L’incontro G20 e le relazioni US/Russia | Richard Falk

Quanto segue sono le mie risposte alle domande fattemi dall’Agenzia di stampa Sputnik di Mosca, rese il 1 dicembre 2018. Benché il centro d’interesse fosse la contemporanea riunione G20 a Buenos Aires, la vera preoccupazione era il futuro dei rapporti U.S./Russia e come debbano essere  gestiti per evitare gare d’armamenti, rivalità geopolitiche, e tensioni ideologiche. Ironicamente, fra tutte le debolezze dell’approccio di Trump al mondo, quel che più angosciava la classe politica americana, democratica o repubblicana che fosse, era il suo palese desiderio di un rapporto normalizzato con la Russia. Che, effettivamente, procurava talmente l’ostilità dell’ordine costituito di questo paese da minare l’evidente intenzione di Trump di degradare la NATO e l’ atlantismo pur normalizzando e migliorando i rapporti con la Russia. E’ sempre incerta la valutazione delle vere motivazioni di Trump, che qui possono comprendere qualche vulnerabilità da parte sua per intrecci economici segreti e balordi o un comportamento personale imbarazzante, ma qualunque sia la spiegazione, il modo starebbe meglio con un’atmosfera geopolitica positiva, che vuol dire comportamento cooperativo con la Russia e la Cina. Nella nostra delegittimazione di Trump è importante non perdere di vista gli ingredienti di una pace mondiale sostenibile.

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1. I colloqui dei capi del G20 hanno condotto a un possibile passo avanti nel sistema di scambi globali. Quant’è probabile qualche progresso? Gli US ne saranno partecipi?

Sarei molto sorpreso da qualunque risultato al G20 definibile come netto passo avanti. I capi di questi governi non hanno un concetto condiviso di quel che costituirebbe una struttura commerciale mondiale vicendevolmente benefica. Forse un tale consenso non è mai esistito, però nel secondo dopoguerra la guida US dell’Occidente è stata in grado di generare ciò che è stato chiamato alternativamente ‘l’ordine economico liberale’ o ‘il consenso di Washington’, le cui disposizioni si basavano sull’attribuzione alla banca Mondiale e al FMI di un ruolo centrale nello stabilizzare le condizioni globali, compresi i mercati valutari, fondato su un insieme regolatorio di procedure. Il loro funzionamento veniva valutato quasi solo dal tasso di crescita economica globale, trascurando i due temi dell’equa distribuzione dei benefici della crescita e della regolazione degli effetti collaterali ecologici avversi.

Con la presidenza Trump, sono emerse gravi ambiguità sull’intento degli Stati Uniti, l’economia guida mondiale, di continuare a partecipare all’ordine liberale globale, con dubbi suscitati dacché  Trump ha rigettato la Partnership Trans-Pacifica (TPP), ha cercato di rinegoziare I termini degli accordi NAFTA, e ha adottato una serie di misure protezioniste incoerenti con la promozione dell’utilizzo più efficiente del capitale, importante criterio guida dell’ideologia neoliberista che ha ispirato la politica economica estera americana ininterrottamente dal 1945.

Gli Stati Uniti, in particolare, durante la presidenza Trump considerano il commercio mondiale come una sequenza di transazioni anziché un aggregato sistemico di istituzioni, norme e procedure con cui regolare e facilitare i flussi di capitale transnazionale e i rapporti commerciali. Con ciò intendo dire che gli US ora vogliono procedere sulle basi del proprio vantaggio economico in ciascun contesto di politica economica anziché promuovere una struttura generale che benefici tutti i partecipanti all’economia mondiale. Con Trump gli Stati Uniti non percepiscono più I vantaggi più strutturali di avere un Sistema di scambi globale che fornisce una struttura che lega assieme tutti I paesi che aderiscono al principio dell’economia di mercato sull’assunzione di interessi condivisi. Ovviamente, tale struttura è una possibilità pratica solo se c’è una forte volontà politica da parte dei governi guida di procedere in tal maniera. E’ difficile essere fiduciosi nel fare valutazioni sulle intenzioni del governo, ma penso che la gran parte di essi vorrebbe ancor sempre mantenere una struttura sistemica per l’economia mondiale, ad eccezione degli Stati Uniti, che vogliono far leva sulla propria forza in un’atmosfera diplomatica più flessibile e muscolare. Dobbiamo aspettare la dichiarazione finale da Buenos Aires prima di concludere fermamente se questa spaccatura sarà esposta o nascosta alla pubblica vista. Questa spaccatura è diversa da quella esistente durante la guerra fredda, allorché differenze ideologiche fondamentali portarono a strutture doppie per i rapporti economici internazionali e transnazionali. Durante la guerra fredda le economie occidentali organizzarono i propri rapporti commerciali e fiscali entro la cornice liberista sotto la guida americana. Il blocco dei paesi sovietici non fu né invitato ad unirsi a tale ordine mondiale liberista né cercò di entrarvi, mantenendo piuttosto I propri rapporti economici basati sull’ orientamento del socialismo di stato adattato alla guida egemonica sovietica e al perseguimento degli interessi nazionali e regionali.

2. Frattanto viene riferito che Trump sia disposto ad avere colloqui con Putin dopo che la Russia abbia rilasciato i marinai ucraini. Che speranze ci sono che i due leader tengano colloqui in futuro dato questo sviluppo?

E’ important per la società russa capire che Trump pare ricorrere alla diplomazia particolarmente con la Russia, ma anche con altri paesi, perlopiù in base ai propri calcoli di politica nazionale negli Stati Uniti in quanto ha a che fare con il suo mantra ‘America First’. Le forze anti-Trump negli US hanno, secondo me a torto, concentrato la propria critica su Trump, compresa l’evidente attenzione insistente sulle indagini delle malefatte del Consiglio Speciale, sul rapporto improprio presunto fra la campagna [elettorale] di Trump e il governo russo durante le elezioni presidenziali del 2016. Così facendo, si trascura l’importanza di stabilire rapporti pacifici e costruttivi fra la Russia e gli Stati Uniti, tenendo presente che questi due stati dominanti sono gli stati guida mondiali nelle armi nucleari. La pace mondiale dipende dall’evitare una seconda Guerra fredda in qualunque forma, e questa realtà viene oscurata dal concentrarsi sulla presunta interferenza russa nelle elezioni americane e sulla supposta collusione di Trump in tale processo. Che peraltro in qualche misura c’è stata. Ma non dovrebbe aver fatto aggrottare sopracciglia a Washington, avvezza a tale strumento abituale d’intervento morbido in molti paesi nel corso di vari decenni. Inoltre il tono bellicoso della campagna elettorale di Hillary Clinton, nonché la prospettiva dei suoi più stretti consiglieri, hanno dato valide ragioni a Mosca di temere una vittoria di Clinton nel 2016, e di fare del loro meglio per evitare tale risultato. Ciò non è inteso fare a meno di sforzi per isolare le elezioni americane dalla manipolazione dall’esterno come dall’interno. Pensando all’erroneità della tattica russa, noi come paese tendiamo a trascurare l’erroneità della manipolazione dei distretti elettorali, della prevenzione razziale, degli interessi speciali e del denaro usato per manipolare i risultati elettorali negli Stati Uniti. Ambo i tipi d’interferenza sono incompatibili con un processo politico democratico legittimo.

Riguardo l’immediata prospettiva di rapporti produttivi con la Russia dopo gli incidenti ucraini, penso che sia probabile che possano tenersi colloqui bilaterali nei prossimi mesi, forse addirittura nelle prossime settimane. Ci si dovrebbe però render conto che il centro d’attenzione principale Americano ora è ristabilire i rapporti economici fra gli Stati Uniti e la Cina in modo da evitare una guerra commerciale e da non far apparire sconfitto né l’uno né l’altro versante in questo importante confronto. In effetti, la maggior attenzione al G20 in occidente è stata sulla questione se US e Cina potessero utilizzare l’occasione per concordare un compromesso politico, che sarebbe indubbiamente di beneficio per il mondo intero. Non riuscirci potrebbe produrre effetti nocivi per l’economia mondiale, nonché suscitare tensioni politiche e rischi di guerra regionale e perfino globale. Perciò, la cosiddetta ‘tregua’ a quanto riferito concordata fra Trump e Xi Jinping, è stata vista positivamente al G20 in quanto costituente un accordo informale di rimandare le tariffe americane sulle esportazioni di metalli cinesi in cambio di un impegno cinese all’acquisto di più merci d’esportazione dagli Stati Uniti. Si può notare che questo retrocedere da un confronto commerciale ha richiesto un gesto d’accettazione cinese delle lamentele US nonché deferire indefinitamente gli sforzi americani di conseguire vantaggi a breve termine imponendo tariffe sulle merci importate dalla Cina. Il dramma centrale sulla scena globale sta adesso in come Stati Uniti e Cina tratteranno i loro conflitti sulle isole dell’Asia meridionale e nei confronti del commercio. Il rapporto dell’Occidente con la Russia è di secondaria importanza. Lo status della Russia come attore politico primario è stato significativamente restaurato nell’era della guida di Putin, ma resta secondario salvo in certe sfere limitate, come la Siria o lungo i suoi confini.

Purtroppo il rapporto fra Trump e Putin è considerato da un vasto spettro di opinioni politiche in Occidente come uno dove la sfida che si pone è come far fronte alle percezioni di minacce rinnovate di espansionismo russo. Ecco perché l’incidente ucraino viene visto come qualcosa di più grave che l’avvenimento in sé. C’è paura, giustificata o meno, di ambizioni territoriali russe, su cui si basano le forze militariste in Occidente per generare sentimenti anti-russi e una maggior spesa per la difesa.

Purtroppo, il presidente Putin non ha aiutato coloro in cerca di rapporti più benevoli con la Russia con la sua inverosimile esibizione di amicizia al saluto di Mohammed bin Salman (MBS) alle riunioni del G20. Tali immagini sono state colte e fotografate dai giornalisti e mostrate in lungo e in largo qui negli Stati Uniti evocando commenti che interpretano quel saluto come un cinico avallo indiretto di Putin all’orrendo assassinio del giornalista saudita Kamal Khashoggi. Trump si è trovato sotto pressione per reagire a quell’assassinio, e ampiamente criticato per aver riaffermato gli stretti legami d’alleanza fra Washington e Riyadh all’indomani dell’assassinio, ma almeno nel contesto del G20 ha mostrato il buonsenso di tenersi a distanza da MBS almeno con riprese in corso, evitando apparenze pubbliche o personali d’amicizia per quel leader screditato.

A questo punto, i rapporti fra Putin e Trump sono sul versante Americano più che altro riflessi di calcoli politici sugli effetti sulle prossime elezioni presidenziali del 2020, che benché fra ancora due anni stanno già plasmando il comportamento di Trump su faccende delicate come i rapporti con la Russia, e l’umore americano pare ora favorire l’adozione di un approccio più di confronto verso sia la Russia che la Cina.

3. Di che cosa è indicativa la mossa precedente di Trump di cancellare l’incontro?

Come detto, il recente comportamento di Trump risente di pressioni in aumento sulla sua leadership da dentro il sistema politico americano, specialmente dovute alla sua bassa popolarità presso il pubblico, alla prospettiva di un rapporto nocivo del Consiglio speciale che indaga sul presunto comportamento improprio di Trump, e alla perdita di controllo del Congress per i risultati della recente elezione di medio-mandato. Non agisce più come se fosse libero di perseguire una politica di accomodamento con la Russia pur desiderandola. E’ vero che quando concorse alla presidenza nel 2016, la concezione di Trump contrastava nettamente con quella di Hillary Clinton sulla questione dei rapporti con la Russia. Molti americani allora si preoccuparono di una nuova Guerra Fredda, votando per Trump solo per evitare un’impennata di tensioni con la Russia che pare certo sarebbe seguita a un’elezione di Clinton. Al tempo stesso resta un forte consenso di carattere bipartitico, che comprendeva Pentagono e CIA, tendente a un approccio più aggressivo verso la Russia, ancor più che verso la Cina. E’ in questa atmosfera generale che conviene comprendere e interpretare il comportamento di Trump riguardo a Putin e alla Russia in generale. Le rivelazioni di un’interferenza russa nelle elezioni americane consolida ancor più gli atteggiamenti pubblici in direzione antagonista.

D’altro canto, non è chiaro che cosa la Russia cerchi di ottenere durante gli incontri del G20 e nei suoi rapporti con gli Stati Uniti a questo punto, benché Mosca sembrasse prima chiaramente ricettiva all’approccio alla Trump, e desse molte indicazioni di voler restaurare normali rapporti pacifici. Pareva anche che Putin avrebbe accolto un’atmosfera politica positiva e incoraggiato robuste interazioni economiche e culturali fra i due paesi.

La colpa di queste prospettive in deterioramento non è solo dell’America. La Russia potrebbe ottenere un’immagine più favorevole nel mondo se avesse qualche iniziativa costruttiva come il rinnovo dei negoziati sul disarmo nucleare o l’istituzione di una zona denuclearizzata in Medio Oriente o di un accordo globale sulle migrazioni. Forse, noi in Occidente non siamo consapevoli di tentativi russi di contribuire a un ordine mondiale più pacifico e giusto, nel qual caso dev’essere fatto un maggior sforzo per manifestare il contenuto positivo della politica estera russa. Per come stanno adesso le cose, il ruolo russo viene visto attraverso la lente della prepotenza verso l’Ucraina e del sostegno al regime criminale di Assad in Siria.


3 Dec 2018, Richard Falk | Global Justice in the 21st Century – TRANSCEND Media Service

Titolo originale: The G20 Meeting and U.S./Russia Relations
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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