Un (altro) profeta al Centro Studi Sereno Regis | Cinzia Picchioni

Era il 1988 e partecipavo al Primo Campo sul bioregionalismo. Il luogo era stupendo, una Comunità (tra le prime in Italia) dal nome evocativo: Aquarius-Podere Poggio alle Fonti. Non contenti, la Comunità si trovava (e si trova!) a San Gimignano! Il titolo del Campo era “Ritorno alla terra”… un ricordo indelebile per molteplici motivi, non ultimo quello di aver sentito parlare per la prima volta della “Fierucola del pane”.

Perché sono partita da così lontano? Perché altrimenti non si potrebbe capire il mio entusiasmo scoprendo – tempo fa – che il Centro Studi Sereno Regis avrebbe ospitato la presentazione di un libro, La rivoluzione integrale, ultima fatica di Giannozzo Pucci, che della Fierucola è stato l’ideatore (e ne è tuttora garante).

Ora metto insieme le cose, non temete.

1988…

Immaginatemi a 30 anni, seduta per terra all’ombra di un grande albero, sulle colline di San Gimignano, ascoltare le realtà di decine di famiglie, singoli, comunità che per scelta avevano lasciato i loro rassicuranti e redditizi lavori per “tornare alla terra”, come recitava il titolo del Campo.

2018…

Immaginatemi oggi, mentre registro antiche e nuove riviste per l’emeroteca del Centro Studi Sereno Regis e mi capita tra le mani questo articolo, tratto da “A rivista anarchica”, anno 18, nr. 158, ottobre 1988:

Un campo stimolante

di Andrea Papi

“Dal 5 all’11 settembre, presso la comunità Aquarius di S. Gimignano, si è svolto il campo annunciato su “Bioregionalismo  e  ritorno  alla  terra”. Molti i temi affrontati in sedute quotidiane, secondo il classico schema basato sull’introduzione seguita dal dibattito: dal rapporto con la terra alle tecnologie pulite, alla ricerca pedagogica, all’organizzazione del villaggio, fino al tentativo di abbozzare una vera e propria strategia bioregionalistica. Si è discusso all’aperto, all’ombra di un grande albero, seduti per terra o su panche rudimentali, qualcuno separando semi di soia neri dai baccelli seccati”.

Sì, sì, è vero, anch’io ho “sbaccellato” la soia togliendola dai gusci ormai secchi!

Allora non ho sognato! Allora non è che sono passati trent’anni e ho i ricordi annebbiati e “abbelliti” dalla lontananza temporale! Ma soprattutto è vero che c’è stato quel Campo, è vero che in quel Campo (o meglio, dopo), ho conosciuto la realtà della Fierucola (e Giannozzo Pucci, rimanendone “folgorata”; così come ho conosciuto Gino Girolimoni, che a quel tempo faceva nascere la – ora nota – azienda Alce Nero). Ed è vero che, trent’anni dopo, poche sere fa, il fondatore della Fierucola ha onorato il Centro Studi Sereno Regis (e tutti/e noi presenti) della sua presenza e delle sue parole! 

Poco fa…

Sì perché ora siamo giunti al presente, a quella sera in cui, la Sala Gandhi piena come un uovo, è sembrato di fare un tuffo nel passato, a quei tempi, in quei luoghi. C’erano persone che non vedevo da anni (ma che sapevo aver fatto la scelta del “ritorno alla terra”, senza cambiare idea). Quella sera c’erano persone che non hanno ceduto, che hanno creduto nella necessità di tornare alla terra, compreso Giannozzo Pucci con il suo bellissimo ultimo libro (“ultimo” solo per pubblicazione, s’intende…), La rivoluzione integrale. 

L’atmosfera era incredibile soprattutto per chi, come me, c’era, come quell’uomo che a fine serata ha recitato una poesia in lingua piemontese, dedicandola a Giannozzo per salutarlo. Una poesia che, tra il serio e il faceto, narrava anche di TAV e di “nuova” resistenza. 

Ecco sì: resistere resistere resistere, al “così fan tutti” (brutti, inquinanti, dannosi lavori), al “non si può fare diversamente”, al “ce l’hanno tutti” (cellulare, auto, condizionatore…), al “e ma come si fa altrimenti?” (senza supermercato, senza outlet, senza acqua nella plastica, senza pesticidi…). Sono uscita da quella serata con rinnovata speranza che “si può fare” diversamente. C’era davanti a me Giannozzo, un signore di non proprio giovane età, con un vecchio problema di deambulazione che però, fatta una volta la scelta, l’aveva portata avanti e continuava a farlo. Proprio come alcuni/e dei/delle presenti quella sera. È stato come ri-partire, come quella volta, trent’anni fa, quando sono ri-partita da San Gimignano per Torino, passando da Firenze per vedere questa leggendaria Fierucola del pane.

Grazie perciò, ancora una volta, al Centro Studi Sereno Regis. Lì è venuto Giannozzo Pucci, lì ho trovato l’articolo su una delle molte riviste (rare) che vi si archiviano, lì ho potuto respirare quell’atmosfera, ringraziando ogni minuto per il privilegio di capire chi avevo davanti e ciò che aveva fatto da quegli anni a questi. 

Come ho già detto qualche volta, e come cerco di trasmettere a chi non è stato così fortunato come me (di conoscere, per esempio, Giannozzo Pucci e vederlo ora nella Sala Gandhi), “Dal Centro Studi Sereno Regis è passata e continua a passare la storia”; visitarne le Sale, la Biblio-emeroteca, frequentarne gli eventi e le attività è non solo arricchente, ma soprattutto ci fa sentire che siamo “sulla strada giusta”, quella che abbiamo intrapreso molti anni fa e – con fatica – non abbiamo abbandonato.

Commossa? Sì. Grata? Pure. Peccato per chi non c’era e ha perso un’occasione di ascoltare un profeta (gli “altri” del titolo erano, nelle mie intenzioni, Beppe Marasso e Nanni Salio. Il primo “presente in sala”, il secondo “compresente”). Peccato perché Giannozzo Pucci vive a Firenze e non è proprio facilissimo che torni in Piemonte. Peccato anche per chi, pur essendo lì quella sera, non aveva tutta la memoria cui ho fatto riferimento sentendomi privilegiata. Per questo motivo allego qui sotto il link per approfondire la conoscenza dello straordinario personaggio ospitato dal Centro Studi Sereno Regis. 

Per chi ha voglia di leggere ancora…

Qui un po’ di storia della Fierucola, tratta da www.lafierucola.org, ricordando che si tiene ancora oggi, e che – una volta nella vita – va vista (invece di prendere l’aereo e spararsi in qualche paese straniero o tropicale, per le prossime vacanze…?). Poi bisognerebbe parlare della casa editrice che Giannozzo ha fondato anni fa: Libreria Editrice Fiorentina, con bellissimi e a volte fondamentali titoli, spesso recensiti anche nelle “pagine” della “newsletter” del Centro Studi Sereno Regis, ma verrebbe un articolo troooppo lungo!!!

“Da tempo immemorabile, il 7 settembre sera, vigilia della nascita di Maria (e prima dell’era cristiana festa di Demetra, dea dei campi, dei raccolti e dell’agricoltura) i contadini scendevano a Firenze dalle campagne […]. Si avviavano prima dell’imbrunire e col sopraggiungere della notte ciascuno accendeva la sua fiaccola, candela o lucerna. Giunti in piazza passavano la notte nella chiesa e nei chiostri della SS.Annunziata, sotto i loggiati, cantando, pregando, suonando e ballando. Il giorno dopo, 8 settembre, oltre alla festa religiosa in basilica, le famiglie contadine animavano una fiera dove si vendevano le cose fatte in casa, i filati e i panni tessuti a mano, i funghi seccati sull’aia, il pane cotto nel forno a legna e gli altri prodotti dei boschi e dei poderi. In questo modo veniva onorata la campagna nel centro della città di Firenze. I fiorentini non persero occasione per ridicolizzare i contadini: le contadine che vendevano alla Fiera venivano chiamate “Fierucolone”, cioè donne buffe senza grazia in una fiera che non valeva niente (Fierucola). Le fiaccole che scendevano dalle campagne la notte del 7 settembre venivano scimmiottate dai cittadini con lampioncini di carta a forma di gonne contadine, chiamati “Rificolone” sempre per prendere in giro i costumi delle donne di campagna che non si volevano sottomettere alle mode “coi fiocchi” della città. Questo è il senso del ritornello “ Ona, ona, ona! Quant’è bella la Rificolona! La mia l’è con i fiocchi! La tua l’è coi pidocchi!” […]. Nel settembre 1984, dopo oltre 150 anni dalla fine del mercato contadino della Rificolona, come impegno per la rinascita di quel mercato e del mondo rurale che lo rendeva possibile, si è svolta a Firenze in piazza SS. Annunziata la prima Fierucola che è stata riservata alle produzioni ecologiche e intitolata al pane come simbolo dei bisogni essenziali. Oggi le Fierucole si sono moltiplicate a Firenze con varie edizioni mensili, e manifestazioni simili sono sorte in molte regioni italiane. La Fierucola 20 anni fa si è aperta proprio per i piccoli agricoltori familiari, locali, artigiani, non imprenditori, come fondamento della rinascita della ruralità italiana. […] Oggi c’è la convinzione che il mestiere contadino sia solo vestigia di un passato superato. La Fierucola è nata sull’ipotesi opposta e cioè: 

  •     che l’agricoltura industriale non è agricoltura, ma industria che non può garantire la qualità degli alimenti;
  •     che senza il piccolo podere familiare non può esistere sviluppo rurale;
  •     che la produttività totale nel piccolo podere non specializzato è molto maggiore che nelle monoculture industriali e gli investimenti finanziari, cioè i costi per la collettività, infinitamente più bassi;
  •     che il lavoro manuale con la competenza necessaria è l’elemento fondamentale del lavoro e dell’intelligenza umana e non può in nessun modo essere sostituito.

Oggi, la Fierucola del Pane è considerata la festa madre dell’associazione: vengono spese forze ed energie per organizzare al meglio incontri e dibattiti, per favorire scambi di esperienze tra varie realtà contadine, per divulgare l’amore per le nostre origini rurali”.

Qua invece l’articolo intero per il Primo Campo sul Bioregionalismo “Ritorno alla terra”.

Una replica a “Un (altro) profeta al Centro Studi Sereno Regis | Cinzia Picchioni”

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