandere lo spazio per le azioni nonviolente attraverso sanzioni mirate: un meccanismo chiave per creare spazio di azione civile è adottare sanzioni contro gli interessi economici del governo ufficiale che usa la violenza per reprimere la resistenza nonviolenta
  5. Provvedere a accrescere le risorse dei media e dei sistemi di comunicazione indipendenti: media indipendenti che denunciano il livello di corruzione e gli abusi di potere sono tattiche nonviolente che facilitano il processo di transizione

[1]How freedom is won, from civic resistence to durable democracy

A research study from Freedom House, Adrian Karatnycky and Peter Akerman

[2]I paesi presi in considerazione sono: Albania, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bangladesh, Belarus, Benin, Bolivia, Bosnia-Herzegovina, Brazil, Bulgaria, Cambogia, Capoverde, Cile, Croazia, Repubblica Ceca, El Salvador. Estonia, Etiopia, Gambia, Gana, Grecia, Guatemala, Guyana, Ungheria, Indonesia, Iran, Kazakystan, Kyrgystan, Latria, Lituania, Macedonia, Madagascar, Malati, Mali, Messico, Moldavia, Mongolia, Mozambico, Nepal, Nicaragua, Nigeria, Panama, Paraguai, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Senegal, Serbia-Montenegro, Slovacchia, Slovenia, sud Africa, Corea del Sud, Spagna, Taiwan, Tajikistan, Tanzania, Tailandia, Turchia, Uganda, Uruguai, Uzbekistan, Zambia, Zimbawe

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