I big data non indicano niente – se non il disastro | Vandana Shiva


I big data (1) non indicano niente – se non il disastro | Vandana Shiva

Il mondo si trova in una crisi agricola, afferma Vandana Shiva.


Novembre 2017 – Il nostro cibo e la nostra agricoltura hanno due futuri diversi. Il primo porta in un vicolo cieco. Un pianeta morto. Diffusione di veleni e di monoculture chimiche. Contadini che si suicidano a causa dei debiti per i semi e i prodotti chimici. Bambini che muoiono per mancanza di cibo. Persone che muoiono di malattie croniche che si diffondono a causa di merci senza contenuto nutritivo o addirittura tossiche vendute come cibo. E devastazioni climatiche che spazzano via le condizioni per la vita dell’uomo sulla Terra.

Il secondo porta al ringiovanimento del pianeta tramite il ringiovanimento della biodiversità, del suolo e dell’acqua, il ringiovanimento delle piccole fattorie, e cibo vario, salutare, fresco ed ecologico per tutti.

La prima via è industriale e fu spianata dal “cartello dei veleni”, nato durante la seconda guerra mondiale per creare prodotti chimici che uccidessero le persone. Dopo la guerra, questi prodotti furono reimpiegati in agricoltura – pesticidi e fertilizzanti. Ci dissero, infatti, che non avremmo potuto avere cibo senza i veleni.

Il procedimento per produrre esplosivi dalla combustione ad alta temperatura di combustibili fossili per fissare l’azoto dell’aria fu usato in seguito per produrre fertilizzanti chimici. Lo slogan era che non ci sarebbe più stata scarsità di cibo, perché ora si poteva fare il “pane dall’aria”.

Ci furono affermazioni esagerate che i fertilizzanti artificiali avrebbero aumentato la produzione di cibo e rimosso tutti i limiti ecologici che la terra pone sull’agricoltura. Oggi, invece, ci sono prove crescenti che i fertilizzanti artificiali hanno ridotto la fertilità del suolo e la produzione di cibo e hanno contribuito alla desertificazione, alla scarsità d’acqua e ai cambiamenti climatici.

La dott.ssa Shiva a Bija Vidyapeeth. © www.vandanashiva.com

Negli anni ’90 ci dissero che saremmo morti di fame senza gli OGM – colture e altri organismi geneticamente modificati – offertici dal medesimo cartello dei veleni. Ci furono affermazioni esagerate che gli OGM avrebbero tolto tutti i limiti imposti dall’ambiente, e avremmo coltivato i deserti e le discariche tossiche. Eppure oggi abbiamo solo due applicazioni di largo impiego degli OGM – resistenza agli erbicidi e tossine Bt2 nelle colture. Si affermava che la prima avrebbe controllato le erbe infestanti. Invece ha creato super-infestanti. Le colture Bt avrebbero dovuto controllare i parassiti. Invece hanno creato nuovi parassiti e super-parassiti, mentre in India e altrove l’introduzione del cotone Bt ha spinto al suicidio migliaia di contadini.

Ora l’agroindustria ci dice che i big data ci nutriranno in un futuro non troppo lontano. Monsanto la chiama “agricoltura digitale”, basata sui big data e sull’intelligenza artificiale. Si comincia a parlare di “agricoltura senza agricoltori”. Per questo motivo la crisi dei contadini indiani e la relativa epidemia di suicidi non hanno provocato una risposta da parte del governo, che sta ciecamente spianando la strada alla prossima fase dell’autostrada senza uscita.

Quando, poco tempo fa, ho partecipato agli incontri del G20 ad Amburgo, era evidentissimo che promuovere la digitalizzazione in ogni settore della nostra vita moderna sarà presto definito come il prossimo passo del progresso. Nel momento in cui il mondo comincia a risvegliarsi e a prestare attenzione all’intelligenza vivente del pianeta e alle più piccole forme di vita, si tenta di estendere un paradigma meccanicistico fallimentare in nome dell’intelligenza artificiale e dei big data.

La collaborazione di Monsanto con Atowise permette di fare un’ipotesi su quali molecole comporranno il prossimo possibile pesticida di Monsanto. Questa non è intelligenza per un controllo sostenibile dei parassiti, quanto, piuttosto, una scommessa più ristretta sul prossimo veleno. È trasformare la vita in un casinò digitale.

È come giocare a poker sul ponte del Titanic mentre la nave sta affondando

Nel 2013, Monsanto acquistò la più grande azienda mondiale di dati climatici, The Climate Corporation, per 1 miliardo di dollari. Nel 2014 comprò la più grande azienda mondiale di dati sul suolo, Solum.

The Climate Corporation non fa conoscere ai contadini che la soluzione ai cambiamenti climatici sta sotto i nostri piedi, nel suolo. Invece, vende dati. Solum non lavora con i contadini per comprendere la ricca ragnatela alimentare nel suolo – batteri, funghi, lombrichi. Invece, anch’essa vende dati.

Ma i dati non sono conoscenza. Sono solo un’altra merce per accrescere la dipendenza dei contadini. In effetti, si sta dicendo ai contadini di consegnare la loro intelligenza in appalto a Monsanto.

Questo è il passo successivo verso un futuro senza uscita, che ignora l’intelligenza dei semi, delle piante, degli organismi del suolo, dei nostri batteri intestinali, dei nostri contadini, delle nostre nonne.

Eppure, come ho detto all’inizio dell’articolo, invece che seguire questo vicolo cieco, possiamo spargere i semi di un altro futuro.

In tutto il mondo, piccoli contadini e ortolani stanno già realizzando quest’agricoltura, salvaguardando e sviluppando il loro suolo e le loro sementi, praticando l’agroecologia. Stanno nutrendo le loro comunità con cibo sano e nutriente, mentre ringiovaniscono il pianeta. Stanno perciò spargendo i semi della democrazia alimentare – un sistema alimentare nelle mani dei contadini e dei consumatori, privo del controllo delle grandi aziende, di veleni e di plastica, a kilometri zero. Un sistema alimentare che nutre il pianeta e tutti gli esseri umani.

Contrariamente alle affermazioni che i piccoli contadini dovrebbero essere spazzati via perché improduttivi e che dovremmo lasciare il futuro del nostro cibo nelle mani del cartello dei veleni, dei droni di sorveglianza e dello spyware3, i piccoli contadini forniscono il 70% del cibo mondiale, impiegando il 30% delle risorse usate in agricoltura. L’agricoltura industriale usa il 70% delle risorse per produrre il 40% delle emissioni di gas serra, mentre fornisce solo il 30% del nostro cibo. Questa industrializzazione dell’agricoltura ha causato il 75% della distruzione del suolo, il 75% della distruzione delle risorse idriche, l’inquinamento di laghi, fiumi e mari, e ha prodotto l’estinzione del 93% della diversità delle colture. Essa sta anche creando una crisi sanitaria, poiché produce merci prive di valori nutritivi o addirittura tossiche. In questo sistema, un miliardo di persone soffre sempre la fame, mentre altri due miliardi soffrono di malattie correlate all’alimentazione. L’agricoltura biologica prende l’anidride carbonica in eccesso dall’atmosfera, cui non appartiene, e, attraverso la fotosintesi, la restituisce al suolo, cui appartiene. Essa aumenta anche la capacità del suolo di trattenere l’acqua, contribuendo alla capacità di recupero in caso di siccità, alluvioni e altri eventi climatici estremi.

Non possiamo affrontare i cambiamenti climatici e le loro tangibili conseguenze senza riconoscere il ruolo centrale del sistema alimentare industriale e globalizzato, che produce più del 40% delle emissioni di gas serra tramite deforestazione, allevamenti intensivi, imballaggi di plastica e di alluminio, trasporti su lunghe distanze e spreco di cibo. Non possiamo risolvere il problema dei cambiamenti climatici senza un’agricoltura ecologica, su piccola scala, basata sulla biodiversità, su sementi vive e suoli vivi, e senza sistemi alimentari locali, a kilometri zero e privi di imballaggi di plastica.

Ciò che mangiamo, come produciamo il cibo che mangiamo e come lo distribuiamo determinerà se l’umanità sopravviverà o se porterà all’estinzione se stessa e le altre specie.

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TRANSCEND Member La prof. Vandana Shiva, Membro di TRANSCEND, è una fisica, ecofemminista, filosofa, attivista e autrice di più di 20 libri e 500 articoli. Ha fondato la Research Foundation for Science, Technology and Ecology (“Fondazione di ricerca per la scienza, la tecnologia e l’ecologia”) e si è battuta per la biodiversità, la conservazione della natura e i diritti dei contadini. Nel 1993 ha vinto il Right Livelihood Award (Premio Nobel alternativo). È direttore esecutivo del Navdanya Trust.

Numero 305 Novembre/Dicembre 2017 – Light in Dark Days (“Luce nei giorni oscuri”)


BY TRANSCEND MEMBERS, 13 November 2017
Prof. Vandana Shiva – Resurgence & Ecologist Magazine
Titolo originale: Big Data Doesn’t Add Up – Except to Disaster
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis


Note

1 Big data (letteralmente “grandi dati”) è un termine tecnico informatico adoperato per descrivere l’insieme delle tecnologie e dei metodi di analisi di grandissime quantità di dati. Il termine indica la capacità di estrapolare, analizzare e mettere in relazione un’enorme mole di dati eterogenei per scoprire i legami tra fenomeni diversi e prevedere quelli futuri (NdT, adattata da Wikipedia).

2 Le tossine Bt, sono endotossine proteiche prodotte da alcuni ceppi del batterio Bacillus thuringiensis. Sono utili per la loro azione insetticida. (NdT ridotta da Wikipedia)

3 Uno spyware è un tipo di software che raccoglie informazioni riguardanti l’attività online di un utente (siti visitati, acquisti eseguiti in rete ecc.) senza il suo consenso, trasmettendole tramite Internet ad un’organizzazione che le utilizzerà per trarne profitto (NdT da Wikipedia).

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