Cinema | Roma, di Alfonso Cuarón | Recensione di Enrico Peyretti

ROMA
Regia di Alfonso Cuarón. Un film con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey. Titolo originale: Roma. Genere Drammatico – Messico, USA, 2018, durata 135 minuti. Uscita cinema lunedì 3 dicembre 2018 distribuito da Cineteca di Bologna.

Sapienza del dolore

In bianco e nero, come la vita. In lingua (ben sottotitolato; eccetto dialetti locali). Si chiama Roma un quartiere di Città del Messico. All’inizio sembra un filmino casalingo, in presa diretta: l’andirivieni della vita quotidiana, chiasso giochi e litigi dei bambini. Emerge Cleo, la colf tuttofare, di origine amerinda, continuamente comandata da qualcuno, amata dai bambini e dai cani. Nella casa, amore e disamore. Nella vita di Cleo, amore e abbandono. La piramide di corpi abbracciati, sulla spiaggia, alla fine, giustamente è diventata l’immagine del film. La morte è nominata, chiamata, evitata. La vita è amara, ed è dolce. È in pericolo, perduta, salvata. I bambini la ignorano, ma la imparano, come se l’avessero già vissuta. Le figure di donne sono all’altezza, non gli uomini. La storia è narrata in apparenza in modo lento e distratto, in realtà un filo di alta tensione la sostiene dall’inizio alla fine. Lo spettatore è angosciato e consolato. C’è la sapienza del dolore.

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