Israele/Palestina. Se questo è giornalismo | Amedeo Cottino

Come ci ha raccontato recentemente Amedeo Rossi (Il muro della Hasbarà, Zambon, 2017 ), Il quotidiano «La Stampa» pratica da molto tempo una sistematica politica di disinformazione sulla questione palestinese. Una disinformazione fondata su un assunto e cioè che la versione ufficiale israeliana sui fatti – quali che questi siano – è sempre quella corretta. Un assunto che ‘consente’ al giornale di ignorare sistematicamente la voce dei palestinesi. Un assunto che consente di ribaltare la verità. Gli aggressori diventano le vittime; queste ultime sono i veri aggressori.

Ma adesso, a fronte dell’ennesimo episodio di omicidi pianificati a freddo da parte dei cecchini israeliani posizionati sul confine della striscia di Gaza, non si può più tacere. E mi riferisco al recentissimo articolo di Giordano Stabile del 7 aprile, dove la violenta risposta israeliana alla protesta pacifica della popolazione di Gaza, che rivendica il diritto di ritorno alla propria terra, viene letta unicamente attraverso le dichiarazioni di un portavoce militare. Costui ci fa sapere che:

1. La protesta è frutto della pressione di Hamas <<che gioca con le vite delle persone, paga le famiglie dei feriti, ha imposto a tutti i suoi militanti di venire con mogli e figli: è un tragico show a scopo propagandistico>>.
2. Che noi (vale a dire l’esercito) << cerchiamo di sparare soltanto se non c’è altra possibilità di fermare le infiltrazioni>>.

Ora si dà il caso che fonti autorevoli – si legga, ad esempio, Piotr Smolar, Fuoco su Gaza, in «Le Monde» riportato da «Intermazionale» del 12 aprile 2018 -, scrivano:

1. Che << non è vero, come propagandato da Israele, che i dimostranti sono stati manipolati da Hamas>>;
2. Che <<nessuno ha costretto le persone a manifestare>>;
3. Che non è vero che <<i partecipanti avevano l’intenzione di varcare la frontiera. Non è stato così, anche se i più coraggiosi si sono avvicinati alla barriera, travolti dalla loro stessa audacia>>. Incidentalmente, questi sono coloro che, secondo i soldati israeliani, <<giocano con la vita, non gliene importa nulla, sono loro responsabili delle morti>>.

Che dire? il problema non è Stabile, cioè il caso di un giornalista che qui – come già in passato (v. Rossi nel suo citato volume) – non verifica l’attendibilità della versione ufficiale attraverso un confronto con l’altra parte. Esempi di cattivo giornalismo ce ne sono a iosa. Il problema vero è che un giornale nazionale e il suo direttore forniscono ai loro lettori una versione menzognera dei fatti. Una domanda. Sono consapevoli che, nel momento in cui tacciono o travisano la violenza della realtà che sarebbero tenuti a descrivere, ne diventano oggettivamente complici?

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