Lo spreco di cibo in un mondo affamato | Moin Qazi

L’India produce abbastanza cibo per soddisfare I bisogni di tutta la sua popolazione, e ha a disposizione terra arabile con potenziale produttivo per l’esportazione. Eppure, non è in grado di alimentare milioni della propria gente, specialmente donn e bambini. L’India è 100^ fra 119 paesi nell’Indice Globale della Fame (GHI) 2017, nel quale è sempre stata fra gli ultimi. Effettivamente, l’obiettivo mondiale fame-zero appare scivolare via nel futuro anziché approssimarsi.

Immaginiamo una massa territoriale maggiore della Cina e che quella terra sia utilizzata solo per produrre alimenti. Supponiamo poi che tutti i raccolti di quei 2.5 mld d’acri [1 mld di ha / 10 mln di km2 (!)] non vengano mangiati e lasciati a marcire. Immaginando tutto ciò si ha un’idea della quantità di alimenti che il mondo spreca ogni anno: quasi un terzo del totale, circa 1,3 mld di tonnellate. L’impulso ad agire si rafforza ancora quando si consideri che una persona su 9 è malnutrita a livello mondiale.

Benché un indiano su dodici debba andare a dormire a stomaco vuoto, il paese spreca cibo per un valore esorbitante di 58.000 croredi rupie [580 mld rs, ndt] all’anno, circa 7% della sua produzione alimentare complessiva. Che va persa durante il raccolto o nei trasferimenti – in sintesi nella produzione, nella lavorazione, nella distribuzione e nel consumo. Dopo il raccolto la ragione maggiore di deperimento delle derrate è la carenza di impianti di refrigerazione.

Arrancando nel pantano di qualunque mandi,ossia sede d’asta alimentare gestita dal governo, sitroveranno pile di prodotti che dovrebbero essere freschi ammassati un po’ ovunque a marcire al sole, in competizione con cani rognosi e topi scorrazzanti nel colpire l’attenzione. La mancanza di educazione sulle pratiche post-raccolto spesso risulta in un controllo di qualità scadente e in danneggiamenti durante il maneggio. Una migliore lavorazione e un riciclaggio possono alimentare l’11% della popolazione mondiale.

Uno dei modi più importanti per aumentare la sicurezza alimentare in India è il semplice controllo dei rifiuti. L’India è il secondo produttore di verdure e frutta, ma circa 25-30% va sprecato per sostegno logistico inadeguato, mancanza di magazzini refrigerati, colli di bottiglia nella filiera di fornitura, trasporto carente e canali di commercializzazione sottosviuppati. La FAO [agenzia ONU per alimenti e agricoltura, ndt] pone questa quota a circa 40%, per un valore di circa 8.3 mld di $.

Ventuno milioni di tonnellate di frumento – ossia quasi la produzione annua australiana, marcisce ogni anno per magazzinaggio improprio. Secondo l’associazione delle camere di commercio il paese subisce una perdita post-raccolto di 2 mld di rupie all’anno. Neppure il 4% delle derrate fresche si trasporta con catene del freddo, a confronto con oltre il 90% in GB, Un migliore magazzinaggio a freddo, migliore infrastruttura e relativa istruzione per il maneggio di alimenti, potrebbero aiutare a trasformare tale situazione.

La Banca Mondiale ha recentemente dichiarato che quasi il 60% dei sussidi alimentary al paese non arrivano ai poveri, ma vengono distratti dagli intermediari. Riformare il carente sistema pubblico di distribuzione principale fornitore di cereal sovvenzionati ai poveri e modernizzare altri settori, come la informatizzazione degli spacci e controllo satellitare dei movimenti dei veicoli di trasporto possono fare parecchio nel tappare le falle del colabrodo.

La Food Corporation of India (FCI) fu istituita nel 1964 per offrire slancio ai sistemi di sostegno ai prezzi alimentari, incoraggiare una distribuzione a livello nazionale e mantenere scorte sufficienti di derrate essenziali come il frumento e il riso, ma le sue prestazioni sono state penosamente inadeguate in confronto ai bisogni del paese. Circa l’1% del PIL viene eroso sotto forma di spreco di alimenti. La FCI non ha né capacità d’immagazzinaggio né la manodopera adeguata a gestire questa inverosimile quantità di granaglie alimentari.

Ogni anno il governo acquista milioni di tonnellate di cereal dai produttori per garantire che possano ottenerne un buon prezzo, per numerosi programmi di sovvenzione alimentare e per mantenere scorte d’emergenza. La cruda verità, comunque, è che gran parte dei prodotti agricoli è lasciata all’aperto, vulnerabile alla pioggia e agli attacchi di roditori oppure immagazzinata in spazi di risulta coperti da teli, aumentando così le probabilità di finire in scarto. Parecchi paesi usano ormai silos per cereali in metallo per premunirsi da attacchi fungini allo stock di granaglie.

Si stima che un milione di tonnellate di cipolle spariscano nel percorso fra i produttori e i mercati , come 2,2 milioni di tonnellate di pomidoro. I pomidoro si ammaccano se movimentati in sacchi di juta; cinque milioni di uova si spaccano o vanno a male per mancata conservazione al fresco. Solo tre stati indiani — Punjab, Madhya Pradesh e Haryana — coltivano la gran parte dei cereali per l’India, che devono essere trasportati in zone spesso remote.

Uno studio intrapreso dall’Indian Council of Agricultural Research (nel 2013) mette in risalto che la causa sottostante alla perdita di prodotto agricolo post-raccolto è la mancanza di infrastrutture per l’immagazzinaggio a breve, particolarmente a livello di azienda agricola, nonché la mancanza di lavorazioni intermedie nelle aree di raccolta per successive lavorazioni. Se non ci sono strade adeguate di collegamento fra i campi e i mercati, gli agricoltori non riescino a vendere facilmente il loro sovrappiù di prodotto, che quindi può guastarsi prima di raggiungere i consumatori. Migliorare la capacità stradale e ferroviaria mette i produttori in condizione di arrivare agli acquirenti e viceversa a fertilizzanti e altri apporti agrari di arrivare agli agricoltori.

L’Istituto Indiano di Gestione a Kolkata (Calcutta), ha svelato che solo 10% dei prodotti deperibili hanno accesso a magazzini refrigerati in India, utilizzati perlopiù per le patate per sostenere la imponente domanda Indiana di patatine. Questo, insieme alla gestione inadeguata della catena logistica, ha fatto sì che l’India diventasse un importante contribuente allo spreco alimentare sia pre- sia post-raccolto. Lo studio stim ache l’India abbisogni di strutture d’immagazzinaggio per altre 370 milioni di tonnellate di prodotti deperibili.

In aggiunta allo spreco di alimenti, c’è una dissipazione di risorse preziose coinvolte nella loro produzione. Secondo l’ONU, l’India usa più di 230 kilometri cubi stimati di acqua potabile all’anno, per produrre articoli alimentari che finiranno sprecati. Per contestualizzare la questione si consideri che quella quantità d’acqua basta a fornire acqua potabile a 100 milioni di persone all’anno. Inoltre si utilizzano quasi 300 milioni di barili di petrolio per lavorazioni che finiranno anch’esse senza scopo.

Pur essendo il maggior produttore mondiale di banana, l’India detiene solo lo 0,3% di quota del mercato globale di banane. La produzione è frammentata a confronto con le grosse aziende commerciali della concorrenza, con i piccoli agricoltori con poco smercio e supporto tecnico.

Anche il costo di far arrivare l’energia alle remote zone rurali per poter usare magazzini refrigerati è salato e questo vuol dire che anche dove questi siano costruiti, può darsi che non riescano a funzionare [regolarmente].

In anni recenti, numerose iniziative sono state intraprese dal governo federale e da attori locali e internazionali prendendo di mira appunto la perdita e lo spreco alimentare lungo la filiera agricola. Per esempio, il governo indiano sta cercando di razionalizzare e ammodernare le filiere agricole riformando il Sistema di distribuzione alimentare (PDS) per ridurre perdite e sprechi associati alla distribuzione e l’immagazzinaggio delle granaglie alimentari. Il governo sta anche estendendo il sostegno all’istituzione di progetti di catene del freddo, attualmente già riguardante 138 progetti attuati.

Gli studi hanno anche indicato che anche gli interventi in fattoria possono contribuire alla riduzione di perdite e sprechi alimentari. Per esempio, uno studio pilota sponsorizzato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates ha rivelato una riduzione del 60% delle perdite di raccolto durante prove in campo, verificando tecniche di immagazzinaggio a basso costo e pratiche di movimentazione. Un altro studio, fatto in Punjab e focalizzato sulla raccolta di ‘kinnow’ (un agrume), ha dimostrato come le perdite alimentari in fattoria diminuissero dal 2 al 10% secondo la combinazione di varie tecniche di raccolta.

L’India ha sviluppato alcune moderne catene logistiche collegate ad aziende di lavorazione alimentare, come Nestlé, Pepsi, Unilever e Del Monte, ma queste trattano solo una frazione del prodotto alimentare deperibile del paese.

L’India deve mobilitare investimenti su vasta scala nei metodi di conservazione a freddo trasporto refrigerato e altri tratti logistici moderni per ammodernare la propria catena di rifornimento alimentare. Inoltre serve una forte volontà della classe politica e un pensiero immaginativo da parte dei decisori delle relative politiche.

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Moin Qazi, laureate in economia e in inglese, è membro della Rete TRANSCEND per Pace Sviluppo Ambienteed autore di un bestseller – Village Diary of a Heretic Banker [Diario paesano di un banchiere eretico]. Lavora nel settore della finanza di sviluppo da quasi quarant’anni in India. Reperibile a: [email protected]


15 Oct 2018 Moin Qazi – TRANSCEND Media Service World Food Day – 16 October
Titolo originale: Wasting Food in a Hungry World
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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