l cinquantesimo anniversario del massacro di My Lai: come possono i cristiani dichiarati difendere le atrocità della guerra? | Gary G. Kohls


Cinquant’anni fa, il 16 marzo 1968, una compagnia della divisione Americal dell’esercito americano, formata da soldati inesperti che non avevano ancora ricevuto il battesimo del fuoco, dilagò nell’indifeso villaggio vietnamita di My Lai, radunò più di 500 donne, vecchi e bambini disarmati, e li giustiziò quasi tutti, con efficienza, a sangue freddo, in stile nazista. Nel villaggio non furono trovati né armi né soldati vietcong. Il massacro durò solo 4 ore.

Anche se ci fu un tentativo prolungato di coprire l’operazione (tentativo in cui fu coinvolto un giovane e promettente maggiore dell’esercito di nome Colin Powell), coloro che parteciparono al massacro non negarono i particolari della carneficina quando il caso arrivò in tribunale due anni dopo. Nonostante il tentativo di copertura, la storia alla fine filtrò sui media occidentali, grazie ad alcuni coraggiosi testimoni oculari militari, le cui coscienze erano ancora integre. Alla fine, una corte marziale militare si riunì per processare un pugno di soldati, fra cui il tenente William Calley e l’ufficiale comandante della Compagnia C, Ernest Medina.

Secondo molti soldati, Medina aveva ordinato l’uccisione di “qualsiasi cosa viva a My Lai”; ciò fu interpretato, ovviamente, come “tutti i civili e i loro animali domestici”. Calley fu accusato dell’assassinio di 109 civili e condannato per l’uccisione di 20. Nel suo memoriale di difesa, egli affermò che gli era stato insegnato di odiare tutti i vietnamiti, anche i bambini, che, secondo quanto gli era stato detto, “erano molto bravi a piazzare mine”.

Il risultato finale dell’incursione di Mi Lay, che faceva parte di una missione più ampia, detta Task Force Barker, era stato ripreso dai fotografi militari e, alla fine, l’esercito dovette desistere dai tentativi di copertura. I giudici militari furono condotti in tribunali militari sottoposti a censura; le giurie di ufficiali dell’esercito non avevano credenziali legali per provare i crimini di guerra; ciò è ancora una procedura operativa standard nell’esercito americano.

Tutte le accuse contro i soldati coinvolti decaddero, tranne quelle per omicidio contro Calley. Medina e tutti gli altri che avevano fucilato i 500 vietnamiti furono rilasciati. Delle 109 accuse iniziali di omicidio, Calley fu ritenuto colpevole dell’omicidio di “almeno 20 civili” e fu condannato all’ergastolo per questo crimine. Tuttavia, in seguito alle pressioni di migliaia di americani molto rumorosi, molto patriottici e molto favorevoli alla guerra, il presidente Nixon lo graziò alcune settimane dopo il verdetto.

Al momento del processo, molti americani che si ponevano questioni etiche, compresi molti soldati e veterani, erano nauseati e stanchi della guerra e dei massacri. Dopo tutto ciò che era successo dal 1968, a chi vi rifletteva era chiaro che i costi psicologici e fisici per i reduci feriti erano inaccettabili. Il processo Calley suscitò molto interesse, perché si svolse nello stesso tempo in cui i movimenti contro la guerra si stavano diffondendo nel mondo. La guerra nel Vietnam stava diventando ampiamente riconosciuta come una “atrocità assoluta”.

Al tempo del processo, secondo un sondaggio, il 79% degli americani era contrario alla condanna di Calley. Alcuni gruppi di veterani diedero persino voce all’opinione che, invece di essere condannato, Calley avrebbe dovuto ricevere la Medaglia d’Onore del Congresso, “per aver ucciso dei musi gialli comunisti”.

Proprio come l’Olocausto ebraico durante la seconda guerra mondiale o il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, i fatti del massacro di My Lai meritano di essere ricordati, in modo che nessuna di queste atrocità possa di nuovo accadere. La guerra del Vietnam fu un periodo tormentato sia per i civili obiettori di coscienza sia per i soldati e i reduci, a causa delle numerose questioni morali sollevate dalle uccisioni in massa di milioni di civili in una guerra in cui 58.000 soldati americani furono uccisi, altre centinaia di migliaia feriti fisicamente, milioni feriti spiritualmente e innumerevoli milioni di altri traumatizzati psicologicamente – da entrambe le parti in conflitto.

Ovviamente, la guerra del Vietnam fu molto peggiore per le famiglie contadine di quella terra condannata di quanto lo fosse per i soldati americani, che almeno poterono tornare a casa in edifici, infrastrutture e posti di lavoro intatti. Nel secolo scorso, il popolo vietnamita fu ripetutamente vittima di eserciti invasori e di occupanti. Prima dell’America, soldati adolescenti, brutali, dal grilletto facile, spaventati e razzisti, provenienti da paesi stranieri, come Cina, Francia, Giappone e poi ancora Francia, misero follemente piede nel pantano. A tutti i soldati fu insegnato che “la piccola gente gialla” del Vietnam era quasi subumana e meritava di essere uccisa – e alcuni soldati preferivano torturare e stuprare prima di uccidere.

“Prima spara e poi fai domande” è, troppo spesso, la procedura operativa standard per unità di combattimento spaventate e ben armate; è la paura che fornisce un motivo alla disponibilità ad uccidere di ogni soldato, di ogni epoca, di ogni credo politico, specialmente nella guerra nella giungla.

<<<I massacri come quello di My Lai erano la regola nella guerra del Vietnam>>>

Molti reduci del Vietnam, con cui ho parlato o di cui ho letto, hanno detto che in quell’inutile guerra ci furono numerosi massacri, forse centinaia, simili a quello di My Lai ma più piccoli, di cui non si è mai parlato nella stampa mainstream. Non sorprende che il Pentagono abbia rifiutato di riconoscere questa realtà. Esecuzioni di massa e torture da parte di soldati americani, marines e truppe speciali non furono rare in quella guerra, né sono state rare nelle attuali guerre dell’America in tutto il mondo.

In Vietnam, molti reparti operativi “non facevano prigionieri”, un eufemismo per dire “uccidevano i prigionieri”, invece di seguire le fastidiose Convenzioni di Ginevra, che prescrivono un trattamento umano per i prigionieri di guerra. La sola cosa insolita del massacro di My Lai fu che venne scoperto, nonostante i citati tentativi di copertura del Pentagono.

C’è qualcosa in una copertura e nella ragnatela di menzogne necessarie a sostenerla che prova la codardia degli organizzatori. Soldati veramente d’onore, che abbiano preso sul serio il loro giuramento di fedeltà alla costituzione americana, dovrebbero, invece di mentire, ammettere la loro colpa e sottoporsi alla giusta punizione. Evitare la punizione con l’inganno, la menzogna o nascondendosi è quello che fanno i vigliacchi. Ammettere la propria colpa, accettare la punizione è il comportamento onorevole e virile da tenere.

Pochissimi soldati sono puniti per i crimini di guerra che troppo spesso commettono, facendola franca, nella fitta “nebbia della guerra”. I responsabili di dare l’ordine di uccidere giustificano sempre gli stupri e i saccheggi, le uccisioni e le torture dei civili innocenti come necessarie “per salvare delle vite”. L’eufemismo usato per l’uccisione di civili è “danno collaterale”. Un’altra frase, che è un altro eufemismo per danno collaterale, è “cose che succedono”, che fu reso popolare dal deplorevole Falco-Coniglio (che ebbe 5 rinvii del servizio di leva durante la guerra del Vietnam) l’ex-Segretario della Difesa e infine vice presidente degli Stati Uniti Donald Rumsfeld. (vedi nota a fine documento)

Il water-boarding, l’infame tecnica di tortura che sappiamo essere un crimine di guerra internazionale, fu, nonostante ciò, usato aggressivamente in Vietnam. Le “cose che sono successe” ai sospetti che furono imprigionati indiscriminatamente e falsamente accusati ad Abu Grahib e a Guantanamo non sono niente di nuovo nella storia delle guerre americane.

<<<Come possono i seguaci del nonviolento Gesù essere disposti a uccidere “questi miei fratelli più piccoli”?>>>

Coloro che pianificano le guerre, ne traggono profitti e mandano in guerra i loro figli e le loro figlie inconsapevoli, e ancora si professano seguaci del nonviolento Gesù, hanno problemi etici enormi che sembrano essere totalmente ignorati. I cristiani dichiarati che sono disposti ad uccidere i combattenti, ma che conoscono anche i grandi rischi di uccidere dei non combattenti, devono ignorare deliberatamente l’etica affermata dal loro Gesù, delineata così chiaramente nel Discorso della Montagna (Matteo 5, 6 e 7 e Luca 6) e in Matteo 25, 31-46.

I cristiani dichiarati che sono anche in favore della guerra devono rifiutare esplicitamente ciò che colui che diede il nome alla loro religione insegnò ripetutamente sulla questione della violenza omicida. Gesù ha insegnato in tanti modi che “la violenza è proibita per quelli che desiderano seguirmi”. Ovviamente, ciò che è ugualmente blasfemo per i cristiani che uccidono in guerra è il fatto che essi devono anche rifiutare la regola aurea di Gesù: “tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Matteo 7, 12).

I conflitti morali, provati dai cristiani che cercano di seguire gli insegnamenti etici di Gesù e contemporaneamente accettano di commettere atti di crudeltà e omicidi contro i loro fratelli, figli di uno stesso Dio amorevole, devono essere enormi, veramente impossibili da sostenere senza una tremenda dissonanza cognitiva. È impossibile essere disposti ad uccidere a comando e allo stesso tempo seguire il precetto di essere misericordioso e ospitale verso lo straniero, l’affamato, il nudo, il prigioniero, il nemico e ogni persona bisognosa di pietà e comprensione.

Il fedele deve scegliere fra due realtà inconciliabili – la violenza omicida o la nonviolenza.

Di solito, non si ha una piena comprensione della raccapricciante realtà della guerra (e dell’inevitabilità delle conseguenze fisiche, psichiche, spirituali ed economiche sia per i colpevoli sia per le vittime della violenza) prima che il soldato inconsapevole si arruoli e sia intrappolato nella macchina omicida, con poche vie di fuga. Le autorità religiose devono accettare una parte di responsabilità per questa realtà. Se mai i civili sperimentassero realmente gli orrori della guerra prima di arruolarsi, l’abolizione della guerra diventerebbe una priorità.

Se gli americani adulti e mentalmente lucidi potessero semplicemente comprendere l’immoralità dello spreco di migliaia di miliardi di dollari nella guerra e nella sua preparazione nei 50 anni trascorsi da My Lai, mentre centinaia di milioni di persone stavano morendo di fame o perdevano la casa, si rifiuterebbero di collaborare quanto conduce alla guerra. Se questo concetto totalmente razionale non diventerà mai realtà, è perché la pace nel mondo non va bene alle aziende che fanno profitti con la guerra, alle loro banche e agli investitori straricchi che fanno soldi con le numerose industrie belliche.

Ci sono molti gruppi di pressione in favore dei numerosi “mercanti di morte” che temono la prospettiva della pace nel mondo. Questi gruppi cercheranno sempre di glorificare le guerre americane e, allo stesso tempo, di nascondere ai nostri occhi la raccapricciante realtà della guerra, per mantenere l’elettore medio ignaro della letalità e disonestà della nostra macchina militare.

Questi propagandisti bellicisti, ben pagati in ogni partito politico, cercano di convincere le madri, presto senza figli, che i loro amati ragazzi-soldato, morti o morenti, sono morti combattendo per Dio, la Patria e l’Onore, invece che per aziende che lucrano profitti e per il loro egoistico ed inestinguibile desiderio di controllare il petrolio del mondo, il gas, l’acqua, i minerali, l’oppio, la cocaina, il litio, ecc. e per la costruzione di un maggior numero di basi militari americane nel mondo.

Affrontiamo la realtà: il sistema permanente dell’esercito americano, che si esercita in continuazione, si impegna in giochi di guerra e sembra avere il prurito per un’altra guerra, ha impoverito l’America al ritmo di 500-700 miliardi di dollari all’anno, anche in tempo di cosiddetta “pace”. Il costo di mantenere un soldato in una zona di guerra per un anno è di un milione di dollari! Lo spirito guerrafondaio del Pentagono (per non parlare della Casa Bianca e del Congresso) è vivo e vegeto, specialmente in coloro che volevano “sganciare l’atomica sui musi gialli” in Vietnam.

Decisori politici non eletti, del partito dei Falchi-Conigli (politici o decisori che non hanno mai fatto il servizio militare, ma a cui comunque piace giocare alla guerra), sono ancora oggi responsabili della politica estera americana e hanno consolidato il loro potere con gli enormi profitti ricavati dal sangue, dai corpi e dall’invalidità permanente di quei soldati abbindolati, che furono ingannati a credere che stavano “rendendo il mondo sicuro per la democrazia”, quando, al contrario, stavano rendendo il mondo sicuro per il capitalismo predatore e per gli osceni profitti di pochi. E anche i politici, la maggior parte dei quali sono i cagnolini ben pagati dei profittatori della guerra nonché “donatori” delle loro campagne elettorali, non vogliono che questo bengodi finisca.

È ovvio che le cose non sono in realtà molto cambiate da My Lai, se solo si considera la mentalità politica che ha permesso la morte di un grandissimo numero di civili iracheni innocenti all’indomani della prima guerra del Golfo o i milioni di civili morti in Afghanistan e Iraq nella seconda guerra del Golfo o quanto sta accadendo in Palestina, Yemen, Siria, Kurdistan, Congo, ecc., ecc.

È ovvio che i nostri leader politici e militari non hanno veramente imparato molto dal tempo di My Lai. E nemmeno lo hanno fatto le cosiddette chiese cristiane, che sono abbastanza a loro agio nella nostra nazione super militarizzata e patriottica, che rifiuta di insegnare o seguire il loro Gesù nonviolento.

Fino a quando i leader cristiani americani e i loro seguaci rifiuteranno di rinunciare alla guerra e alla violenza (come il loro Gesù avrebbe sicuramente ordinato), l’umanità sarà condannata a essere coinvolta in futuri massacri di My Lai; le vittime dovranno sopportare la povertà, il dolore, le pestilenze, la fame e la mancanza di una casa che inevitabilmente seguono; i colpevoli dovranno sopportare la morte spirituale, i traumi psicologici e il dolore fisico; il pianeta diventerà sempre più invivibile e insopportabile.

Ciò che è accaduto a tutte le nazioni e a tutti gli imperi tirannici e militarizzati della storia accadrà inevitabilmente ai super militarizzati Stati Uniti, che non possono permettersi di finanziare le loro forze armate ipertrofiche e contemporaneamente soddisfare i bisogni del loro popolo. Ci saranno serie conseguenze negative per i colpevoli dei grandi mali che i costruttori del nostro impero tirannico hanno perpetrato sulla terra.

I crimini di guerra internazionali, come My Lai, Nagasaki, Fallujah e Abu Grahib, saranno in qualche modo vendicati, ma i nostri leader attuali, sia politici sia religiosi, sembrano incapaci di comprenderlo e di comportarsi eticamente.

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Per vedere importanti foto censurate del massacro di My Lai, si veda: http://allthatsinteresting.com/my-lai-massacre-photos

Per vedere importanti foto censurate di Agent Orange, crimine di guerra internazionale (dell’America e di Monsanto) impunito, si vedano:

1)http://allthatsinteresting.com/agent-orange-victims

e

2)https://www.google.com/search?q=Agent+Orange+images&rlz=1C2CHZL_enUS756US756&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0ahUKEwjz7-TthvTZAhVR22MKHc2gDuYQ7AkIQg&biw=1163&bih=536

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Il dott. Gary Kohls è un medico in pensione di Duluth, Minnesota, USA e un membro della Rete TRANSCEND. Negli ultimi dieci anni di attività, ha praticato ciò che può essere meglio descritto come “assistenza sanitaria olistica (senza medicine) e preventiva per la salute mentale”. Dopo il pensionamento, cura una rubrica settimanale per il Duluth Reader, una rivista settimanale alternativa. I suoi articoli trattano soprattutto dei pericoli dell’imperialismo americano, del “fascismo amichevole”, del corporativismo, del militarismo, del razzismo, dei pericoli di Big Pharma, come psicofarmaci e iper-vaccinazione dei bambini, e degli altri movimenti che minacciano la democrazia e la civiltà americana, la salute e la longevità dei cittadini e il futuro del pianeta. Molti dei suoi articoli sono archiviati in:

http://duluthreader.com/search?search_term=Duty+to+Warn&p=2;
http://www.globalresearch.ca/author/gary-g-kohls;
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Questo articolo è apparso originariamente su Transcend Media Service (TMS) il 19 marzo 2018.

Anticopyright: gli editoriali e gli articoli pubblicati in origine su TMS possono essere liberamente ristampati, diffusi, tradotti e usati come materiale di riferimento, purché si includa un riconoscimento e un collegamento alla fonte, TMS: The 50-Year Anniversary of the My Lai Massacre: How Can Professed Christians Defend Wartime Atrocities? Grazie.

Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis

Nota del traduttore su Rumsfeld: l’affermazione dell’articolo non è esatta. Rumsfeld non è mai stato vice presidente degli Stati Uniti. Inoltre, essendo nato nel 1932, prestò servizio in marina dal 1954 al 1957. Forse, all’epoca della guerra del Vietnam, avrebbe potuto essere richiamato e ottenne i 5 rinvii di cui parla l’articolo. O forse l’autore ha dimenticato il nome di un vicepresidente che ottenne i famosi rinvii.

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