Cinema | Un affare di famiglia | Recensione di Enrico Peyretti

(Regia di Kore’eda Hirokazu. Giappone 2018, Palma d’oro a Cannes)

Per commentare questo film, già molto celebrato, non diremo nulla della vicenda narrata, ma del significato che essa sembra esprimere. Come sono mescolati il bene e il male! Il bene non è mai puro, e il male non è tutto male. Come è profondo in ognuno il bisogno di radici umane della propria umanità, e com’è altrettanto profondo il bisogno di frutti vivi della propria vita umana! Il tema dichiarato del film è la famiglia, che non è scelta, o anche scelta. E che cosa non si fa per saldare unità tra le persone che noi siamo, mai con gli altri e mai senza gli altri. E perdiamo relazioni, e creiamo relazioni.

Si fallisce e si costruisce. Incolmabile come il cavo del cuore è la solitudine di ognuno. Ma la vita non limpida di una vecchia donna, chiamata affettuosamente nonna, termina con un «Grazie!» cosmico nel vedere danzare le vite che ha favorito. La legge fa il suo compito, necessario, e la vita la avvolge e la attraversa, come il vento e il sole attraversano le reti e le grate che per necessità separano i terreni. «Un baratro è l’uomo  e il suo cuore un abisso». «Come la cerva ai corsi d’acqua, ogni anima anela…».

 

 

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