Karl Marx a 200 anni: perché importa ancora la maniera di conoscere dei lavoratori | Nigel Gibson

Pensare alla rilevanza di Karl Marx nel suo 200° anniversario della nascita il 5 maggio 1818, mi riporta a una sua magnifica immagine in Algeria, ripresa nel suo ultimo anno, il 1882. Sotto il barbone bianco ha quel noto barbaglio nello sguardo. Ha in mente qualcosa. Benché allora gravemente malato, s’interessò attivamente alla vita locale scrivendo una letterona alla figlia Laura, con apprezzamento:

Per i musulmani non esiste la subordinazione; non sono né ‘sudditi’ né ‘amministrati’ … qualcosa che gli europei hanno mancato del tutto di capire. Tuttavia, andranno a rotoli senza un movimento rivoluzionario.

Nei suoi ultimi anni, dopo la Comune di Parigi del 1871, allorché I lavoratori insorsero contro lo stato capitalista, egli s’interessò a percorsi alternativi verso il socialismo. Nei suoi Appunti Etnologici redatti nel 1881, lesse criticamente gli etnografi, lodando la libertà che le indigene americane irokesi avevano in confronto alle donne delle società “civili”. Si trattava di esseri umani vivi e delle loro ragioni che restavano essenziali – non il materialismo meccanico cui è sovente ridotto il marxismo. Marx era un umanista rivoluzionario, aperto a – e ispirato da – le passioni e forze nuove che sgorgano e aprono nuove strade a una società davvero umana.

La marcia inesorabile del capitalismo

Marx passò gran parte della sua vita ad analizzare il capitalismo. Nessuno negherà che oggi sia quasi impossibile sfuggire al capitalismo nel suo avanzare sempre più rapido verso ciò che egli definì la legge generale dell’accumulazione capitalista.

L’accumulazione della ricchezza da un lato e l’ accumulazione della miseria dall’altro si riflette, ad esempio, nel recente rapporto Oxfam per cui otto uomini posseggono la stessa ricchezza che i 3,6 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità.

Al tempo stesso, quel che Marx chiamò la “massa assoluta del proletariat e la produttività del suo lavoro” e la massa assoluta della “popolazione in sovrappiù”, si riflette nella dimensione della forza lavoro globale stimata a circa 3,5 miliardi. La maggioranza della quale vive, ovviamente, nel sud del mondo.

La ricchezza globale e la disuguaglianza globale dono massicce, e la pauperizzazione e precarietà dell’esistenza umana sono terribilmente reali.

La critica di Marx al capitale si basa su una prospettiva filosofica che si potrebbe considerare radicalmente umanista. Non è semplicemente una critica di alienazione ma basata sulla realtà della vita umana divorata dal feticcio dell’accumulazione del capitale. La sanguinosa e violenta “alba rosea”del capitalismo, che Marx chiamò “accumulazione primigenia”, è un processo cui il capitalismo contemporaneo ritorna continuamente.

I lavoratori sono liberi di vendere il proprio lavoro in cambio del salario perché sono violentemente alienati da altri mezzi di sopravvivenza. Il capitalismo diventa naturalizzato e assume un carattere feticcio come tema della vita. L’alienazione diventa la moneta di tutti I rapport sociali. L’idea che la gente feticizzi le merci, spendendo il proprio tempo di veglia e di sogno pensando ad esse è causata dalla semplice inversione che dà alle merci una soggettività e riduce i lavoratori umani ad oggetti.

Marx ammoniva che, sebbene lo svelare il segreto del feticcio fosse cruciale, da solo non ci avrebbe liberato dal suo potere accecante. Piuttosto erano solo esseri umani in lotta a poter sgominare il feticcio, il capitalismo.

Ci rivoltiamo perché dobbiamo farlo. La resistenza al capitale è inevitabile e assume forme nuove e inattese nella produzione e al di fuori di essa. Tuttavia il capitalismo continua a procedure nella propria ricerca di manodopera gratuita e di beni gratuity, sfruttando scelleratamente esseri umani, animali e l’ambiente. Ma, sosteneva Marx, è anche la resistenza e la crisi capitalista a costringerlo a innovare e sfidare le restrizioni spaziali e temporali.

Mercificando tutto, i suoi pugili professionisti ideologi dress up l’espropriazione come libertà di sfruttare sé stessi in lavoro casual e precario. L’“app” economiadescritta come l’”attività economic ache attornia le applicazioni della telefonia mobile” – è appunto la più recente manifestazione della preveggenza di Marx.

Teoria di liberazione

Il fondatore della filosofia dell’Umanesimo marxista, Raya Dunayevskaya descriveva il marxismo come una teoria di liberazione – o nulla. Marx non era un intellettuale solitario accomodato al Museo Britannico. Era un filosofo e attivista costantemente coinvolved nei movimenti rivoluzionari.

Dire che Marx fu un genio è riconoscere che le sue idee erano intimamente connesse con – e spiegate da – la logica e la storia delle lotte in corso.

Furono i tessitori della provincia prussiana della Slesia nel 1844 ad insegnargli l’importanza dell’azione autoconsapevole dei lavoratori. Fu la Comune di Parigi ad insegnargli l’importanza dell’auto-attività nello sviluppo di una nuova forma di organizzazione sociale. Fu l’attività della Fratellanza Feniana dei lavoratori irlandesi contrari all’imperialismo britannico ad insegnargli l’importanza dell’autonomia della lotta irlandese e lo sciovinismo dei sindacati britannici.

Marx vedeva il capitalismo come un inferno vivente che si masticava la vita umana. Era la modalità conoscitiva dei Iavoratori, la loro auto-organizzazione, che l’interessavano in quanto attestavano la necessità di un doppio  movimento: sradicare il capitalismo e sviluppare una nuova società basata sui bisogni umani. Pensare conMarx nel suo 200° compleanno vuol dire riconoscere l’importanza del pensiero in questo confrontarsi.


Nigel Gibson: Associate Professor of Interdisciplinary Studies, Emerson College


The Conversation (Socialismo-marxismo)
Titolo originale: Karl Marx at 200: Why the Workers’ Way of Knowing Still Matters
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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