Abbecedario della democrazia | Enrico Peyretti

Democrazia sì o no? Democrazia del Capitano, o della piattaforma Rousseau? O quella dei leader e segreterie?

La democrazia è il sistema di decidere contando le teste favorevoli o contrarie, senza tagliare quelle contrarie. Diremo dunque che maggioranza è giustizia? Oppure la democrazia è anche un sistema di valori non decisi dai semplici numeri?

Perché, avendone la possibilità, non decidiamo come piace a noi, che sappiamo con certezza quel che è giusto, mettendo a tacere (o peggio) chi vuole il contrario? Così la chiesa ha sempre pensato, nel tempo della cristianità (reale o immaginata), e così hanno pensato e fatto le ideologie  totalitarie, e gli interessi forti, incarnazione della forza-verità storica, che dicono: verità e giustizia e realtà siamo noi, non la maggioranza. Questa semmai verrà dopo, convinta da noi. No, l’idea della verità politica incarnata, più decisiva dei numeri, l’abbiamo superata, con dolorose fatiche storiche. Siamo democratici, decidono i numeri.

Ma decidono tutto? Ci sono valori che non si identificano né con la forza, né col consenso maggioritario. Un valore così è la coscienza libera di ciascuno: nessuno può essere costretto a volere o ad  avallare ciò che non trova giusto secondo la propria coscienza. La democrazia che conta le teste deve contare teste libere, rispettate e aiutate nella loro libertà. Legalità non è necessariamente giustizia. Alla legge regolarmente stabilita, una coscienza può sentire il dovere di disobbedire, per giustizia, accettando la sanzione.

Perciò la maggioranza deve rispettare e anche favorire la libera convinzione ed espressione di volontà differenti e alternative. Il metodo democratico e la democrazia come valore politico consistono in due cose: si decide come vuole la maggioranza; si rispetta e si ascolta, nel continuo cammino di umanizzazione, la volontà alternativa delle libere minoranze. Democrazia è azione, ma prima è dialogo, senza imposizioni. Per questo si basa sul “parlamento”, non solo sul lancio della parola istantanea (twitter), senza le mediazioni del “dis-correre”, che si svolge e si corregge nel tempo. La democrazia è la forma primaria e più elementare di nonviolenza. Ogni maggioranza che si crede in diritto di tutto, rovina la conquista storica della democrazia sull’assolutismo.

Il principio umanistico della dignità inviolabile di ogni persona è superiore al principio tecnico della maggioranza, perché ne è la vera ragione sostanziale. Si suppone, con fiducia nella ragione umana, che i più riescano mediamente a vedere e decidere meglio. Ma non è una sicurezza: la maggioranza è legittima, ma può sbagliare, può essere ingiusta, eccome! C’è una cosa  che non deve fare: conculcare le minoranze. Cuore più vero della democrazia non è il principio di maggioranza, ma il principio di rispetto delle minoranze. Qualunque opinione che critica ma rispetta le altre, non può essere conculcata. E se c’è un’opinione che non rispetta le altre si spera che la maggioranza delle persone ragionevoli la giudichi e la isoli.

La democrazia non è verità, ma metodo. E non è solo un metodo tecnico, ma una civiltà etica. Il risultato tecnico non è sempre etico. Il valore etico sociale non si ottiene se non col metodo del consenso di maggioranza. Il consenso può produrre un effetto non etico. Dobbiamo custodire le procedure, e dobbiamo educare il civismo. Sono come il corpo e l’anima della democrazia vivente: reciprocamente necessari.

La democrazia è una scommessa sulla ragionevolezza umana, sul senso della giustizia, sul rispetto dell’altro. Preziosi beni mai conquistati per sempre. La storia cammina, ma l’umanità – bambini e vecchi – è sempre di nuovo a frequentare la prima elementare, ad aprire l’antico abbecedario, insostituibile.

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