Pictures on Human Rights | Recensione di Angela Dogliotti

Luciano Nadalini, Pictures on Human Rights, Camera Chiara Edizioni, Bologna 2010, pp. 68, illustrato a colori, € 25,00

Nel 2018 ricorrerà il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata nel 1948. Il libro fotografico di Luciano Nadalini ben si presta a rammentarcelo e a porre sotto i nostri occhi questioni tuttora aperte, che ci richiamano anche alle nostre responsabilità.

Luciano Nadalini, fotografo bolognese, ha lavorato per «L’Unità» e per altre testate e periodici. Ha collaborato con varie istituzioni come il Comune e la Provincia di Bologna e la Regione Emilia Romagna, ed ha accompagnato la delegazione di parlamentari italiani in Iraq nel 1991.

Questo testo è frutto del viaggio e dei reportages realizzati con il Gruppo Volontariato Civile, una ONG laica, di cui la presidente, Patrizia Santillo, scrive nella presentazione dell’opera, che lavora «per uno sviluppo dal basso, democratico e partecipativo».

Luciano Nadalini ha esposto le sue fotografie in mostre in Italia e all’estero (Bologna, Chiasso, Luanda, Parigi, Praga…) e  ha realizzato altri libri fotografici su tematiche sociali, tra cui: Acqua, una risorsa di vita e di pace, sul conflitto palestinese-israeliano, e La Guerra Continua, sull’Iraq.

In questo libro di immagini sui diritti umani, ai trenta articoli della Dichiarazione Universale ONU del 1948 sono fatte corrispondere 30 splendide fotografie, che narrano di bambini dietro le sbarre in Mozambico, di madri addolorate in Kossovo e di bambini in orfanotrofio a Sarajevo, di campi profughi africani, di povertà nel barrios di Luanda o nelle discariche di Managua, ma anche di colorate e pacifiche manifestazioni in Congo, di scuole, libri, templi con donne e uomini comuni intenti a svolgere azioni quotidiane. Talvolta è drammaticamente messo in primo piano il contrasto tra immagini di vita, come possono essere i volti di bambini di un villaggio, e immagini di morte, come sono quelle di un’arma impugnata da un soldato.

La stessa immagine di copertina, che racconta di una nascita, è insieme denuncia delle condizioni difficili e precarie in cui eventi di questo tipo continuano ad avvenire e potente segno di speranza, annuncio di futuro e  simbolo di relazioni di pace.

Le immagini testimoniano, ma anche evocano , rimandano a riflessioni, a  percorsi di impegno… sono efficaci stimoli alla presa di coscienza e alla partecipazione.

Un libro tutto da vedere.

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