L’edificio in crollo del potere ipermilitarizzato | Ray Acheson

Gli Stati con armi nucleari di fronte a rabbia crescente all’ONU

6 nov. 2017 – È arduo dire quale termine descriva meglio il tenore del Primo Comitato quest’anno, ma potrebbe essere rancore. I diritti di risposta sono stati più voluminosi, chiassosi, e sempre più tendenti a inclinare all’assurdo che mai finora. La retorica contro il disarmo — l’obiettivo di questo Comitato e uno dei principi primari delle Nazioni Unite — era più acuta che mai, specialmente nel campo nucleare. L’animosità fra certi stati si percepiva come se avesse raggiunto un punto di ribaltamento. Eppure il vetriolo sparso in giro da alcuni è stata mitigata dalla comprensione da parte della maggioranza che si era progrediti proprio nel disarmo, precisamente avanzando sostanzialmente senza gli stati più litigiosi.

Una certa amarezza di certe delegazioni al Primo Comitato si può presumere derivasse da quel progresso — in particolare, il negoziato del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Ma, come detto al Comitato dalla Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari il 10 ottobre, “non è il divieto a dividerci, sono le armi nucleari”.   Non solo quelle. Le armi chimiche — a prescindere da chi le abbia usate — sono divisive. Le armi esplosive sono divisive. Le piccole armi; le mine anti-uomo; le bombe a grappolo. Le armi in sé, indipendentemente da chi le usi, o dove, o perché, sono divisive. Le armi uccidono persone. Il loro uso, produzione e vendita generano insicurezza e disuguaglianza; minano uno sviluppo sostenibile e una pace sostenibile.

È il disarmo che può farci convergere: riducendo i mezzi disponibili di violenza; eliminando una fonte di disuguaglianza fra ed entro gli stati; liberando risorse per altre imprese.

La retorica contro il disarmo — che i tempi non sono maturi, che la situazione della sicurezza non è salda, che le condizioni sono troppo instabili — è retorica contro il progresso, contro la sicurezza, contro l’unità, contro la sopravvivenza.

Eppure la “divisivività” è l’argomento principale usato da quelli contro il disarmo; argomento basato sulla premessa che eliminare certe armi è [>>sarebbe] polarizzante e malsicuro. Ma come può dividerci qualunque cosa riduca i mezzi di violenza massiccia? Come può renderci più esposti?

The logica orwelliana degli stati con armamento nucleare, e di quelli che continuano ad approfittare della vendita di armi convenzionali a stati che li usano per commettere abusi nei diritti umani e nel diritto umanitario internazionale, è che la violenza sia stabilità. Nel mondo che essi hanno cercato di create, i mezzi per la distruzione reciproca sono ciò che ci mantiene insieme. In tale mondo, chi opera per la pace, lo sviluppo, e la sicurezza mediante la riduzione e il controllo delle armi sta rendendo il mondo più instabile e saturo di tensione.

Tale logica assurda mantiene la presa sull’immaginazione internazionale da decisamente troppo tempo. Ma l’edificio sta crollando. Lo sviluppo del TPNW ha smantellato grosse parti degli argomenti a favore delle armi nucleari. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza, pur senza dire granché sulle armi, pongono una sfida acuta agli attuali livelli di spesa militare e relativi approcci alla “pace e sicurezza” e allo “sviluppo sostenibile”.

Possiamo continuare a intaccare la falsa logica della pace mediate la violenza, ma dovremmo farlo insieme nei modi che anno già condotto ad apprezzabile successo, non lasciando che i pochi esacerbati e irascibili nel vedere sgusciar via il loro controllo, c’impediscano di fare sostanziali passi avanti verso un mondo migliore per tutti.

I livelli di violenza ipermilitarizzata, ipermascolinizzata che osserviamo nel mondo non devono distoglierci dal perseguire una via alternativa. Al contrario, è la nostra sola opzione. Chi si aggrappa al potere con la paura e l’intimidazione tenterà di usare ancor sempre gli attrezzi che essi percepiscono atti a mantenergli privilegi in un mondo complesso; gli altri devono trovare fra il cinismo un modo che induca a tentare qualcosa di diverso.

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Ray Acheson è direttrice di Reaching Critical Will [Arrivare a una volontà critica – allusivo della massa critica, soglia di controllo delle reazioni nucleari, ndt]. Fornisce analisi, ricerca, e patrocinio su tutta una gamma di tematiche inerenti al disarmo e al controllo delle armi. Ray guida il lavoro della WILPF – Lega internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà – nello stigmatizzare guerra e violenza, comprese la attiva partecipazione alla campagna per il trattato di messa al bando delle armi nucleari e l’azione critica contro il commercio d’armi e l’uso di armi esplosive e droni armati. Ray è anche nel Consiglio di Direzione del Los Alamos Study Group e rappresenta la WILPF in pareggi gruppi gestionali di coalizione, fra cui a Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari (ICAN). Ha una laurea umanistica breve ad honorem in Studi su Pace e Conflitti dell’Università di Toronto e un master in Politica della New School for Social Research. Ray ha lavorato in precedenza per l’Institute for Defense and Disarmament Studies.

Reaching Critical Will (RCW) è il programma relativo al disarmo della WILPF, la più vecchia organizzazione pacifista femminile al mondo. Nel 1915, donne di paesi in guerra fra loro e neutrali si riunirono all’Aja per discutere di soluzioni alle cause e alla violenza della 1^ guerra mondiale. Esse fondarono la WILPF come organizzazione con il mandato di sfidare il militarismo, il patriarcato, e il capitalismo in quanto radici della guerra e della violenza [sociale]. La WILPF creò RCW nel 1999 per condurre l’analisi e il patrocinio del disarmo dell’organizzazione, la riduzione delle spese militari e il militarismo globali, e l’indagine degli aspetti di genere nell’impatto degli armamenti e dei processi di disarmo. Cerchiamo di conseguire il disarmo, sfidare il militarismo, e confrontarci con le mascolinità violente e la discriminazione di genere mediante ricerca, analisi delle politiche, patrocinio, monitoraggio, e rendicontazione sui forum internazionali quali l’ONU e altri convegni di governi e organizzazioni, e mediante reti e campagne della società civile internazionale.

2017 No. 6 | Final Edition, 6 Nov 2017 ~  Download full edition in PDF


Ray Acheson – Reaching Critical Will / TMS
Titolo originale: The Crumbling Edifice of Hypermilitarised Power
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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