Verso il bando degli armamenti nucleari. Storie, libri, riflessioni… | Elena Camino

Una suora attivista

Megan Gillespie Rice (nata il 31 gennaio 1930) è un’attivista anti-nucleare e una suora cattolica, che dopo un lungo periodo impegnata come missionaria, è tornata in USA e fa parte della congregazione femminile internazionale ‘Società del Santo Bambino Gesù’ (Society of the Holy Child Jesus). È assunta agli onori della cronaca per essere entrata illegalmente nel Complesso di Sicurezza Nazionale Y-12 a Oak Ridge, in Tennessee, nel 2015, all’età di 82 anni, con due attivisti del gruppo Transform Now Plowshares. Questo gesto clamoroso, compiuto in segno di protesta contro la guerra, è stato considerato la più grande violazione della sicurezza nella storia del complesso atomico degli Stati Uniti.

Il movimento Plowshares è un movimento pacifista cristiano, contrario agli armamenti nucleari, ai quali si oppone con forme di protesta attive e nonviolente. Il gruppo (che nel nome richiama la parola ‘vomere’) fa riferimento a un testo del profeta Isaia che invitava a trasformare le armi in aratri, e pratica una forma simbolica di protesta, introducendosi illegalmente in aree militari e lasciando un segno del passaggio su mezzi militari e missili, imbrattando con scritte (usando talvolta il proprio sangue) o danneggiandoli a colpi di martello.

Megan Rice era già stata arrestata parecchie decine di volte per atti di disobbedienza civile, e aveva trascorso alcuni periodi in prigione, quando decise di intraprendere una rischiosa ‘spedizione’. Il 28 luglio 2012, all’età di 82 anni, insieme ad altri due attivisti, Michael R. Walli (di 63 anni) e Gregory I. Boertje-Obed (di 57), si introdusse in un complesso militare super-sorvegliato, destinato alla produzione di uranio arricchito, il ‘Y-12 National Security Complex’ a Oak Ridge, nel Tennessee. E imbrattarono le parti esterne dell’edificio con slogan anti-guerra e con macchie di sangue umano.

Muniti di torce e taglierine, i tre pacifisti sfidano il filo spinato e le guardie armate, le videocamere e i sensori di movimento alla riserva nucleare. Imbrattano di sangue l’edificio – una enorme struttura senza finestre, costruita da poco e costata mezzo miliardo di dollari, circondata da enormi torri di guardia – e appendono bandiere fuori dalle pareti.

I tre furono inizialmente accusati di reato per essersi introdotti illegalmente e aver causato “distruzione e saccheggio” di una proprietà del governo: un crimine che prevedeva una multa fino a 100.000 dollari, e la reclusione fino a un anno di prigione. Quando rifiutarono di dichiararsi colpevoli, l’accusa fu tramutata in una più grave, di aver agito “con l’intenzione di danneggiare, interferire o ostacolare la difesa nazionale”. Alla fine del processo, i tre furono condannati: Rice a 35 mesi, e Walli e Boertje-Obed a 62 mesi ciascuno.

A maggio 2015 un tribunale federale ha contestato la posizione dell’accusa, che non aveva dimostrato che Rice e gli altri due avevano l’intenzione di provocare danni al sistema di difesa nazionale. Così, dopo due anni di carcere, Rice è stata rilasciata.

Il 28 ottbre 2015 a Washington D.C. i tre attivisti hanno ricevuto il riconoscimento ‘The Nuclear-Free Future’ nella categoria ‘Resistenza’.

Dei di metallo, una storia appassionante

Gods of metal è un libro uscito nella collana Penguin Special nel 2015, scritto da Eric Schlosser, giornalista, autore di libri e di pièces teatrali. Una prima stesura era stata pubblicata nel New Yorker, ed è stata poi riproposta in quello libro snello – di stile giornalistico – con alcune integrazioni. E’ il racconto dell’avventura, a lungo e coscienziosamente preparata, dell’incursione compiuta dai tre attivisti, Megan Rice, Michael R. Walli e Gregory I. Boertje-Obed, nell’area militare super-protetta, il ‘Complesso Y-12 di Sicurezza Nazionale’ a Oak Ridge, Tennessee, USA. Il libro illustra le personalità dei tre protagonisti, le loro storie, gli ideali, le occasioni che portarono al loro incontro, le fasi del processo. E racconta alcuni momenti del loro avvicinamento al sito militare, ricostruiti grazie alla corrispondenza e ai contatti avuti con loro. “Non lontano da me ormai – racconta Megan – davanti ai miei piedi, c’era una testata termonucleare della potenza di venti volte superiore a quella sganciata su Hiroshima: era lì, pronta ad essere lanciata. L’unico rumore intorno era il fruscio del vento”. E racconta lo stupore con cui i tre sono andati avanti, superando varie barriere e avvicinandosi sempre più all’edificio, senza che suonasse alcun allarme, né comparissero militari o guardie di sicurezza a fermarli.

Quando finalmente i responsabili del Centro si accorsero di loro, erano già riusciti a decorare le pareti bianche dell’edificio con grandi scritte, tra cui: ‘LAVORARE PER LA PACE, NON PER LA GUERRA’ e ‘IL FRUTTO DELLA GIUSTIZIA E’ LA PACE’, dimostrando così, oltre alla loro contrarietà alle armi e alla guerra, anche la preoccupante vulnerabilità di quel luogo!.

Questo episodio fece scalpore, e innescò – oltre al processo contro i tre attivisti – anche una vasta serie di polemiche, e alcune inchieste sui responsabili di una simile mancanza di sicurezza. Nel suo libro Eric Schlosser illustra anche problemi di sicurezza più generali: con il passare del tempo e con l’evolvere delle capacità tecnologiche e informatiche a disposizione di tutti (anche di gruppi terroristi), la difesa dei numerosi siti di custodia degli armamenti nucleari diventa sempre più difficile e costosa.

Il libro si legge d’un fiato: speriamo che sia presto tradotto in italiano da qualche editore ‘nonviolento’!

Onnipotenza. Coraggio, resistenza e pericolo esistenziale nell’era nucleare

Questa è la traduzione del titolo di un libro scritto da Dan Zak e pubblicato dalla Penguin Random House nel 2016.

In una presentazione del libro si legge che “In una tranquilla notte estiva – nel luglio 2012 – tre attivisti si sono infiltrati nel Complesso di Oak Ridge, uno di luoghi meglio custoditi del mondo, al punto che è stato ribattezzato “il Forte Knox dell’Uranio”. Qui sono conservati parti di missili e centinaia di tonnellate di uranio altamente arricchito, sufficiente per alimentare migliaia di bombe nucleari. Tre attivisti – un imbianchino, un veterano della guerra del Vietnam e una suora cattolica 82enne – sono penetrati nel complesso, giungendo fino all’esterno dell’edificio senza che scattasse alcun allarme.”

Anche questo libro – dunque – rievoca l’impresa dei tre pacifisti: la loro azione, oltre a richiamare l’attenzione della società sul costoso complesso militar-industriale che accumula senza sosta armi letali, ha suscitato una tempesta di domande politiche e legali su questioni scottanti. Se fossero stati dei terroristi, che cosa sarebbe successo? Perché USA e Russia possiedono arsenali nucleari così grandi da poter distruggere più volte il mondo?

Dan Zak è un reporter, e prova a rispondere a questi interrogativi riesaminando la relazione di amore/odio dell’America per la bomba. Dalla corsa agli armamenti per fermare il nazismo, fino alle solenni celebrazioni per il 70esimo anniversario di Hiroshima. In un momento – come questo – di grande tensione per le crescenti controversie sui rischi relativi alla detenzione, sperimentazione e uso delle armi nucleari, il libro di Dan Zak offre una panoramica di prospettive e di sguardi: dai tecnici e dagli ingegneri che hanno contribuito a produrre e accumulare gli arsenali, agli attivisti, ai burocrati, ai diplomatici che cercano vie per scongiurare disastri globali. Incaricato, come giovane reporter, di capire meglio la situazione della sicurezza che era emersa dopo l’incursione di Rice, Walli e Boertje-Obed nel ‘Fort Knox’ dell’uranio, Zak si appassiona: indaga sulle situazioni passate, delinea i personaggi di una storia – per molti versi sconosciuta e segreta – che ha portato a creare quella che è la più drammatica minaccia del nostro presente.

Come sottolinea Dana Greene, già docente dell’Oxford College presso l’università di Emory in una sua recente recensione del libro, quella che racconta Dan Zak “è una storia di complessità, suspence, coraggio, segretezza, paura e orgoglio”. Uno degli aspetti più interessanti del libro, a suo parere, riguarda le approfondite interviste che il reporter ha svolto nelle comunità in cui gli armamenti nucleari sono fonte di sicurezza economica e causa di malattia. A differenza dal libro di Schlosser sugli ‘dei di metallo’, non ho ancora avuto la possibilità di leggere il libro di Zak. Anche in questo caso mi auguro che qualche editore coraggioso – magari come atto di sostegno alla Campagna ICAN, che ha da poco ricevuto il Premio Nobel per la Pace per la messa al Bando delle armi nucleari1 – possa offrire al pubblico italiano la traduzione di questo libro dal titolo ambizioso: “Almighty: courage, resistance, and existential peril in the nuclear age.”


1 Il Premio Nobel per la Pace 2017 è stato assegnato all’organizzazione per il bando alle armi nucleari (Ican, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons). Nella motivazione si legge che “con questo premio si vuole riconoscere «il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato di proibizioni di queste armi”

Una replica a “Verso il bando degli armamenti nucleari. Storie, libri, riflessioni… | Elena Camino”

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