Il famoso reporter di guerra Robert Fisk raggiunge il sito siriano dell’”attacco chimico” concludendo: “Non li hanno gasati”

Fisk è il primo giornalista occidentale a raggiungere e riferire dal sito del supposto attacco con armi chimiche perlopiù attribuito alle forze di Assad.

The Independent: “Il corrispondente dal Medio Oriente Robert Fisk in uno dei tunnel di varie miglia scavato sotto Douma dai prigionieri dei ribelli siriani” (fonte: Yara Ismail via the Independent)

L’esplosivo rendiconto di prima mano di Robert Fisk per il britannico Independent va al contrario rispetto a quasi tutte le asserzioni circolanti nella maggiore stampa internazionale riguardo a quanto avvenuto poco tempo fa – il 7 aprile – in un sobborgo conteso di Damasco: non solo l’inviato veterano britannico ha trovato nessuna traccia di un attacco chimico di massa, ma ha incontrato più testimoni oculari locali esposti al caos di quella notte che dicono tuttavia che non è mai avvenuto l’attacco col gas.

Fisk, scrivendo da Douma nella Ghouta orientale, ha intervistato un dottore siriano attivo all’ospedale visibile in uno dei ben noti video che asseriscono di mostrare vittime di un attacco chimico, cosa che – importante – appena pubblicato lunedì [14 aprile] sul tardi, sta sollevando sclpore frai I giornalisti mainstreamche qualche minuto dopo l’accusa del gruppo jihadista sponsorizzato dai sauditi Jaish al-Islam (Esercito dell’Islam) all’esercito siriano di gasare civili si è lanciato acriticamente a promuovere la nozione che “Assad ha gasato la sua stessa gente” come fatto già acclarato, “provato” oltre ogni dubbio in base all’ammissione di anni fa di un gruppo armato notoriamente brutale di aver usato armi chimiche su un teatro bellico siriano. Da notare che nessun giornalista od osservatore internazionale fosse nei pressi quando sarebbe avvenuto il presunto attacco. Dopo il rapporto di Fisk è immediatamente seguita una controversia, specialmente dato che egli è uno dei nomi più riconosciuti delle corrispondenze di guerra in Medio Oriente degli ultimi quarant’anni, due volte vincitore del premio britannico Giornalista dell’Anno (secondo il NewYork Times “probabilmente il più famoso corrispondente estero in G.Bretagna” e secondo The Guardian  “uno dei più famosi giornalisti al mondo”). Fisk, che parla fluentemente l’arabo, è diventato famoso per essere uno dei pochireporterdella storia ad intervistare a quattr’occhi Osama bin Laden, in tre occasioni fra il 1993 e il 1997.

Fisk dice di essere stato in grado di muoversi nei dintorni per indagare sulla Douma di fresca liberazione senza sorveglianti del governo siriano o russi (cosa abbastanza probabile perché ha riferito dalla Siria per decenni, per esempio già nel 1982 da Hama in piena guerra), ed inizia così il suo racconto: Questa è la storia di una città chiamataDouma, un luogo puzzolente e sconvolto di condomini sventrati – e di una clinica sotterranea le cui immagini di sofferenza hanno permesso a tre delle più potenti nazioni del mondo occidentale di bombardare la Siria la settimana scorsa. C’è perfino un cordiale dottore in camice verde che, da me lì rintracciato, dice disinvolto che il video “sul gas” che ha inorridito il mondo – nonostante tutti i dubbiosi – è perfettamente autentico. Le storie di guerra tuttavia solgono farsi più cupe. Infatti lo stesso medico siriano 58enne aggiunge qualcosa di profondamente sconvolgente: i pazienti sono stati trvolti non dal gas ma dalla carenza d’ossigeno nei tunnel e scantinati in cui vivevano, ostruiti dai calcinacci di un pesante bombardamento in una notte ventosa risoltosi in una tempesta di polvere.

Fisk procede identificando il medico – dr. Assim Rahaibani – cosa notevole rispetto a tutti I primi rapporti da Douma tipicamente basati su “dottori” e oppositori “anonimi” per le prime asserzioni di un attacco con gas clorato (poi mutate in una “miscela” non verificata di gas clorato e sarin [nervino]).

La testimonianza del dottore è coerente con quella del noto Osservatorio Siriano – d’opposizione – sui Diritti Umani (SOHR), che riferì inizialmente sulla base delle sue fonti filo-ribelli [report based on pro-rebel sourcing] che un pesante bombardamento governativo su Douma aveva causato il crollo di abitazioni e rifugi sotterranei e il conseguente soffocamento dei civili ivi riparati.

Secondo il SOHR, da molto tempo una fonte chiave cui accedere sul decorso della Guerra per I media mainstream, “70 di essi [donne e bambini] hanno patito asfissia a causa della demolizione delle fondamenta degli edifici sopra di loro per l’intenso bombardamento subìto.”

Benché varie pubblicazioni (The Guardian, The Washington Post, The New York Times, …) citino quotidianamente il SOHR in questi sei anni di guerra, vi era specificamente assente la notizia di tale agenzia anti-Assad dell’asfissia di massa per lo sprofondamento dei rifugi.

Fisk offer particolari della testimonianza del dr. Rahaibani, ben fermo nella sua enfasi sul soffocamento di massa dei civili, altro che gasati [not gassed]:

Dall’ingresso di questa clinica sotterranea, si chiama “Point 200”, sono pochi passi in questa bizzarra città parzialmente sotterranea per il dr. Rahaibani. Un corridoio in discesa dove mi ha mostrato il suo modesto ospedale e I pochi letti dove una ragazzina piangeva mentre delle infermiere le stavano curando un taglio sopra l’occhio. “Ero con la mia famiglia nello scantinato di casa mia a trecento metri da qui quella note, ma del resto tutti I dottori sanno che cosa è successo. C’è sempre stato un gran bombardamento di mortai [di forze governative] ed aerei sopra Douma di notte, ma quella notte c’era vento e negli scantinati dove viveva la gente han cominciato ad entrare nuvoloni di polvere. E’ cominciata ad arrivare gente con ipossia. Poi qualcuno alla porta, un Casco Bianco, ha urlato “Gas!”, ed è scoppiato il panico; han cominciato a rovesciarsi dell’acqua addosso. Sì, il video è stato fatto qui, è autentico, ma le persone che si vedono soffrono di ipossia, non intossicazione da gas”.

Oltre ad intervistare un dottore stando nello stesso ospedale ripreso nel video dei Caschi Bianchi sugli avvenimenti, Fisk cita le testimonianze di varie persone locali come segue:

Prima di andare oltre, i lettori dovrebbero rendersi conto che questa non è la sola storia a Douma. Ci sono molti cui ho parlato fra le rovine della città, che hanno detto di “non aver mai creduto a” storie di gas – messe in giro, asseriscono, dai gruppi armati islamisti. Questi in particolare sono sopravvissuti alla tempesta di proiettili d’artiglieria vivendo nelle case di altra gente e in vasti, ampi tunnel con tanto di strade sotterranee scavate nella roccia viva da prigionieri a colpi di piccone su tre livelli sotto la città. Ieri ho camminato per tre di essi, vasti corridoi che contenevano ancora razzi russi – sì, russi – e automobili bruciate.

E affascinante è anche che il corrispondente di guerra veterano britannico s’imbatte in residenti locali finora intrappolati in un ambiente di battaglia isolato – ‘nebbia di guerra’, della cui importanza internazionale per il ruolo avuto dalla città nella decisione della coalizione USA di bombardare la Siria non si rendono neppure conto:

Quindi la storia di Douma non è solo una storia di gas o non gas, secondo i casi; ma riguarda migliaia di persone che non hanno scelto di andarsene da Douma sugli autobus partiti la scorsa settimana, insieme ai banditi con cui hanno dovuto vivere come trogloditi per mesi per sopravvivere.

Ieri sono andato in giro a piedi per la città liberamente, senza soldati, poliziotti o gorilla alle calcagna, solo con due amici siriani, un apparecchio fotografico e un quaderno per gli appunti. Mi è toccato talvolta di arrampicarmi per baluardi di 6 metri, su e giù per quasi semplici muri di terra. Loro sono lieti di vedere stranieri fra loro, e più ancora per la fine dell’assedio, e perlopiù sorridenti; quelli di cui si può vedere la faccia, ovviamente, perché c’è un numero sorprendente di donne di Douma con indosso hijab neri da capo a piedi.

Stranamente, dopo aver chiacchierato con oltre una ventina di persone, non ne ho trovato una minimamente interessata al ruolo di Douma nel provocare gli attacchi aerei occiddentali: Due addirittura mi hanno detto di non sapere del nesso. Ma era un mondo strano quello che stavo esplorando. Due uomini, Hussam e Nazir Abu Aishe, han detto di non sapere quanti fossero stati uccisi a Douma, benché il secondo ammettesse che un suo cugino era stato “giustiziato da Jaish el-Islam [l’Esercito dell’Islam] per essere presuntamente “vicino al regime”. Si sono stretti fra le spalle quando ho domandato dei 43 morti, a quanto si dice, nel famigerato attacco di Douma.

Riguardo ai Caschi Bianchi, con un ruolo sospetto per tutta la guerra nel presentarsi come soccorritori e documentaristi “imparziali” e “neutrali”, benché noti per essere attivi esclusivamentein zone della Siria controllate da al-Qaeda e altri jihadisti, Fisk riferisce:

I Caschi Bianchi – gli ormai leggendari operatori di pronto soccorso medico in Occidente, ma con qualche angolo interessante della propria storia – hanno avuto un ruolo consueto durante le battaglie. Sono in parte finanziati dal Foreign Office britannico e quasi tutti gli uffici locali erano coperti da uomini di Douma. Ho trovato i loro uffici disastrati non lontano dalla clinica del dr. Rahaibani. Una maschera a gas era stata lasciata fuori da un contenitore alimentare con un “occhio” forato, e in una stanza sul pavimento c’era una pila di tute mimetiche militari sporche – mi son chiesto: lì a bella posta? Ne dubito. Il posto era ingombro di capsule, attrezzatura medica rotta e schedari, biancheria da letto e materassi. Ovviamente dobbiamo sentire la loro campana, ma non succederà qui: una donna ci ha detto che ogni membro dei Caschi Bianchi a Douma ha abbandonato il proprio quartier generale scegliendo di prendere gli autobus organizzati dal governo e protetti dai russi per la provincia ribelle di Idlib con i gruppi armati quando si è concordata la tregua finale.

E Fisk narra inoltre della stranezza di qualche rapporto ora redatto lontano da Douma in piena contraddizione con le testimonianze dei civili ancora a Douma che lui incontra:

Come può essere che profughi da Douma che avevano raggiunto campi in Turchia stessero già descrivendo un attacco col gas che a Douma oggi nessuno sembra ricordare? Camminando per più di un miglio per questi sventurati tunnel resi praticabili dai prigionieri, mi è saltato in mente che i cittadini di Douma vivevano così isolati fra loro per un tempo così lungo che le “notizie” nel nostro senso per loro semplicemente non volevano dir nulla.

La Siria non si presenta come democrazia alla Jefferson – come mi piace cinicamente dire ai miei colleghi arabi – ed è davvero una dittatura spietata, ma questo non è riuscito a intimidire questa gente, lieta di vedere stranieri fra di loro, distogliendoli dal reagire con qualche parola di verità. E che cosa mi hanno detto?

Hanno parlato degli islamisti sotto i quali avevano vissuto; di come i gruppi armati avevano rubato le case civili per evitare i bombardamenti del governo siriano e russi. Jaish el-Islam aveva bruciato i propri uffici prima di partire, ma i massicci edifici nelle zone di sicurezza che avevano creato erano stati quasi tutti cialdati al terreno dagli attacchi aerei. Un colonnello siriano in cui mi sono imbattuto dietro uno di questi edifici ha chiesto se volevo vedere quant’erano profondi i tunnel. Mi fermai dopo un miglio abbondante quando egli osservò cripticamente che “questo tunnel potrebbe arrivare fino alla G.Bretagna”. Ah sì, la signora [T.]May, ricordai, i cui attacchi aerei erano stati così intimamente connessi a questo luogo di tunnel e polvere. E gas?

Come significativo esempio di ciò cui Fisk si riferisce come profughi in Turchia che “già stavano descrivendo un attacco col gas che a Douma nessuno sembrava ricordare…”, la CNN “nel giro di qualche ora” dagli attacchi a guida USA su Damasco ha trasmesso un frammento da uno di tali campi profughi che è assolutamente bizzarro e sorprendente nelle sue asserzioni. Nel suo corso Arwa Damon della CNN cominciò ad annusare lo zaino di una bimba siriana di 7 anni concludendo “Dico che c’è decisamente qualcosa che puzza…” con l’implicazione di aver trovato una prova empirica dell’utilizzo di armi chimiche governative contro la piccola e la sua famiglia. Questa bimba siriana pose le sue bambole in una scatola dicendo loro:“magari soffocherete qui dentro ma almeno potreste essere al sicuro dai bombardamenti”. La CNN riferisce da un campo profughi in Siria qualche ora dopo che un attacco aereo coordinato dagli USA colpisse la zona.

Questo servizio della CNN da Arwa Damon è un esempio di ciò che governi e media occidentali considerano prova che il governo siriano abbia usato armi chimiche a ?#Douma. Di fatto non prova nulla. La CNN continua spudoratamente a promuovere la propaganda jihadista e l’intervento militare occidentale. E nel frammento completo, Damon tenta di far subdolamente passare l’idea di un agente nervino usato contro quella famiglia (sebbene le asserzioni iniziali fossero riferite a tutto campo all’uso di cloro) includendo goffamente il racconto della fuga della ragazzina da Douma: “Poteva respirare a mala pena… si sentiva come se i suoi nervi si allentassero in modo sostanziale ”.

Benché non sia chiaro che cosa effettivamente voglia dire quella strana espressione, Arwa Damon della CNN sta in definitiva asserendo di poter trattare e annusare in sicurezza e a suo agio uno zaino contenente residui di gas sarin e agenti clorati, presentando simultaneamente lo zaino come “prova” di un attacco chimico avvenuto una settimana prima (per non parlare della natura chiaramente a-scientifica e ciarlatanesca di tutto quanto sopra).

Da notare che oltre al servizio-bomba di Fisk dalground zerodell’asserito attacco chimico a Douma, anche la televisione via cavo One America News ha emesso un rapporto dalla zona cittadina recentemente liberata, trovando “nessuna prova” – letteralmente – che vi abbia avuto luogo un attacco chimico.

Il servizio di Robert Fisk per l’Independent e il frammento di One America News costituiscono i primi reportdi primari media internazionali dall’ubicazione del presunto attacco chimico. Ma sarà interessante vedere in quale misura gli esperti internazionali di chimica e armamenti convalideranno o smentiranno le loro conclusioni a sito ispezionato.

Frattanto, gli inviati della missione di rilevamento fattuale (FFM) dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW) Fact-Finding Mission (FFM) sono arrivati a Damasco sabato 14 aprile – dopo gli attacchi notturni a guida USA che hanno colpito prevalentemente edifici governativi della capitale.


(Zero Hedge – MintPress News: SYRIA IN DEPTH, 23.04.18)

Titolo originale: Famed War Reporter Robert Fisk Reaches Syrian ‘Chemical Attack’ Site, Concludes “They Were Not Gassed”

https://www.transcend.org/tms/2018/04/famed-war-reporter-robert-fisk-reaches-syrian-chemical-attack-site-concludes-they-were-not-gassed/

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Una replica a “Il famoso reporter di guerra Robert Fisk raggiunge il sito siriano dell’”attacco chimico” concludendo: “Non li hanno gasati””

  1. Quando un'importante agenzia giornalistica, come la CNN, ubbedisce agli ordini del proprio governo (D. Trump) come un cagnolino addestrato, il povero cittadino si domanda a cosa siano servite tutte le operazioni di guerra e i relativi morti allora giustificate per ottenere libertà e democrazia. Questi valori debbono essere confermati ogni giorno da noi stessi con la democrazia attiva, cioè immediate denuncie, commenti e proteste, non con votazioni male informate ogni cinque anni. Chi ha l'interesse che il Medio Oriente sia continuamente in guerra? E che l'Europa (ultimo bastione di sani valori socio-politici) sia invasa da rifugiati terrorizzati?
    Piero P. Giorgi, biologo e attivista per la Pace

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