Pazzi ed economisti | John Scales Avery

 “Chiunque creda nella crescita indefinita in qualunque cosa di fisico, su un pianeta fisicamente finito, è o pazzo o un economista.”  —  Kenneth E. Boulding (1910-1993)

Perché gli economisti sono drogati dalla crescita?

Gli economisti (con alcune pregevoli eccezioni) si comportano da lungo tempo come de la crescita fosse sinonimo di salute economica. Se il prodotto nazionale lordo di un paese cresce costantemente del 4% all’anno, quasi tutti gli economisti esprimono approvazione e dicono che l’ economia è sana. Se si potesse far sì che l’economia crescesse ancor più veloce (essi garantiscono), sarebbe ancor più sana. Se il tasso di crescita calasse, si diagnosticherebbe un malessere economico. Però è ovvio che su una Terra finita né la crescita demografica né quella economica possono continuare indefinitamente.

Ma perché gli economisti sono aggrappati quasi religiosamente all’idea della crescita? In generale, la crescita arreca profitti agli speculatori. Per esempio, l’acquisto di terreno ai margini di una città in crescita sarà remunerato con l’aumento di valore del terreno; e quando l’economia cresce, aumenta il valore delle quote di capitale.

Oggi, col vacillare della crescita economica, I difetti e le ingiustizie del nostro Sistema bancario sono bruscamente saltate all’occhio e si è fatta luce anche sul rapporto troppo comodo fra banche e governo. Il crollo delle banche durante la crisi delle ipoteche subprimedel 2008 e il loro successive salvataggio mediante denaro dei contribuenti può darci una visioneereno in spaccato di ambo i fenomeni – le falle del nostro sistema bancario e la sua infiltrazione nelle stanze del governo. Lo stesso si può dire dell’attuale crisi del debito nazionale nell’euro-zona e altrove.

Una caratteristica del sistema bancario che invoca una riforma è “il bankingcon riserve frazionali”, cioè la pratica per cui le banche private trattengono solo una piccola frazione del denaro affidatogli dai loro depositanti, prestando tutto il resto. Così facendo, le banche in effetti coniano il proprio denaro e lo mettono in circolazione, una prerogativa che dovrebbe essere riservata ai governi. Col sistema dell’attività bancaria con riserve frazionali, i profitti derivanti da qualunque espansione della riserva di denaro vanno alle banche private anziché venire usare dai governi per provvedere ai servizi sociali. Questo è sostanzialmente fraudolento e ingiusto; le banche in effetti emettono così la loro moneta falsa.

Quando l’economia si contrae invece di espandersi, l’effetto del banking con riserve frazionali è ancor peggiore. In tal caso i depositanti chiedono alla banca il loro denaro, che è loro diritto fare. Ma le banche il denaro non ce l’hanno, avendolo prestato, e così falliscono. Però i banchieri sis ono assicurati contro tale eventualità comprando i voti d(e)i funzionari governativi. Sicché le banche vengono salvate e ai contribuenti resta il conto da pagare, come nel recente esempio in cui la Federal Reserve USA ha erogato segretamente 7,7 trilioni di dollari dei contribuenti per salvare varie banche.

Crescita demografica indotta dall’informazione

Oggi siamo in grado di stimare la popolazione mondiale in vari periodi della sua storia e perfino in ere preistoriche. Guardando i dati degli ultimi 3.000 anni, si può vedere che la popolazione umana mondiale non ha seguito una curva esponenziale in funzione del tempo, ma invece una traiettoria iperbolica.

Al tempo di Cristo, la popolazione del mondo si ritiene essere stata approssimativamente 220 milioni. Al 1500, la terra conteneva 450 milioni di persone e al 1750 oltre 700 milioni.Con l’accelerare della rivoluzione industriale e scientifica, la popolazione globale ha reagito salendo a rotta di collo: nel 1930, raggiungeva i due miliardi; nel 1958 tre miliardi; nel 1974 quattro miliardi; nel 1988 cinque miliardi, e nel 1999 sei miliardi. Oggi siamo a 7,6 miliardi, e circa un miliardo ci si aggiungono ogni dodici anni.

Come ha fatto notare il fisico Murry Gell-Mann, una semplice curva matematica che s’approssima molto alla popolazione umana globale su un periodo di parecchie migliaia d’anni, è un’iperbole di forma  P = 190.000.000.000/(2025-t). Ove P rappresenta la popolazione umana globale e tè l’anno.

Come possiamo spiegare il fatto che la curva della popolazione non è un’esponenziale? Possiamo volgerci a Malthus per una risposta: secondo questo modello, la popolazione non aumenta in modo esponenziale, eccetto in circostanze di abbondanza delle scorte alimentari tale da rendere del tutto incontrollato l’aumento di popolazione.

Malthus ci offre un modello di crescita demografica culturalmente indotta. Ci dice che l’aumento di popolazione tende a premere ai limiti delle scorte alimentari, che essendo culturalmente determinati fan sì che anche la densità di popolazione lo sia. Le società di cacciatori-raccoglitori necessitano di ampi tratti di territorio per il proprio sostentamento e pertanto la densità della loro popolazione sarà necessariamente bassa. I metodi pastorali di produzione alimentare possono sostenere popolazioni di maggior densità. Infine, densità estremamente alte di popolazione possono sostenersi con un’agricoltura moderna. Sicché la curva iperbolica di Gell-Mann dovrebbe considerarsi descrittiva della crescita della cultura umana in rapida accelerazione, da intendersi comprensiva di metodi di produzione alimentare.

Guardando la curva, P=C/(2025-t), è ovvio che la cultura umana ha raggiunto un periodo di crisi. La curva indica che la popolazione mondiale raggiungerà l’infinito nell’anno 2025,il che ovviamente è impossibile. In qualche modo, l’effettiva traiettoria della popolazione mondiale quale funzione del tempo deve deviare dalla curva iperbolica, cosa che in effetti sta già avvenendo.

Data l’immane sofferenza umana e il danno potenzialmente catastrofico all’ambiente terrestre che sarebbero implicati in un tale schianto, è d’enorme importanza la questione di come l’effettiva traiettoria demografica giungerà a deviare dall’iperbole. La popolazione trapasserà il limite sostenibile, schiantandosi? O s’avvicinerà gradualmente a un massimo? Nel secondo caso, gli elementi di rallentamento della crescita saranno matrimony tardive e pianificazione famigliare? O saranno le fosche forze malthusiane – fame, malattia e guerra – ad agire per contenere il numero degli umani entro la capacità di sostentamento del loro ambiente?

Possiamo comunque predire che con l’avvicinarsi della popolazione globale ai 10 miliardi, avverranno gravi carestie in molti paesi in via di sviluppo; se ne possono già cogliere gli inizi. Si stima che circa 30.000 bambini oggi muoiano ogni giorno per fame o malattia e denutrizione insieme.

Oltre l’era dei combustibili fossili

Un’analisi del rapporto fra popolazione globale e terra agricola mostra che abbiamo probabilmente già superato il limite demografico sostenibile con la nostra dipendenza dal petrolio: fra il 1950  e il  1982, l’uso di fertilizzanti sintetici a prezzo modesto è aumentato otto volte. Molta della nostra attuale produzione agraria dipende dal loro utilizzo, ma la loro produzione è dispendiosa in termini energetici. Inoltre le fibre sintetiche derivate dal petrolio hanno ridotto la quantità di terreno agricolo necessario per la coltivazione di fibre naturali, e i trattori, mossi dal petrolio, hanno sostituito gli animali da tiro bisognosi di terreno agricolo per il pascolo.

Poi, i combustibili a base di petrolio hanno sostituito la legna da ardere e altri combustibil derivati dalla biomassa. La transizione inversa, tornando dai combustibili fossili a fonti d’energia rinnovabile, comporterà una considerevole diversione di terreno dalla produzione alimentare a quella energetica. Per esempio, sono necessari 1,1 ettari per coltivare la canna da zucchero necessaria per ogni automobile brasiliana ad alcool. Si può paragonare questa cifra con l’area media di terreno agricolo disponibile ad ogni persona al mondo, in costante calo: 0,24 ettari nel 1950, 0,16 ettari nel 1982.

Così, c’è pericolo che proprio mentre la popolazione globale raggiunge il livello senza precedenti di 10 miliardi o più, la base Agricola per sostenerla possa improvvisamente venir meno. Catastrofe ecologica, eventualmente combinata con guerra e altri disordini, che potrebbe produrre carestie e morti su scala senza precedenti nella storia – un disastro d’inimmaginabili proporzioni, coinvolgente miliardi anziché milioni di persone.

Che cosa direbbe Malthus oggi?

Che cosa ci direbbe Malthus se fosse vivo oggi? Certamente direbbe che abbiamo raggiunto un periodo della storia umana in cui è vitale stabilizzarla popolazione mondiale se si devono evitare degrado ambientale e carestie catastrofici. Plaudirebbe agli sforzi di ridurre la sofferenza eliminando la povertà, la morbilità diffusa e la guerra; ma farebbe notare che, essendo necessario fermare il rapido aumento degli ospiti umani [della biosfera], ne consegue che ovunque vengano tolti freni positivi alla crescita demografica, è assolutamente necessario sostituirli con ostacoli preventivi. Il punto di vista di Malthus s’ampliò nelle successive edizioni del suo saggio; e se fosse vivo oggi, probabilmente concorderebbe che la pianificazione famigliare è il freno preventivo più umano.

Eliminare povertà e guerra

In quasi tutte le società che Malthus descrisse si può vedere un chiaro nesso non solo fra pressione demografica e povertà, ma anche fra pressione demografica e guerra. Leggendo il suo Saggio, si fa chiaro perché tutt’e due queste terribili fonti d’angoscia umana saturino tanto della nostra storia, e perché gli sforzi di sradicarle siano falliti così sovente: il solo modo possibile per eliminare la povertà e la guerra è ridurre la pressione demografica con impedimenti preventivi, giacché la riserva maggiorata di cibo prodotto da occasionali progressi culturali può solo dare sollievo decisamente temporaneo.

Oggi i nessi fra pressione demografica, povertà, e guerra sono ancor più pronunciati che in passato, perché la crescita della popolazione umana ci ha condotti ai limiti estremi imposti dai vincoli ecologici. Inoltre, lo sviluppo delle armi nucleari ha reso la guerra proibitivamente pericolosa.

Quante persone può sostenere ad agio la Terra?

Le risorse della terra e le tecniche della scienza moderna possono sostenere una popolazione globale di dimensioni moderate a suo agio e sicurezza; ma la dimensione ottimale è senza dubbio più piccola che l’attuale popolazione mondiale. In tale situazione si possono trovare fonti d’energia rinnovabili per sostituire i combustibili fossili in via di sparizione. La tecnologia può anche essere in grado di trovare surrogati rinnovabili a molte risorse minerali in via di sparizione per una popolazione mondiale di dimensioni moderate. Quel che la tecnologia non può fare è però dare a una popolazione globale di 10 miliardi di persone gli standard di vita di cui godono oggi i paesi industrializzati.

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John Scales Avery, Ph.D., apparteneva al gruppo che si spartì il premio Nobel per la Pace nel 1995 grazie a proprio lavoro organizzativo della Conferenza Pugwash su Scienza e Affari Mondiali; è membro della Rete TRANSCEND e Professore Associato Emerito al H.C. Ørsted Institute, Università di Copenhagen, Danimarca. Presiede sia il Gruppo Nazionale Pugwash Danese sia l’Accademia Danese per la Pace; ha ottenuto la sua formazione in fisica teoretica e chimica teoretica al M.I.T., all’Università di Chicago e all’Università di Londra. E’ autore di numerosi libri e articoli su argomenti scientifici come pure su più vaste questioni sociali. I suoi libri più recenti sono Information Theory and Evolutione Civilization’s Crisis in the 21st Century (pdf).

 

TMS EDITORIALE #545 –John Scales Avery

Titolo originale: Madmen and Economists
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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