Ecologia del diritto. Scienza, politica, beni comuni | Recensione di Cinzia Picchioni

Fritjof Capra, Ugo Mattei, Ecologia del diritto. Scienza, politica, beni comuni, Aboca SpA Società Agricola, Sansepolcro (Ar) 2017, pp. 258, € 18,00

Diritto al piccolo

Capra (scienziato, fellow dello Schumacher College inglese… Schumacher, autore di Piccolo è bello, ricordate?) ha conversato con Mattei (studioso del diritto) sui temi della “legge” nella scienza e nella giurisprudenza. Dapprima hanno conversato informalmente in un campo da tennis, ma poi – per nostra fortuna – i loro dialoghi si sono maggiormente strutturati, diventando addirittura dei seminari (allo University of California College of the Law di San Francisco). E infine, non contenti, i due autori hanno deciso di trasformare le loro “disquisizioni in libro” (p. 11). Quello che da oggi è disponibile sugli scaffali (e al prestito) della Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis, a Torino.

Il libro

Dieci capitoli e un’Introduzione per discutere di 3 temi interconnessi: la relazione tra scienza e filosofia del diritto; l’apporto della scienza e del diritto alla moderna interpretazione del mondo (ma anche il concorso della modernità all’attuale crisi mondiale); la necessità di trasformare il diritto per creare un “ordine giuridico ecologico” (p. 12). 

Lungo i capitoli incontriamo la storia del pensiero scientifico occidentale, la conseguente evoluzione del pensiero giuridico, il cambiamento avvenuto nella scienza (dal mondo visto come una macchina al mondo visto come rete), l’emergere del pensiero sistemico in tutte le scienze della vita (a partire dalla rivoluzione concettuale nella fisica dei primi 30 anni del ventesimo secolo, di cui Fritjof Capra ha fatto parte, col suo famoso libro Il tao della fisica, tradotto da Nanni Salio). 

Gli ultimi capitoli recano proposte. Nell’8° vengono elencati ed esaminati 3 princìpi per superare la “trappola meccanicistica” che “rende naturale” l’attuale situazione: “dissociare il diritto dal potere e dalla violenza; rendere la comunità sovrana; rendere la proprietà generativa” (p. 14). Nel 9° si delinea una possibile struttura giuridica per i “beni comuni”, secondo un “ordine giuridico coerente con i princìpi ecologici che sostengono la vita sul nostro pianeta” (p. 14). Il 10° infine ci offre l’abbozzo di questo ordine, detto eco-giuridico, con esempi di lotte attuali che tentano di trasformare in realtà tale nuovo ordine. Un capitolo entusiasmante e pieno di speranza!

Il pesce persico del Nilo

Trovo utile assaggiare il libro presentato questa settimana, potendone leggere qualche riga (per me tra le più emblematiche del messaggio di Capra e Mattei):

“Il pesce persico del Nilo è originario del Sahara meridionale ed […] è stato introdotto dall’uomo anche nel lago Vittoria, in Africa orientale, dove è divenuto uno dei migliori esempi delle conseguenze involontarie legate all’introduzione di una specie estranea in un ecosistema. Predatore ferocissimo, di taglia, forza e avidità straordinarie (può raggiungere una lunghezza di circa due metri e un peso superiore ai duecento chilogrammi), il persico divora praticamente di tutto, compresi i suoi simili. Vive mediamente sedici anni ed è facile intuirne le immense potenzialità di distruzione. Gli uomini lo hanno introdotto nel lago Vittoria per fini commerciali, provocando così la scomparsa della maggior parte delle specie endemiche del lago, con conseguenze economiche e sociali disastrose. Le operazioni di pesca su larga scala, generalmente a fini di esportazione, hanno privato molte popolazioni locali della loro tradizionale fonte di sostentamento derivante dalla pesca. […] Inoltre, il pesce persico del Nilo non può essere essiccato al sole seguendo le tradizioni locali, ma deve essere conservato mediante affumicatura; da qui il grave impoverimento delle riserve di legna da ardere della regione. Prostituzione, Aids e tossicodipendenza dei bambini di strada sono oggi dilaganti. Questa storia [è stata] raccontata brillantemente da Hubert Sauper nel documentario Darwin’s Nightmare (L’incubo di Darwin) nel 2004 […] Il pesce persico del Nilo ha devastato il nuovo ambiente in cui è stato introdotto e potrebbe auto-cannibalizzarsi fino a estinguersi dal lago Vittoria. Analogamente, la civiltà umana, insieme ad altre forme superiori di vita, rischia di sparire dal pianeta a meno di non procedere tempestivamente a un’inversione di tendenza, abbandonando le modalità estrattive e distruttive. Non esagera infatti chi sostiene che i discorsi celebrativi sullo sviluppo e la crescita economica, derivanti dai progetti delle grandi organizzazioni mondiali per attrarre il turismo del lusso nel Sud del mondo, non considerano mai l’effetto perturbatore sull’equilibrio preesistente”, pp. 25-27

La proposta

La sopravvivenza della civiltà richiede una rivoluzione che comporti il passaggio da un diritto meccanicistico e pre-esistente – basato su giuristi di professione, capitale, proprietari e sovranità statale – a un’ecologia del diritto che poggi su relazioni sociali e naturali e sulla proprietà della comunità. Affinché una tale rivoluzione avvenga è necessario un dialogo tra la legge e l’ecologia. Solo l’inizio di questo nuovo dialogo può produrre un modo di pensare che sia chiaro e coerente nel processo”.

La tabella

A pagina 40 c’è un’utile tabella, intitolata Cambiamenti paradigmatici nella scienza e nel diritto, che è un po’ il riassunto dei punti fondamentali dell’argomentazione degli autori. È in effetti una specie di “Programma” da attuare, fin da subito e nei tempi a venire. Studiando lo schema scopriamo i cambiamenti che devono avvenire nella scienza e nella giurisprudenza: nel paradigma meccanicistico la realtà è un insieme di elementi distinti, mentre nel paradigma ecologico-sistemico la realtà è una rete di relazioni inscindibili; nel paradigma meccanicistico il sapere scientifico è impiegato per dominare e controllare la natura, mentre nel paradigma ecologico-sistemico il sapere scientifico (“l’alfabetizzazione ecologica”) deve essere impiegato per apprendere dalla natura e collaborare con essa. Ma anche il nuovo ordine giuridico deve essere nelle mani di cittadini eco-alfabetizzati, per tutelare e generare i beni comuni. Insomma, una rivoluzione in una tabella! Se la scienza e la giurisprudenza andranno insieme però…

La tesi principale

Gli autori ritengono che la giurisprudenza (con la scienza) ha contribuito alla visione meccanicistica del mondo moderno; e dunque la giurisprudenza (con la scienza) può e deve contribuire al sorgere di una visione ecologica-sistemica del mondo così com’è oggi. Se è vero, come è vero, che scienziati e giuristi condividono la responsabilità dell’attuale stato del mondo, “invochiamo una profonda trasformazione nel paradigma giuridico che sfoci in una nuova “ecologia del diritto” incentrata su una realtà sociale non vista come aggregato di singole “particelle”, bensì come insieme di reti sociali e comunità”, p. 29.

A quando questo libro tra i testi obbligatori della facoltà di Giurisprudenza?

Veramente interessante anche per chi non studi per nulla la Legge, ma conosca (o voglia conoscere) quella scandinava secondo cui i proprietari di un giardino o di un terreno incolto non hanno il diritto di recintarlo e devono garantire a tutti il “diritto di vagare liberamente”.

A quando una legge così anche in Italia?

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