È stato già tutto detto… ma ascoltato? Il Club di Roma compie 50 anni | Cinzia Picchioni

 

30 anni fa…

Fu Nanni Salio (sì, sempre lui…) a suggerirmi il titolo del mio nuovo libro: una casa editrice sensibile (L’Età dell’Acquario, marchio di Lindau, Torino) mi aveva chiesto di scrivere e pubblicare il materiale da me raccolto negli anni a proposito di una vita più “semplice” di mezzi, ma ricca di fini (come recitava uno slogan degli anni Settanta). 

Così, con il mio malloppo sottobraccio, andai da Nanni per chiedergli se avesse voglia di scriverne una Prefazione. Lui non solo accettò e la scrisse, ma soprattutto mi consigliò di proporre, come titolo, Semplicità volontaria. Fu così che, nel 2003, il libro uscì, con la Prefazione di Nanni (intitolata La tua vita è il tuo messaggio): 

“Proviamo a proiettarci in uno degli scenari previsti più di trent’anni fa dal Club di Roma nel famoso rapporto sui “limiti della crescita”, consapevoli del fatto che praticamente siamo già nella fase prevista in quello studio. Stiamo infatti entrando nel “Picco di Hubbert” (il famoso geofisico americano che per primo fece queste previsioni). Ciò significa che entro tre o quattro decenni avremo raggiunto il momento in cui il costo di estrazione del petrolio sarà pari al beneficio economico che se ne ricava. In altre parole, sarà quello il giorno in cui, volenti o nolenti, dovremo cambiare radicalmente le tecnologie energetiche sulle quali è basato l’impetuoso e caotico sviluppo degli ultimi cinquant’anni” [Nanni Salio, La tua vita è il tuo messaggio in Cinzia Picchioni, Semplicità volontaria, Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino 2003, p. 5].

40 anni fa…

Sempre il medesimo editore sensibile, 10 anni dopo, mi incarica di aumentare le pagine, aggiungere dati, aggiornare le informazioni con sitografie eccetera e pubblica un’edizione riveduta e corretta di quel libro. Cambierà il titolo, sarà aggiunto un sottotitolo eloquente (Consumare meno e vivere meglio con la semplicità volontaria) e ancora una volta Nanni ne scrive la Prefazione, aggiornandola: 

“Non sono bastati gli autorevoli appelli lanciati oltre quarant’anni fa, nel 1972, dal Club di Roma nel famoso rapporto sui “limiti della crescita”, che prevedeva una grande crisi proprio nel periodo che stiamo attraversando. Le élite politiche, economiche, militari e culturali dominanti hanno continuato come se nulla fosse e, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, hanno convinto l’opinione pubblica occidentale, e non solo, che “non vi sono alternative” al modello del capitalismo neoliberista imperante. Così facendo, ci siamo diretti a grande velocità verso il baratro. E la grande crisi sistemica globale non ha tardato ad arrivare, confermando puntualmente quelle previsioni che erano state ignorate e derise” [Nanni Salio, Prefazione in Cinzia Picchioni, Consigli contro gli acquisti, Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino 2013, p. 7].

Pochi giorni fa…

Martedì 3 aprile 2018, alle OGR (Officine Grandi Riparazioni) di corso Castelfidardo 20, a Torino, si sono celebrati i 50 anni dalla nascita del Club di Roma. Fu il 6 e 7 aprile 1968 che l’imprenditore italiano Aurelio Peccei e il chimico scozzese Alexander King si incontrarono con esperti, studiosi, intellettuali (di nazionalità e formazione diverse) per analizzare i “limiti della crescita”, l’esaurimento delle risorse e di conseguenza il futuro del pianeta. Erano in trenta, riuniti all’Accademia dei Lincei di Roma (per questo il nome del club), e fondarono il Club di Roma.

Il Club di Roma esiste ancora oggi (www.clubofrome.org) e prosegue con i suoi inascoltati appelli. Nel 2006 ne è diventato membro l’economista belga Gunter Paoli, “inventore” della Blue Economy (in proposito si può leggere un contributo in Picchioni, op. cit., 2013, p. 97). Paoli era presente all’incontro pubblico del 3 aprile u.s.: Promosso dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in collaborazione con OGR Torino, si intitolava: Aurelio Peccei e il Club di Roma: 50 anni di ricerche e progetti concreti per salvare il nostro Pianeta.

Durante l’incontro alle OGR è stato proiettato un breve filmato (15 minuti) del 2008, L’utopia di un’impresa umana, in cui Aurelio Peccei – bellissimo e con uno sguardo incredibile – è intervistato in vari momenti sui temi cari al Club di Roma. Peccei ritiene di essere stato molto fortunato nella sua vita e di dover in qualche modo «ripagare» l’universo occupandosi del futuro dei giovani (in particolare) e del pianeta tutto. Fu seguendo questa «vocazione» che Peccei diede origine al Club di Roma: un gruppo informale di persone che decisero di guardare nel futuro del pianeta. Incaricarono 17 ricercatori del MIT di studiare gli effetti a lungo termine dello stile di vita e di consumo di quegli anni, quelli del boom (forse intuivano che non si sarebbe potuti andare avanti allo stesso ritmo di quell’epoca?). Il pianeta avrebbe retto a una tale pressione a lungo termine? La risposta è stata «no» e lo studio è stato infatti pubblicato col titolo The Limits of Growth (tradotto in italiano forse un po’ ambiguamente I limiti dello sviluppo – ma «growth» vuol dire «crescita»…), ed è noto anche col nome di «Rapporto Meadows». Il libro dette fama e risonanza al Club di Roma, vendette 12 milioni di copie e fu tradotto in 30 lingue.

  Ad ascoltare questa storia alle OGR c’erano 150 persone, che riempivano l’intera sala denominata «Duomo». Uno spazio bellissimo, come ha sottolineato l’ospite d’onore della serata: Gunter Pauli (lo Steve Jobs della sostenibilità, come è stato ribattezzato). Per lui Aurelio Peccei è stato un mèntore (oggi questa figura non esiste quasi più, si rammaricava Pauli) e, avendolo conosciuto e frequentato, ne ha scritto una biografia (Crusader of the Future, 1987. C’è in italiano?).

Gunter Pauli vorrebbe che il Club di Roma tornasse in Italia (attualmente la sede centrale è in Svizzera) per proseguire nel lavoro di Aurelio Peccei, che nel filmato ricordava i due insegnamenti di suo padre: «Essere un uomo» e «Essere un uomo libero». A proposito di riportare il Club di Roma in Italia è stata ricordata l’origine piemontese di Aurelio Peccei, nato a Torino nel 1908; nel 1945 fu incarcerato nella caserma tristemente nota di via Asti; partigiano, fece parte di Giustizia e Libertà, e nel filmato racconta che tra i membri si discuteva se dovesse esserci prima la parola «giustizia» o la parola «libertà». E bene è stato che il nome scelto sia stato quello che oggi conosciamo perché – dice Peccei – non necessariamente la libertà  trascina con sé la giustizia. Un’altra frase che ha pronunciato e mi è rimasta impressa è stata: dobbiamo avere il coraggio dell’utopia).

Su quest’ultima eredità di Peccei ha molto insistito anche Pauli. «Non fatevi dire da nessuno “questo non si può fare; questo è impossibile”» ha ripetuto più volte durante la serata mentre, parlando a braccio senza nemmeno un appunto e con energia inesauribile, elencava le sue realizzazioni. Se vogliamo saperne di più troviamo ogni cosa nel web (le alghe, la riforestazione della Colombia, il catamarano a energia solare, Eco-factory, Z.E.R.I. (Zero Emission Research and Initiatives, una rete internazionale di 3000 tecnologi ed economisti, che intendono sviluppare nuovi processi produttivi, in cui gli scarti di un processo possano essere utilizzati come materie prime per un altro, in modo da ridurre drasticamente, se non evitare completamente, la produzione di scarti da eliminare in modo improduttivo e dannoso per l’ambiente, fonte:Wikipedia).

Sono uscita con un’idea: giacché – a quanto pare – non si riesce a fare a meno di fare/produrre, che almeno si faccia/produca in direzioni diverse. Ben venga che persone benestanti, imprenditori, ricercatori, manager di aziende… utilizzino il loro danaro per scopi come quelli elencati da Gunter Pauli piuttosto che continuare a produrre armi o suv (simili ad armi…). E così sono uscita un po’ delusa (per non aver sentito dire che occorre un cambio di stile di vita radicale) e un po’ contenta (per aver sentito dire che ognuno può fare bene secondo il suo talento nella stessa direzione comune indicata dal Club di Roma).

Ballando sul ponte del Titanic…

A suo tempo Aurelio Peccei riassunse in un elenco di 32 punti i “problemi critici continui”. Per evitare di continuare a “ballare sul ponte del Titanic”, che affonda, nessuno può più negarlo, sarà il caso di leggerli ‘sti benedetti punti, e di vedere che non si sbagliava. Possiamo anche divertirci a “spuntare” quali problemi siano stati risolti e quali, previsti da Peccei, siano effettivamente “critici” e “continui”: dopo cinquant’anni potremmo anche cominciare a occuparcene in prima persona, per farli almeno diventare dis-continui (interrompendo questa continuità… o no?)

Ma temo, invece, che semmai dovremo aggiungere altri problemi alla lista, quelli che non erano stati previsti nemmeno dal Club di Roma. Forse non erano stati previsti perché ci si aspettava di essere ascoltati, ci si apsettava che qualcuno facesse subito qualcosa, ci si aspettava di essere creduti… Ma comunque, avendo verificato che il Club di Roma aveva ragione, che le previsioni del suo Rapporto non erano per nulla catastrofici, che si suoi membri non erano catastrofisti, possiamo cominciare almeno ora, subito a fare qualcosa nella direzione indicata fin dal 1968?

Per rispondere, vi invito a leggere e rileggere l’elenco qui sotto (che, è bene sottolinearlo, è stato scritto decenni fa e non l’altro ieri, come sembra!), giocando a “Ce l’ho”-“Manca”-“Ce l’ho”-“Manca”, anche se “Manca”… mancherà. 

Ce li abbiamo tutti quei problemi, continui e critici, soprattutto il trentaduesimo.

1) fame e denutrizione;
2) sottosviluppo;
3) povertà di massa;
4) sviluppo demografico incontrollato;
5) distribuzione demografica squilibrata;
6) educazione inadeguata;
7) assistenza medica insufficiente;
8) sistema previdenziale arretrato;
9) inquinamento ambientale crescente;
10) distruzione della natura;
11) sperpero di risorse naturali;
12) sottoccupazione diffusa;
13) sistema mondiale di scambi arretrato;
14) proliferazione urbana;
15) decadenza del cuore delle città;
16) sistemi di trasporto e di comunicazione insufficienti;
17) carenze dell’edilizia popolare;
18) insufficiente tutela dell’ordine pubblico;
19) inadeguato controllo della criminalità;
20) sistema correzionale arretrato;
21) insufficiente attrezzatura ricreativa;
22) discriminazione verso le minoranze;
23) discriminazione verso gli anziani;
24) scontento sociale crescente;
25) alienazione dei giovani;
26) crescente crisi di partecipazione;
27) sottogoverno dilagante;
28) correzione arretrata dell’ordine morale;
29) insufficiente autorità degli enti internazionali;
30) polarizzazione della potenza militare;
31) corsa alle armi nucleari;
32) inadeguata comprensione dei problemi critici continui

[Grazie a Gianpiero Magnani, C’era una volta il Club di Roma, www.valori.it, NdA] 

Una replica a “È stato già tutto detto… ma ascoltato? Il Club di Roma compie 50 anni | Cinzia Picchioni”

  1. Grazie, Cinzia, per questo bellissimo excursus sul Club di Roma e sulla situazione attuale! Interessantissimo! Anch'io penso che bisogna credere nelle utopie, anche se qualche volta restiamo delusi.

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