Davi Kopenawa Yanomami – La caduta del cielo | Enzo Ferrara

Terra Madre quest’anno ha una sezione (Indigenous) dedicata alla rete di popolazioni indigene di tutto il mondo. «Se si costruisce una mappa dei punti in cui si concentra l’agrobiodiversità a livello mondiale, ci si accorge che essi coincidono con i luoghi in cui vivono i popoli indigeni», ha sottolineato Phrang Roy, coordinatore del Partenariato indigeno per l’agrobiodiversità e la sovranità alimentare e consigliere internazionale di Slow Food per le popolazioni indigene.

Gli habitat con la più alta bio-diversità, in mare sono le barriere coralline delle acque tropicali vicine alla costa, calde e poco profonde, che contengono il 25 % di tutte le specie marine; sulla terraferma il patrimonio della biodiversità è custodito soprattutto nelle grandi foreste pluviali, come quelle del Borneo, dell’Amazzonia o del Congo, che in totale coprono il 7 % della superficie terrestre e ospitano più del 70 % di tutte le specie animali e vegetali della Terra. Mentre in Europa, un appezzamento di un centinaio di ettari può contenere 30 specie d’alberi, in un tratto equivalente della foresta tropicale possono crescerne 400. In 10 ettari di foresta del Borneo ci sono 700 specie di alberi, lo stesso numero presente in tutto il Nord America. Questa molteplicità vale anche per gli animali: su un unico albero di una riserva naturale peruviana sono state osservate 43 specie diverse di formiche, lo stesso numero di tutta la Gran Bretagna. E vale anche per l’umanità: il Brasile è la nazione con la più ampia diversità socio-culturale per merito dei popoli indigeni dell’Amazzonia e del Mato Grosso: 900.000 persone compongono 305 gruppi etnici con almeno 274 lingue, Xavante, Krenak, Kaiowa, Guarani, Panará, Yanomamö …

Se il progresso è correlato alla crescita di produzione e disponibilità di un bene, essendo la biodiversità una ricchezza inestimabile allora le foreste amazzoniche e le barriere coralline sono gli ambienti più progrediti del mondo e allo stesso modo i popoli indigeni di tutto il mondo sono i più progrediti per sviluppo di etnie, lingue e molteplicità umana e spirituale, diversità inestimabili tutte sostenute da un modello di vita semplice ma ricchissimo di relazioni con la natura.

Grazia a Paolo Moiola, periodista da sempre attento al mondo indigeno, come attestato anche dalla sua collaborazione con la Rivista Missioni Consolata possiamo ascoltare l’intervento dello sciamano Davi Kopenawa Yanomami, protagonista del libro “La caduta del cielo”, registrato all’Università di Torino martedì 4 settembre 2018.

Una replica a “Davi Kopenawa Yanomami – La caduta del cielo | Enzo Ferrara”

  1. Come AMC, Amici Missioni Consolata, da una quarantina d'anni seguo con interesse le vicende dei Yanomami e del loro territorio in Brasile. Diverse sono le campagne sostenute al loro fianco, la lotta continua…………., grazie anche all'infaticabile Paolo Moiola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *