Le sanzioni come punizione collettiva | John Scales Avery

Trattiamo le nazioni come fossero individui

Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, la punizione collettiva è un crimine di guerra. L’articolo 33 statuisce che “Nessuna persona protetta può essere punita per una trasgressione che non ha personalmente commesso”.

Attualmente trattiamo le nazioni come se fossero persone: puniamo intere nazioni con sanzioni, anche se solo i capi ne sono colpevoli, anche se l’onere delle sanzioni grava maggiormente sui più poveri e meno colpevoli fra i cittadini, e benché le sanzioni abbiano sovente l’effetto di unire i cittadini di un paese dietro i capi colpevoli. Non dovremmo considerare le sanzioni una punizione collettiva? Se è così, sono un crimine di Guerra, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra.

Si può criticare molto di come si condusse la Guerra del Golfo del 1990-91. Oltre ad obiettivi militari, gli US e i loro alleati bombardarono impianti di generazione elettrica con la mira di procurarsi un potere d’influenza post-bellico sull’Iraq: quegli impianti avrebbero dovuto essere ricostruiti col contributo d’un’assistenza tecnica estera, che avrebbe potuto essere negoziato contro  una conformità arrendevole post-bellica. Nel frattempo, ospedali e impianti di potabilizzazione idrica restarono senza elettricità. Inoltre, durante la Guerra del Golfo, aerei e carri armati alleati spararono una gran quantità di proiettili fatti di uranio impoverito, col risultato di un grosso aumento del cancro in Iraq. Infine, sia gli sciiti sia i curdi furono incoraggiati dagli Alleati a ribellarsi al governo di Saddam Hussein, venendo però poi abbandonati dagli alleati e massacrati da Saddam.

Il peggior abuso di potere fu però l’insistenza US e britannica sul permanere delle sanzioni contro l’Iraq dopo la fine della guerra: i due paesi utilizzarono la loro facoltà di veto nel Consiglio di Sicurezza [ONU] per impedire la rimozione delle sanzioni. Loro motivo pare essere stata la speranza che l’impatto economico e psicologico provocasse il popolo irakeno a rivoltarsi contro  Saddam. Il quale tuttavia rimase saldamente al suo posto, sostenuto dalla paura universale della sua polizia e da una massiccia propaganda. L’effetto delle sanzioni fu di produrre oltre mezzo milione di morti di bambini sotto i cinque anni d’età, come documentato dai dati UNICEF. Il totale di morti prodotte dalle sanzioni fra i civili irakeni probabilmente superò il milione, includendo gli altri minori e gli adulti.

Morti di bambini sotto i cinque anni in Iraq, misurate in migliaia. Questo grafico è basato su uno studio dell’UNICEF e mostra l’effetto delle sanzioni sulla mortalità infantile. Dalle cifre dell’UNICEF, si può vedere che le sanzioni imposte all’Iraq hanno causato la morte di oltre mezzo milione di bambini.

Ramsey Clark, che studiò gli effetti delle sanzioni in Iraq dal 1991 in poi, scrisse al Consiglio di Sicurezza che gran parte delle morti era “dovuto agli effetti della malnutrizione, ivi compresi marasma e kwashiorkor, il deperimento o emaciamento che ha raggiunto il 12% di tutti i bambini, il rachitismo che affligge il 28%, la diarrea,  la disidratazione dovuta all’acqua non potabile o ad alimenti avariati, tutto di solito facilmente controllato e curato, malattie comuni trasmissibili ma prevenibili con le vaccinazioni; ed epidemie da condizioni sanitarie deteriorate. Non ci sono morti più crudeli di queste, dopo lunghe sofferenze, impotenti, smarriti, senza semplici rimedi medicativi, senza antidolorifici, senza pietà”.

Le sanzioni attualmente imposte dall’amministrazione Trump all’Iran sono anch’esse un esempio di punizione collettiva. Danneggiano la salute dei comuni cittadini iraniani, cui non si possono in alcun modo imputare le politiche del loro governo. Secondo Wikipedia: “I farmaceutici e l’attrezzatura sanitaria non ricadono sotto le sanzioni internazionali, ma il paese fronteggia carenze di farmaci per la cura di 30 malattia, compreso il cancro, problemi cardiaci e respiratori, thalassemia e sclerosi multipla, perché all’Iran non è permesso di utilizzare sistemi di pagamento internazionali…. Inoltre ci sono 40.000 emofiliaci che non riescono a procurarsi anticoagulanti… Circa 23.000 iraniani con HIV/Aids (stimati) hanno subito gravi restrizioni d’accesso ai farmaci di cui hanno bisogno per mantenersi in vita”.

Oltre all’essere le sanzioni una forma di punizione collettiva e come tale un crimine di guerra come da Quarta Convenzione di Ginevra, dovremmo anche ricordare che l’Iran è completamente entro i propri diritti secondo il diritto internazionale e il Trattato di Non-proliferazione Nucleare (NPT).

Israele, Iran, e il NPT

Il NPT fu disegnato per impedire la diffusione di armi nucleari oltre le cinque nazioni che già le avevano; per rassicurare che le attività nucleari “pacifiche” degli stati senza armi nucleari non fossero usate  per produrre tali armi; per promuovere l’uso pacifico dell’energia nucleare al massimo grado compatibile con la non-proliferazione delle armi nucleari; e infine, per assicurare che si sarebbero fatti passi definiti verso il disarmo nucleare completo da parte di tutti gli stati, nonché passi verso un controllo esaustivo degli armamenti convenzionali (Articolo VI).

Gli stati privi di armi nucleari insistettero per l’inclusione dell’articolo VI nel trattato come prezzo per la rinuncia alle proprie ambizioni. Il testo completo dell’Articolo VI è come segue:

“Ciascuna delle Parti del Trattato s’impegna a perseguire negoziati in buona fede su misure efficaci relative alla cessazione della gara alle armi nucleari in data prossima e al disarmo nucleare, e su un Trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto controllo internazionale”.

Parecchi stati con armi nucleari, segnatamente gli Stati Uniti, stanno violando grevemente l’Art. VI.

Il NPT è ora stato sottoscritto da 187 paesi ed è in vigore come diritto internazionale dal 1970. Però, Israele, India, Pakistan, e Cuba hanno rifiutato di firmarlo e la Nord-Corea, dopo averlo firmato, si è ritirata nel 1993.

Secondo Wikipedia, il primo premier d’Israele, David Ben-Gurion, era “quasi ossessionato dall’ottenere armi nucleari”, e sotto il suo governo s’inizio il lavoro per effettivamente ottenerle nel 1949.

“Nel 1949 scienziati israeliani furono invitati al Centro di Ricerche Nucleari Saclay, e questa cooperazione condusse a uno sforzo congiunto comprensivo di condivisione di conoscenze fra scienziati francesi e israeliani, specialmente quelli con nozioni sul progetto Manhattan… Il progresso nella scienza e tecnologia nucleare in Francia e Israele rimasero strettamente collegate per tutta la prima metà degli anni 1950… Ci furono parecchi osservatori israeliani ai test nucleari francesi e gli israeliani ebbero accesso illimitato ai dati sulle esplosioni sperimentali francesi…. Quando il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser nazionalizzò il Calale di Suez, la Francia propose che Israele attaccasse l’Egitto e invadesse il Sinai come pretesto per l’invasione dell’Egitto da parte di Francia e GranBretagna quali finti ‘pacificatori’ con il vero intento d’impadronirsi del Canale di Suez. In cambio, la Francia avrebbe fornito il reattore nucleare come base per il programma di armi nucleari israeliano. Shimon Perez, cogliendo l’opportunità per il reattore nucleare, accettò… Documenti segreti britannici ottenuti per [il notiziario] Newsnight della BBC mostrano che la GranBretagna fece centinaia di spedizioni segrete di materiale classificato a Israele negli anni 1950 e 1960, che comprendevano sostanze chimiche specialistiche per la rielaborazione e campioni di materiale fissile d’uranio-235 nel 1959 e plutonio nel 1966, nonché di litio-6 molto arricchito, usato per potenziare le bombe a fissione e alimentare le bombe a idrogeno. L’indagine mostrò anche che la GranBretagna inviò 20 ton [x1016 kg, ndt] di acqua pesante direttamente in Israele nel 1959 e 1960 per inaugurare l’attività del reattore di Dimona.”

Dal che vediamo Francia e Gran Bretagna come grossolani violatori del NPT, poiché il NPT vieta alle nazioni in possesso di armi nucleari d’aiutare altre nazioni ad ottenerne a loro volta. Il governo degli Stati Uniti sapeva che cosa stava succedendo, ma impedì che la nozione diventasse pubblica.

Israele completò le sue prime armi nucleari nei primi anni 1960. Si ritiene che ora ne abbia da 100 a 300, ivi comprese bombe all’idrogeno e ai neutroni. Il governo d’Israele mantiene una politica di “opacità nucleare”, vale a dire che pur possedendo visibilmente armi nucleari, lo nega.

L’impatto umano delle sanzioni contro l’Iran

In un articolo del 6 novembre, 2018 sul bollettino internet Countercurrents, Medea Benjamin ha  scritto:

“Funzionari del governo iraniano vogliono sapere come l’amministrazione Trump possa cavarsela impunemente punendo l’Iran e altri paesi per conformarsi all’accordo nucleare riconosciuto inter-nazionalmente firmato nel 2015.

“’Gli US stanno, in effetti, minacciando stati che cercano di obbedire alla Risoluzione [ONU] 2231 con misure punitive’ ha detto il presidente Rouhani. ‘Ciò costituisce una beffa delle decisioni internazionali e il ricatto a parti responsabili che cercano di sostenerle.’…

“Questo è il secondo round di sanzioni da quando Trump si è sfilato dall’accordo sul nucleare iraniano, accordo firmato nel 2015 non solo da US e Iran, ma anche da Germania, Inghilterra, Francia, Russia e Cina – e approvato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza ONU. Inoltre è un accordo che sta funzionando. L’Iran sta ottemperando al più intrusivo regime d’ispezioni mai escogitato, come ha confermato 13 volte l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

“Trump, sempre pronto a spianare accordi internazionali, si è ritirato unilateralmente dall’accordo e ha imposto un primo round di sanzioni in agosto e il secondo adesso. Queste sanzioni sono disegnate per far cessare il commercio con l’Iran non solo alle aziende US, ma tutte – ovunque nel mondo. Secondo il Segretario al Tesoro Steve Mnuchin ‘Qualunque istituzione finanziaria, azienda  o individuo che elude le nostre sanzioni rischia di perdere l’accesso al Sistema finanziario U.S. e la capacità di fare affari con gli Stati Uniti o con aziende US ’In effetti, l’amministrazione Trump,  praticando un hybris imperiale a steroidi, è determinata a punire i paesi che aderiscono a un accordo approvato internazionalmente.”

Le sanzioni stanno già riscuotendo un tragico tributo da persone innocenti in Iran, minandone sia la salute sia la sicurezza economica. Sicuramente, ciò dev’essere considerate un esempio di punizione collettiva.

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Il dr. John Scales Avery, membro di un gruppo che s’è condiviso il Premio Nobel per la Pace 1995 per il proprio lavoro organizzativo delle Conferenze Pugwash su Scienza e Affari Mondiali, fa parte del Network TRANSCEND ed è professore emerito associate all’Istituto H.C. Ørsted dell’Università di Copenhagen, Danimarca. Presiede sia il Gruppo Pugwash Nazionale Danese sia l’Accademia di Pace Danese, e ha   ricevuto la sua formazione in fisica teorica e chimica teorica al M.I.T., all’Università di Chicago e all’ Università di Londra. E’ autore di numerosi libri e articoli sia su argomenti scientifici sia su questioni sociali più ampie. I suoi libri più recenti sono Information Theory and Evolution e Civilization’s Crisis in the 21st Century (pdf).


EDITORIAL, 19 Nov 2018 | #561 | John Scales Avery – TRANSCEND Media Service
Titolo originale: Sanctions as Collective Punishment
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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