La Guerra globale al Terror(ismo): un altro prevedibile fiasco ormai 17enne | Jan Oberg

11 settembre 2018 – Oggi è il 17° anniversario di quanto si potrebbe chiamare la guerra più controproducente, se non stupida, della storia moderna: la Guerra Globale al Terror(ismo) (GGT).

Oggi quella guerra è molto più pericolosa per il mondo e per il suo futuro che i terroristi che secondo quanto si dice mira ad abbattere. E ha causato migliaia di volte più sofferenza, morte e distruzione che l’11 settembre.

Come appare dal confronto proposto in conclusione, gli USA sono stati in grado di proporsi come la vittima innocente – cosa che non è. A differenza di paesi e popoli che sono stati ben più vittime innocenti ma che non hanno risorse simili e altrettanto controllo delle narrazioni mediatiche diffuse per il mondo. Abbiamo sentito parecchio sul “11 settembre” ed è solo giusto: è stato un crimine terribile.

Ma perché non si ricorda, almeno altrettanto bene, il “7 ottobre” (2001, guerra a guida USA all’Afghanistan 2001) o il “20 marzo” (2003, guerra a guida USA all’Iraq) o “19 marzo” (2011, guerra a guida NATO alla Libia) o “7 aprile” (2017, bombardamento USA della Siria, con coinvolgimento militare fin dal 2011)?

Giusto! – queste date non sono state marchiateper creare simpatia per le vittime; tutt’altro.

La Guerra al terror(ismo) è stata sbagliata dal primo giorno. Non è una guerra al terrorismo ma ai terroristi, che è una soluzione brillante come cercare di combattere tute le malattie uccidendo tutti i pazienti.

Ed è una Guerra combattuta senza alcuna considerazione di quella grossa domanda implicatavi: Perché l’hanno fatto e perché lo fanno? Media e politici a chiedersi solo: Chi l’ha fatto? Come?, Dove? Come reagire? Mai la domanda sul perchéPerché quella domanda susciterebbe due problemi: Potrebbero avere un motivo? (non difendendo I loro metodi ma capendo le loro motivazioni), e: abbiamo fatto noi qualcosa per provocare tali sentimenti in altri popoli e altre religioni? Senza una diagnosi intelligente, esaustiva, dell’11 settembre, poteva solo andar male. Ed è andata così. E andrà così.

Il problema successive era che il ‘terrorismo’ fu improvvisamente definite dagli stati come qualunque cosa non-statuale che minacci le società e gli stati. I governi e l’ONU (che consiste di essi) convenientemente omisero il terrorismo come termine per ciò che fanno gli statie hanno fatto su base regolare e su scala ben maggiore. Come l’equilibrio del terrorenucleare, termine espunto deliberatamente dal vocabolario politico perché indicava una verità importante: che gli stati praticano il terrore.

Circa 400 persone sono state uccise annualmente per il mondo prima dell’11 settembre secondo le statistiche del Dipartimento di Stato USA – cosa che, a proposito, fu smessa nel 2004 quando le cifre andarono alle stelle col prender slancio della Guerra al Terror(ismo). Comunque, secondo l’Indice Globale del Terror(ismo) 2015, il numero è adesso 32.000 – la cui gran maggioranza uccisi al di fuori dell’Occidente. Sicché il problema è aumentato di 80 volte (!) E i capi occidentali che continuano questa Guerra non hanno idea di come fermarla o fare qualcosa di più produttivo e intelligente. Un primitivo occhio per occhio e reazioni sproporzionate hanno sostituito quella che un tempo si chiamava capacità da statisti.

Ed era prevedibile che un tale approccio quasi anti-intellettuale sarebbe stato un fiasco!

Molti sia negli sia fuori dagli USA hanno sortito diverse diagnosi, prognosi e proposte per le reazioni ai crudeli attacchi a Washington e New York. Fra questi i soci TFFDi seguito si trova giusto una selezione di articoli in inglese (abbiamo anche scritto in lingue scandinave e parlato in interviste alla radio e alla televisione) postati nei primi tre mesi dopo l’11 settembre e poi dopo).

Li rendiamo disponibili per chi bada al mondo, al terrorismo, e per chi ha anche il coraggio morale di chiedersi: Come mai quelle piccole organizzazioni indipendenti sovente predicono il futuro molto meglio che enormi agenzie di “intelligence”, istituti di ricerca statali e privati, i cosiddetti think tank con bilanci multimilionari in dollari?

La risposta si trova nella domanda: indipendenza, libera esplorazione e libero pensiero. L’opposto del pensiero di gruppo e della correttezza politica che caratterizzano gran parte della ricerca finanziata dagli stati e dalle grandi aziende.

E perché I media hanno ascoltato – e ascoltano – quelli che spingevano per una risposta violenta e ai padroni delle successive guerre all’Afghanistan ossia il “7/10?, all’Iraq ossia il “20/3? e alla Libia e alla Siria – e delle guerre con i droni?

Inoltre, perché virtualmente nessuno dei media maggiori ascoltò qualcuno dei tanti di noi che argomentavano a favore di un’autoriflessione politica e di una risposta all’11/9 in conformità con il diritto internazionale, l’etica e il bene comune a livello mondiale?

E perché tutti i condottieri della Guerra globale al Terror(ismo), che ha recato indicibili sofferenze al mondo e ucciso tanti innocenti, sono ancora a piede libero?

Un’illustrazione in immagini

Per finire, un’illustrazione della macchina propagandistica sull’11 settembre, ritenuta – erroneamente – di giovamento all’Occidente: Si confrontino le immagini che si ottengono immettendo in un motore di ricerca rispettivamente “11 settembre – immagini” e “7 ottobre – immagini” (questa seconda data riferita all’inizio della guerra all’Afghanistan)

Chiaramente, si dovrebbericordarne una e dimenticare l’altra – così come per le guerre e devastazioni in Iraq, Libia e Siria. Lì non c’è cordoglio per le vittime delle nostre guerre e nessuna empatia con i richiedenti asilo e i profughi da queste regioni. 

Ecco la selezione dei relativi articoli TFF nel corso di questi anni:

Rocio Campos, 12.09.2001

Wisdom needed to avoid a bigger war

Jonathan Power, 12.09.2001

For the arrogance of power America now pays a terrible price

Daisaku Ikeda, TFF associate, 16/17.09.2001

Initial perspectives on the terror – a plea for nonviolence

Peter Jarman, 17.09.2001

The terrorist attacks in the USA. A personal view

David Krieger, 20.09. 2001

Reflections on the terrorist attacks

Jonathan Power, 20.09.2001

Is it possible for America to say ‘Sorry’?

Jan Oberg & Jorgen Johansen, 25.09.2001

Constructive thoughts two weeks after September 11

Richard Falk, 27.09.2001

A just response

Jonathan Power, 30.09.2001

Terrorism cannot be defeated by terrorism

Chaiwat Satha-Anand, 01.10.2001

Understanding terror and making the right choice

Radmila Nakarada with Miroslav Pejulic, 01.10.2001

The tragedy of a tragedy – global terrorism and repressive globalisation

Jonathan Power, 03.10.2001

A sensible, less militaristic, way is possible

Jan Oberg, 09.10.2001

Sweden and September 11

Daisaku Ikeda, 18.11.2001

A spiritual response to September 11

Evelin Lindner, 12.12.2001

The lessons of humiliation

Johan Galtung, 19.02.2002 ma scritto nell’autunno 2001

September 11: Diagnosis, Prognosis and Therapy

Johan Galtung and Dietrich Fischer, 06.09.2002

To end terrorism, end state terrorism

Johan Galtung, 18.06.2002

September 11 – October 7, 2001 and its aftermath: Three discourses

Jan Oberg, 03.05.2002

Three minutes silence for the dead in Afghanistan and three other peacemaking suggestions

Christian Harleman & Jan Oberg, 07.06.2002

A U.S. war against Iraq must be prevented now

Jan Oberg, 02.04.2003

Losing all three wars on Iraq

Jan Oberg, 11.09.2003

11 things to remember on September 11

Jan Oberg, 10.09.2006

September 11 Five Years: 9 problems, 11 solutions

Jan Oberg, 26.02.2015

Terrorism – small dot in the larger picture

I soci TFF pubblicano circa 200 articoli analitici all’anno, perciò letteralmente migliaia dal 12 settembre 2001 – sull’11 settembre stesso e sulla Guerra al Terror(ismo), su Afghanistan, Iraq, Libya, Syria, guerre con droni etc. – tutti disponibili ai nostri due siti: TFF’s Old homepage e TFF’s former until 2018.

Continuiamo a trattare questo tema qui a The Transnational, la nostra rivista di homepage inaugurata il 1 gennaio 2018.

 

La Guerra globale al Terror(ismo) è un’auto-sconfitta per l’Occidente

Un sempre più importante risultato di questa guerra è il sistematico indebolimento di democrazia, diritti umani, libertà d’espressione etc. nel mondo occidentale – come pure un aumento tutti i tipi di sorveglianza, monitoraggio e intrusioni nelle nostre vite private e abuso della paurologia come principale strumento contro la propria popolazione.

La gente spaventata smette di partecipare alla propria società e alla propria democrazia e si dà all’infotenimento e all’evasione dalla realtà.

I contribuenti occidentali adesso hanno finanziato questa guerra per 17 anni. La sola cosa che hanno ottenuto è un mondo molto più pericoloso e meno libero.

Forse è ora di fare un boicottaggio massiccio degli introiti fiscali che vanno alla guerra nel vostro paese? E lasciare che chi vuole continuare la Guerra al Terror(ismo) lo faccia su base di contributi volontari a mezzo di crowd-funding?

Alla lunga, la Gerra al Terror(ismo) probabilmente produce sconfitta più di sé che di altri.

Viviamo in quella che Chris Hedges ha recentemente chiamato il nuovo analfabetismo, la società post-istruita, in cui vasti segmenti di cittadini non sanno più distinguere fra bugie e verità. Non renderà più facile fermare la pazzia della Guerra al Terror(ismo) – o i preparativi occidental per la guerra alla Russia, in quanto a quello – cui sia Stephen Cohen sia Michael Klare e addiritura l’ex agente MI-6 [spionaggio militare UK, ndt], Alistair Crooke credono che il mondo potrebbe essere avviato grazie in modo predominante alla sovra-militarizzazione dei paesi NATO e alle loro politiche tracotanti.

E perché cito la Nuova Guerra Fredda qui alla fine?

Perché c’è un nesso. Dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, il consigliere nazionale per la sicurezza del presidente Carter, Zbiegniew Brzezinski, ebbe la grande idea che gli USA dovessero fornire missili Stringer ai jihadisti là attivi per così aiutarli a combattere i russi. C’è quindi una connessione all’inizio e oggi: il continuo sostegno dell’Occidente ad alcuni gruppi terroristici o direttamente o mediante alleati come l’Arabia Saudita, gli stati del Golfo e la Turchia.

Per metterla nuda e cruda: ciò riguarda anche la Siria ed è il perché c’è solo una narrazione mainstream occidentale su quel conflitto e perché quella narrazione ha ben poco a che fare con la realtà molto più complessa. L’Occidente di fatto sostiene i terroristi – con la propaganda, con politiche miranti al cambio di regime, armi e munizioni, formazione etc. – sotto la narrazione del combatterli.

Ci si deve pertanto chiedere quanto della Guerra al Terror(ismo) sia effettivamente una Guerra “per conto nostro” e a quale scopo, se mai, possa eventualmente servire.

Ovviamente si dovrebbe sempre avere convenientemente un pretesto a portata di mano per nuovi bombardamenti, occupazioni, forze segrete e cambi di regime da qualche parte – in breve un terrorismo perpetuo mobile che si autoalimenta.

Almeno, cioè fintanto che l’impero USA sia svanito, la NATO sia stata chiusa e l’Occidente conformato ad essere un partner fra uguali in un ordine mondiale futuro multipolare, più equilibrato e pacifico.

Possa quel giorno arrivare prima che dopo.

Fare 3 minuti di silenzio per le vittime della Guerra globale al Terror(ismo)?

In breve, le politiche nella scia dell’11 settembre sono il problema che dovremmo trattare.

E’ ora di svegliarsi attraverso l’11 settembre, di vedere attraverso il bluff paurologico che è stato abusato per creare. La “reazione” all’11 settembre è mega-terrorismo e più nocivo per il mondo – tutti noi – che qualunque cosa sia accaduta l’11 settembre e chiunque l’abbia fatto.

L’evento dell’11 settembre indusse molti a osservare 3 minuti di silenzio. Quante ore ci servirebbero in ricordo delle persone uccise in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria e altri luoghi, per letteralmente nessuna buona ragione? (Versione rivista di TFF PressInfo 388 from 2016)

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11 Sep 2018 | Jan Oberg – The Transnational
Titolo originale: The Global War on Terror – Another Predictable Fiasco Turns 17
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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