Militari all’uranio | Recensione di Elena Camino

Mary Tagliazucchi, Domenico Leggiero, Militari all’uranio. Per la prima volta i retroscena svelati da testimonianze, documentazioni e foto, David and Matthaus, Serrungarina (PU) 2017, pp. 160

Il tema mi interessava da parecchio tempo: avevo letto notizie sporadiche, di cronaca più che di informazione scientifica o di riflessione. Speravo che questo libro mi aiutasse a capire meglio…  La prima impressione che ho provato, leggendo queste pagine, è stata che fosse un  testo emozionato ed emozionante. Emozionato perché – soprattutto nella prima parte – trasmette da parte degli Autori sentimenti di rabbia, frustrazione, indignazione, compassione, con una scrittura non sempre lucida, e un filo conduttore talvolta nascosto. Nomi citati e nomi nascosti, denunce esplicite e critiche indirette, che mi hanno dato l’impressione che sia stato necessario in alcuni casi frenare il desiderio di denuncia per  non ‘innervosire’ istituzioni molto potenti , militari e politiche. Anche capire chi dei due Autori sta scrivendo i vari capitoli non è sempre chiaro, e dà un senso di spiazzamento. L’emozione di Mary e Domenico, quindi, pur essendo una componente importante del  loro messaggio, va un po’ a scapito della chiarezza nell’esposizione.

Ma il libro è anche emozionante, perché comunica vivacemente i sentimenti delle persone coinvolte in questo dramma: lo stupore, l’incredulità, lo smarrimento, il dolore. Le testimonianze di tante persone, i racconti del loro dramma personale, familiare e anche professionale (la difesa  – nonostante tutto – del  sistema militare, del suo ruolo nella società)  trasmette in modo efficace la tragedia che – lontano dai media – hanno vissuto e stanno vivendo moltissime persone: al momento della pubblicazione del libro si trattava di 7.678 militari malati e 333 morti.

Ho trovato più chiara la seconda parte del libro. Alcune testimonianze (come quella della Dott.ssa Gatti) e interviste (in particolare quelle ad alcuni giornalisti), oltre a fornirmi importanti chiarimenti, hanno suscitato in me molti interrogativi: e poi? Cos’è successo? Quante e quali indagini sono state avviate, quanti risarcimenti? Quali ricerche sono state intraprese per chiarire gli  impatti sulle comunità civili  coinvolte nei luoghi in cui sono stati utilizzati proiettili all’uranio impoverito? Il dramma della Sardegna, a che punto è?

In una rapida (e superficiale) indagine sul web non ho trovato siti italiani aggiornati: probabilmente ci sono, ma non emergono immediatamente. Invece, interrogando il web in inglese,  ho potuto leggere molte notizie e aggiornarmi sul problema in generale. In un sito in particolare, curato dall’INTERNATIONAL COALITION  TO BAN URANIUM WEAPONS, ho appreso che  dal 2007 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato un certo numero di risoluzioni sulle armi a Uranio Impoverito (Depleted Uranium: DU)

Sono stati riconosciuti i potenziali rischi alla salute e all’ambiente, ed è stato chiesto un approccio precauzionale nell’uso e nella bonifica. La risoluzione più recente,  nel  2016, sostenuta da  151 stati con l’opposizione solo di quattro (US, UK, Francia and Israele) oltre a chiedere  che venga ammessa da tutti la pericolosità di tali armi, sostiene che “Le risoluzioni da sole non bonificheranno i terreni contaminati, né assisteranno le popolazioni. E’ arrivato il tempo che i governi si assumano la responsabilità di imporre chiari obblighi  per affrontare l’eredità post-conflitto lasciata dall’uso di proiettili all’uranio impoverito”.

In conclusione: il libro scritto con passione da Mary Tagliazucchi e Domenico Leggiero, oltre che testimoniare il loro impegno civile, può stimolare il pubblico a informarsi e ad aggiornarsi su questo dramma, a impegnarsi  contro l’omertà presente nelle sfere militari e politiche del nostro paese, e ad appoggiare le iniziative internazionali per l’abolizione dell’uso dell’uranio impoverito.

 

 

 

 

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