Il teatro come strumento per una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza online | Roberta Lanzi

Dal 2 al 4 maggio ha avuto luogo a Lussemburgo il seminario Theatre play as an Internet safety awareness campaign tool, con l’obiettivo di scambiarsi esperienze e conoscenze nell’ambito della sicurezza in Internet. Infatti, il seminario ha visto la partecipazione di 25 youth worker e safer internet trainer provenienti da più parti d’Europa, tra cui tre attori professionisti portoghesi.

Il punto di partenza del seminario è stata un’esplorazione delle buone prassi dei Safer Internet Centre di Lussemburgo e Portogallo. Alcune di queste sono: una serie di campagne accattivanti che fanno uso di mascotte, gadget e dell’aiuto di partner per diffondere il messaggio e il materiale informativo; una serie di video dal titolo Net com consciência che tramite la comicità avvicina i giovani a temi quali l’hate speech, la dipendenza da Internet e la consapevolezza del digital footprint; infine, la helpline, una linea telefonica di supporto alle vittime di cyberbullismo e hate speech online.

A proposito di quest’ultima risorsa, mettendoci subito in gioco col teatro, abbiamo sperimentato un role play in cui schiena contro schiena abbiamo simulato una serie di chiamate dirette alla helpline. L’obiettivo – per il ruolo di ricevente – era cercare di trovare la soluzione migliore per supportare la vittima, con la possibilità di richiedere “l’aiuto dal pubblico”. Il gioco ha così portato a molte riflessioni circa il modo giusto di relazionarsi telefonicamente a una persona che cerca aiuto, soprattutto se questa vuole mantenere l’anonimato. In particolare, ci si è resi conto dell’urgenza di conoscere meglio le diverse realtà del proprio territorio a cui poter indirizzare la persona in modo che il caso specifico possa essere trattato in maniera mirata e professionale. Ad esempio, se una ragazzina è stata oggetto di un “brutto scherzo su Internet” – in altre parole di cyberbullismo – e sta pianificando di vendicarsi ma ha avuto lo scrupolo di consultare qualcuno, consigliarle di parlarne con un adulto fidato non è certo un cattivo consiglio ma non è neanche una soluzione valida. Infatti, risulta troppo semplicistica dal momento che lei ha preferito optare per una chiamata anonima e probabilmente non a caso. Pensare a come agire mentre si sta cercando di rimanere empatici non è così scontato, bisogna esercitarsi. Questo tipo di attività può essere molto utile al lavoro che stiamo portando avanti come Become Viral nelle scuole a Torino. In particolare, abbiamo seguito un percorso con alcuni peer affinché potessero diventare un punto di riferimento per i loro compagni in difficoltà. Non ci aspettiamo che siano loro a prendersi la responsabilità di risolvere i problemi dei loro pari, ma d’altra parte potrebbe essere necessario prepararli a ricevere segnalazioni gravi (non telefoniche, ma non per questo senza anonimato) e a sapere come muoversi.

Il teatro può essere utilizzato in tanti altri modi. A dimostrarcelo è stata una compagnia teatrale portoghese che da qualche anno si sta impegnando a portare sul palco l’attenzione ai temi della sicurezza online, sfruttando la fama che gli attori godono tra i giovani grazie alla loro partecipazione in famose serie tv portoghesi. Effettivamente, durante il loro spettacolo ID, A tua Marca na NET 2.0, a popolare la sala c’era una folla divertita di adolescenti della comunità portoghese del Lussemburgo. Poca scenografia, solo qualche accessorio come costume, ma ciò che succedeva sul palco dialogava con dei paesaggi o delle scene sullo sfondo girate in precedenza in setting reali. Pochi elementi semplici. Era la comicità ad essere uno degli ingredienti principali per comunicare il loro messaggio. Proprio poche ore prima dello spettacolo serale, Alex, Thiago e Pedro – i tre attori sopracitati – ci avevano spiegato che la base di partenza è lo storytelling. Ognuno di noi ha tante storie da raccontare, e queste storie possono diventare nutrimento per il teatro, esagerandone alcuni tratti e traendone l’aspetto comico. Alcune storie poi sono già buffe di per sé e difficili da credere reali, sarebbero solo da mettere in scena esattamente come sono. Così, anche senza troppe impalcature, la gente può identificarsi in un ruolo o nell’altro e riderne. Il punto di forza di questo tipo di teatro è che lo può fare chiunque, è adattabile a qualsiasi tematica e non richiede molta preparazione scenica. Il dubbio comune che i partecipanti del seminario si sono posti all’unanimità è come riuscire ad avere la stessa influenza di tre attori famosi. Una soluzione potrebbe essere coinvolgere gli studenti per mettere in scena le proprie storie e sfruttare l’influenza che questi hanno sui loro pari in modo da diffondere il messaggio anche se su piccola scala.

Insomma, molti (me compresa) credono che fare teatro sia difficile (e ancora non dubito che lo sia) ma partire da ciò che è reale lo fa diventare un processo familiare e accessibile a tutti e soprattutto lo fa diventare uno strumento molto potente sia quando lo vivi in prima persona sia quando ne sei spettatore. Un altro esempio di ciò, l’ho scoperto parlando con Luis Mucauro. Lui si definisce Teacher of Safe Internet (insegnante di Internet sicuro), ma è anche un attore di una compagnia guidata da Rui Catalão di Produções Indipendente. Il loro intento è portare nelle scuole e sul palco un progetto che si chiama E agora Nòs(E adesso noi). Le regole sono le seguenti:

“You have to look in the eyes. It is forbidden to say yes or no. Your questions should not be discreet. The one who answers should tell a story. You don’t have to answer, but you cannot avoid further questions.” These are the main rules of our game: the hard questions game. It’s like a ring of fire: you have to cross the fire to get out alive of your own past.[1]

Luis ci ha dato una semplice prova mentre eravamo a pranzo. Il tutto è avvenuto in pochi minuti nel seguente modo: ci spiega le regole del gioco e inizia a fare delle domande a Basia, una partecipante dalla Polonia. “Cosa hai fatto ieri?” – “Ieri sono uscita con un ragazzo”. Allora le domande si fanno sempre più indiscrete: “Cosa avete fatto?”. Basia decide di non rispondere, ma le arrivano tante altre domande, “Ti ha baciata?”, “Ti ha stuprata?”, “Tu l’hai stuprato?”. Basia continua a non rispondere. Le viene da sorridere. Ogni reazione va bene, il giudizio appartiene al pubblico – ci spiega. Così Basia mantiene il sorriso e anche il contatto visivo. Io guardo e quello che penso è che anche lì, intorno al tavolo di una mensa, l’effetto è potentissimo, ed è un teatro fatto di domande reali, storie reali, situazioni reali.Fare un laboratorio di questo tipo con i peer educator provenienti dalle varie scuole in cui lavoriamo come Become Viral, potrebbe essere un buon metodo per esplorare e rielaborare le emozioni personali e le esperienze – in qualità sia di vittima che di aggressore – che sono legate ai temi dell’odio online, del cyberbullismo, del disagio sociale. Come Become Viral vorremmo dare vita in futuro a una collaborazione con questa compagnia, in modo da dare seguito a un simile progetto anche in Italia.

Un altro strumento che ci è stato presentato al seminario dal Safer Internet Centre lussemburghese, e da cui vorremmo trarre spunto per le prossime attività di Become Viral, sono stati i giochi da tavolo. È molto semplice autocostruire questi giochi perché bastano dei LEGO, del cartone, delle pedine di plastica e poco altro materiale recuperabile. Uno di questi giochi – probabilmente il più adattabile al tema dell’hate speech – si chiama Tubes: è una sorta di gioco dell’oca, dove ogni casella presenta un’emoticon diversa. Le emoticon sorridenti esprimono un certo tipo di situazioni: connettiti a un sito sicuro e avanza di una casella; ottima password, avanza di due caselle; fai un backup, avanza di due caselle; vai al prossimo router; chiama la helpline per avere consigli sulla sicurezza online e avanza di tre caselle. Le emoticon tristi invece esprimono un tipo di situazioni prevedibilmente negative:hai scaricato un virus, salta un turno; cattiva password, arretra di due caselle; batteria scarica, salta un turno; sei stato hackerato, torna alla casella start. Alcune caselle rappresentano i router: su queste caselle il partecipante può decidere di mandare un messaggio all’utente che si trova posizionato su un altro router. Il messaggio può essere buono o cattivo, e in base a questo si sceglierà di inviare una pedina rossa o verde. Una copia di questa pedina deve però essere posizionata nel database centrale e deve rimanere lì fino alla fine del gioco, mentre quella inviata può essere scartata dopo la
ricezione del messaggio. Questo gioco – implementato adeguatamente, con altre opzioni o con delle carte che indichino un ruolo particolare o delle task che la persona deve interpretare o eseguire – è molto utile per far capire ai ragazzi che internet non funziona per magia, e che tutto ciò che mandi attraverso internet viene registrato indelebilmente nel web. In particolare, applicato all’hate speech, può rendere maggiormente visibile che dall’altro lato dello schermo c’è una persona reale, che riceve il messaggio d’odio o di affetto, e ci sono le sue reazioni (reali).

In conclusione, il seminario è stata un’esperienza molto positiva che ha permesso tante opportunità di confronto, persino in momenti più informali come le pause, e ha fornito idee e strumenti adattabili alle esigenze delle realtà che lavorano nell’ambito della sicurezza online. Tutti i partecipanti, durante la valutazione finale, hanno espresso la volontà di approfondire il tema in un possibile futuro seminario, dedicando però una maggiore quantità di tempo alla pratica, in particolare provando a mettere in scena un’azione teatrale sulla base di uno storytelling comune.


[1]https://www.producoesindependentes.pt/en/projects/e-agora-nos/“ Devi sempre mantenere il contatto visivo. È proibito rispondere sì o no. Le domande non devono essere discrete. Se rispondi, devi raccontare una storia. Non sei obbligato a rispondere, ma non puoi evitare che ti arrivino altre domande.” Queste sono le regole del nostro gioco: il gioco delle domande difficili. È come un cerchio di fuoco. Devi attraversare il fuoco per uscire vivo dal tuo passato.

Foto di Alexandre Da Silva e di Roberta Iolanda Lanzi

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