Un digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti

A tutti gli uomini e le donne di buona volonta’

Martedi’ 10 luglio 2018 alle ore 12 ci ritroviamo a Roma, in piazza San Pietro, per una giornata di digiuno. Da li’ proseguiremo a Montecitorio per testimoniare con il digiuno contro le politiche migratorie di questo governo. E continueremo a digiunare per altri 10 giorni con un presidio davanti a Montecitorio dalle ore 8 alle 14.

Per adesioni al digiuno e partecipazione scrivere a questa email: [email protected]

“Avete mai pianto, quando avete visto affondare un barcone di migranti?”, cosi’ Papa Francesco ci interpellava durante la messa da lui celebrata a Lampedusa per le 33.000 vittime accertate (secondo il giornale inglese “Guardian” che ne ha pubblicato i nomi) perite nel Mediterraneo per le politiche restrittive della “Fortezza Europa”.

E’ il naufragio dei migranti, dei poveri, dei disperati, ma e’ anche il naufragio dell’Europa, e dei suoi ideali di essere la “patria dei diritti umani”. La Carta dell’Unione Europea afferma: “La dignita’ umana e’ inviolabile. Essa deve essere rispettata”.

E’ un crimine contro l’umanità, un’umanità impoverita e disperata, perpetrato dall’opulenta Europa che rifiuta chi bussa alla sua porta.

Un rifiuto che e’ diventato ancora piu’ brutale con lo scorso vertice dell’Unione Europea in cui i capi di governo hanno deciso una politica di non accoglienza. Anche l’Italia decide ora di non accogliere, di chiudere i porti alle navi delle Organizzazioni non governative ed affida invece tale compito alla Guardia Costiera libica, che se salvera’ i migranti, li riportera’ nell’inferno che e’ la Libia. Perfino la Commissione Europea ha detto: “Non riportate i profughi in Libia, li’ ci sono condizioni inumane”.

Per questo stiamo di nuovo assistendo a continui naufragi. L’Onu parla di oltre mille morti in questi mesi.

Papa Francesco ha fatto sue le parole dell’arcivescovo Ieronymos di Grecia pronunciate nel campo profughi di Lesbo: “Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi, e’ in grado di riconoscere immediatamente la bancarotta dell’umanita’”.

E’ il sangue degli impoveriti, degli ultimi, che interpella tutti noi, in particolare noi cristiani che saremo giudicati su: “Ero straniero… e non mi avete accolto”. Noi chiediamo a tutti i credenti di reagire, di gridare il proprio dissenso davanti a queste politiche disumane.

Noi proponiamo un piccolo segno visibile, pubblico: un digiuno a staffetta con un presidio davanti al Parlamento italiano per dire che non possiamo accettare questa politica delle porte chiuse che provoca la morte nel deserto e nel Mediterraneo di migliaia di migranti.

“Il digiuno che voglio – dice il profeta Isaia in nome di Dio – non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?”.

padre Alex Zanotelli, a nome dei missionari comboniani
mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta
don Alessandro Santoro, a nome della Comunita’ delle Piagge di Firenze
suor Rita Giaretta, Casa Ruth, Caserta
padre Giorgio Ghezzi, religioso sacramentino
“La Comunita’ del Sacro Convento aderisce e partecipa nella preghiera” e’ quanto riferisce padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi


Migranti, cattolici di base in piazza. Da oggi in presidio davanti alla Camera | Luca Kocci

Roma. Appello ai credenti. Alex Zanotelli e mons. Nogaro in corteo da Piazza San Pietro

Il mondo cattolico di base e impegnato nel sociale batte un colpo «contro le politiche migratorie di questo governo», e anche per svegliare i tanti cattolici che assistono in silenzio a quello che sta accadendo nel Mediterraneo.

L’appuntamento è questa mattina a mezzogiorno, in piazza San Pietro. Da lì partirà un corteo – grande o piccolo, a seconda di chi ci sarà – verso Montecitorio, dove verrà installato un presidio fisso davanti alla Camera e avviato un digiuno «di giustizia» a staffetta «in solidarietà con i migranti».

L’iniziativa è stata lanciata da monsignor Raffaele Nogaro, ex vescovo di Caserta da sempre in prima linea per i diritti dei migranti, e dal missionario comboniano Alex Zanotelli. Insieme a loro don Alessandro Santoro e la Comunità delle Piagge di Firenze, suor Rita Giaretta e le orsoline di Casa Ruth di Caserta (da vent’anni impegnate per liberare le donne vittime di tratta e di sfruttamento sessuale), il sacramentino Giorgio Ghezzi (ora a Castel Volturno) e i francescani di Assisi. Strada facendo si sono aggiunti altri: i gesuiti di varie comunità, le suore domenicane, la Comunità di base di San Paolo a Roma, molti gruppi scout dell’Agesci. Altre adesioni stanno arrivando in queste ore (email: [email protected]).

«Sono oltre 34mila le vittime accertate (tutti i nomi il manifesto li ha pubblicati lo scorso 22 giugno, ndr) perite nel Mediterraneo per le politiche restrittive della Fortezza Europa», scrivono i promotori. «È il naufragio dei migranti, dei poveri, dei disperati, ma è anche il naufragio dell’Europa, e dei suoi ideali di essere la patria dei diritti umani. È un crimine contro l’umanità, un’umanità impoverita e disperata, perpetrato dall’opulenta Europa che rifiuta chi bussa alla sua porta. Un rifiuto che è diventato ancora più brutale con lo scorso vertice della Ue dove i capi di governo hanno deciso una politica di non accoglienza».

Quindi si passa all’Italia, che «decide ora di non accogliere, di chiudere i porti alle navi delle Ong ed affida invece tale compito alla Guardia costiera libica, che se salverà i migranti, li riporterà nell’inferno che è la Libia. Per questo stiamo di nuovo assistendo a continui naufragi. L’Onu parla di oltre mille morti in questi mesi». Per i religiosi «è il sangue degli impoveriti, degli ultimi che interpella tutti noi, in particolare noi cristiani che saremo giudicati su: ero straniero… e non mi avete accolto». Per questo «chiediamo a tutti i credenti di reagire, di gridare il proprio dissenso davanti a queste politiche disumane». Il digiuno davanti a Montecitorio è un «piccolo segno visibile per dire che non possiamo accettare questa politica delle porte chiuse che provoca la morte nel deserto e nel Mediterraneo di migliaia di migranti».

Fonte: Il Manifesto10.07.2018

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