La verità? È quella che ti piace | Fabio Poletto

Un articolo di Repubblica del 2 novembre racconta un’indagine dei carabinieri di Roma sulle strategie di reclutamento del gruppo romano di Forza Nuova, che indottrinava ragazzi minori all’odio razziale e alla violenza. L’indagine era stata avviata già nel 2013, in seguito alla condanna di due ragazzi italiani (16 e 19 anni) per il pestaggio di un altro ragazzo bengalese, anch’egli minorenne.

Sembra che fosse un’abitudine dei camerata quella di organizzare spedizioni a caccia di persone di origine straniera da riempire di botte. Una cosa a metà tra rito di gruppo e missione ideologica. L’ideologia (se così si può definire): combattere l’immigrazione. La strategia: violenza di gruppo contro una vittima isolata e debole, tipicamente fascista. I bersagli ideali: proprio i bengalesi, perché non reagiscono e non denunciano. Il risultato: i “bangla tour”, un nome goliardico e umoristico per un gesto disumano e raccapricciante.

L’aspetto più interessante della vicenda è il ruolo dell’ideologia come giustificazione della violenza, e la scelta di reclutare minorenni per queste azioni. Perché ragazzi così giovani? Forse perché meno a rischio di sanzioni penali se colti sul fatto, ma soprattutto perché più facili da indottrinare. Dalle testimonianze di alcuni ragazzi coinvolti e dall’indagine dei carabinieri emerge quanto profondo sia questo indottrinamento, un vero e proprio lavaggio del cervello, per uscire dal quale è necessario l’aiuto di una psicologo. I ragazzi finiscono per riconoscere la banda di camerata neo-fascisti come unica autorità nella propria vita, superiore anche a quella dei genitori; e credono profondamente nel principio, nel metodo e nell’obiettivo fascista – difendere la patria usando la violenza contro lo straniero.

In tutta la vicenda c’è un altro aspetto a cui prestare attenzione, messa in luce da una semplice ricerca su Facebook. Infatti cercando di trovare la notizia sul social network ci si imbatte in due articoli: uno è quello di Repubblica menzionato sopra, l’altro è di una pagina che si chiama tg5stelle.it. L’immagine mostra i due titoli a confronto, e tanto basta per capire quanto siano diversi. Aprendo il secondo articolo – pubblicato poche ore dopo il primo – troviamo pochi capoversi assemblati in fretta che confermano lo stile e la posizione del titolo. La strategia è semplice e usatissima: poche parole chiave, rimandi a “informazione di regime”, “accuse a orologeria” e “bufale”, e si è in grado di mettere in dubbio qualunque verità.

Poco importa che non sia citata alcuna fonte, che si usi un linguaggio approssimativo e parziale e che nel testo dell’articolo sia citato direttamente l’ufficio stampa di Forza Nuova e una testata vicina all’ambiente di estrema destra. Poco importa che, navigando il sito, si incontrino a decine articoli con titoli e immagini sensazionalistiche, fatte per acchiappare clic e non certo per offrire un’informazione di qualità. Il nome e il logo stesso del sito, che richiamano un movimento politico, sono ingannevoli: non c’è nessuna affiliazione, è solo uno stratagemma per attirare un certo bacino di utenti. La loro pagina Facebook ha 16.000 seguaci: pochi rispetto al mezzo milione di Repubblica, ma non certo pochi in assoluto. Questo non deve stupire, perché dietro questi siti (ne esistono a decine) ci sono professionisti della comunicazione che guadagnano grazie agli inserti pubblicitari, che sono tanto più redditizi quanti più sono i visitatori della pagina.

Da un lato c’è quindi lo sconforto dato dal sapere fino a che punto sono in grado di spingersi oggi, a cent’anni dalla nascita dello squadrismo nero, i gruppi neo-fascisti. Dall’altro lato c’è la preoccupazione data dal vedere quanto facilmente le verità possono essere ribaltate, le notizie trasformate, i dati manipolati a fini economici e ideologici, e quanto volentieri le persone preferiscono ciò che appaga le orecchie piuttosto che ciò che soddisfa la ragione. A chi sente questo sconforto e questa preoccupazione rimane, nel mezzo, la possibilità di schierarsi e di lottare per la verità, strumento indispensabile per l’affermazione di pace e tolleranza.

Una replica a “La verità? È quella che ti piace | Fabio Poletto”

  1. grazie Fabio! Questo articolo mette in luce l'importanza di lavorare in questa direzione per contrastare concretamente le derive di destra nel nostro paese, anche attraverso un giornalismo di pace anzichè di odio, intolleranza, violenza….

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