In memoria di Alberto L’Abate | Angela Dogliotti e Beppe Marasso

Pensando al Alberto il nostro pensiero va ad una giornata di sole nello splendore di piazza della Signoria.

Non lo conoscevamo che di fama. Eravamo molto interessati a conoscerlo di persona. Ci venne incontro con il sorriso e la vigoria di un giovane papà in pantaloni corti, che portava sulle spalle un bimbo che, ci disse poi, si chiamava Giovanni, l’ultimo nato, dopo Alessandra e Irene.

Quella visione lieta, familiare, solare ci ha sempre accompagnato via via che la conoscenza si approfondiva e per i suoi studi ed il suo operare emergeva come uno dei leader della nonviolenza, non solo italiana.

E’ stato lui a “connetterci” con Aldo Capitini, che noi non avevamo personalmente conosciuto; è stato lui a sostenere, mettendo a disposizione casa e terreno, indimenticabili campi estivi di formazione alla nonviolenza alla Casa per la Pace di San Gimignano. E’ stato lui a proporre la pratica faticosa, pericolosa ma vera della diplomazia popolare nonviolenta, prima per tentare di contrastare la guerra che il presidente Bush avrebbe scatenato contro Saddam Hussein, poi per scongiurare la guerra in Kosovo, dove rimase per due anni, con la moglie Anna Luisa, attivando un’ambasciata di diplomazia popolare a Pristina.

Non era evidentemente possibile, data l’immensa sproporzione di forze, che si riuscisse a fermare quelle guerre, mosse da interessi mostruosi e da culture radicate nella legittimazione della violenza. Ma non era quello l’obiettivo perseguito. Era già importante affermare una possibilità, sia pur remota, era necessario aprire, anche solo a livello mentale, lo spiraglio di altre strade e potenzialità.

Di questa possibilità Alberto è sempre stato coerentemente persuaso. Fino alla sua età più tarda. Fino a ora. Fino al 17 agosto, quando, accompagnato da Alessandra, Anna Luisa e altri amici, venne al Centro Studi Sereno Regis , o al 23 agosto, quando onorò di una sua visita la nostra cascina Matarel di Neive, dove vennero ad incontrarlo anche amici di Alba che erano stati con lui in Kossovo. Ci parlò di Cassola, che aveva individuato la necessità di una rivoluzione nonviolenta come superamento dei limiti delle rivoluzioni cristiana (compromessa con il potere dopo Costantino), francese (degenerata nella fase del “terrore”), socialista (degenerata nello stalinismo) e ci spronò all’impegno con il suo esempio di instancabile tessitore di pace.

Era stato al congresso nazionale del Movimento Nonviolento a Roma e all’Assemblea nazionale del Mir a Napoli, e ancora a Comiso, per realizzare il sogno di una Verde Vigna rivitalizzata e rinata come nucleo attivo di nonviolenza costruttiva nei luoghi che avevano visto le grandi lotte contro l’installazione dei missili negli anni ottanta, lotte di cui Anna Luisa, con le donne della Ragnatela, e lui stesso, erano stati protagonisti.

Quando aveva compiuto i settant’anni, con Nanni Salio organizzammo un convegno sull’Educazione alla Pace centrato su Ricerca, Educazione, Azione: chi meglio di lui era stato capace di tenere insieme questi tre ambiti , nella sua vita di studioso, ricercatore per la pace e docente universitario, educatore e attivista in tutte le principali lotte nonviolente dagli anni sessanta ad oggi?

Era un vero persuaso della nonviolenza: forte e mite allo stesso tempo, tenace e flessibile, fermo e dialogante. E ci ricordava sempre che Gandhi, parallelamente alla lotta, riteneva necessario avviare da subito un programma costruttivo, che non delegasse ad altri, o al domani, il compito di iniziare la costruzione di una società più equa e giusta, sostenibile e nonviolenta.

Lui ci ha provato. Ci mancherà.

7 risposte a “In memoria di Alberto L’Abate | Angela Dogliotti e Beppe Marasso”

  1. Il fisico pedalare di Romano Prodi è quello che forse mancava a Pietro Pinna e ad Alberto L'Abate: per aumentare la rispettiva lunghezza della rispettiva eternità. Dopo la marcia dell'81 da Copenhagen a Parigi nel mio solito raglio pur capivo che Pietro si era mosso poco arrivando a Parigi con il treno, credo. Certo, come nei miei ragli seguenti, pensavo per fortuna che ci sono le marce vere, scarpinate con più tappe e la salubrità dei pellegrinaggi di Turi, ma non dove Turi lascia pendagli nella tuta che al cospetto degli ingranaggi della catena di montaggio possono renderlo monco o dove sale su fondo scivoloso ove c'è l'alea della pioggia: senza imbrago, senza cordino di collegamento e senza moschettoni di cui un moschettone sempre agganciato: se no è bene solo il non salire. Con il medico (senza frontiere) Francesco Tullio verso Gibraltare da La Linea: il cimentarsi nel più salubre degli sport, il nuoto. Fece una nuotata di almeno un chilometro (per essere subito espulso in Marocco o in Gran Bretagna: data assenza allora di rapporti con la Spagna). Io allora non sapevo ancora nuotare (e avevo vissuto il terrore di essere ormai vicino alla morte a Ponza dato nuotavo male e solo con le pinne ed ebbi un crampo: sino alla salvezza grazie a una Signora tedesca che permise ancora vivessi). Con il Cai e con decine di corsi di nuoto cessò il mio terrore con cui i ferrovieri su un nevaio mi insegnarono storpiandomi l'alea della caduta dirompente con rottura d'ossa irreversibile: per cui nel raglio indico il non volere bere acqua di piscio e il non volermi muovere recalcitrando fino a quando non sia certo delle procedure rispettate per potermi trovare sempre in sicurezza. Così alla Ronda de la Frontiera una bambina di un membro di War Resister insegnò in questura come ogni manifestazione vada segnalata al prefetto: lo dicevano le schiene di sangue dei primi arrivati (io stavo male con diarrea e non venni manganellato a sangue). La bambina sgridò ciascuno di noi perché lo scontro con la polizia lascia anche danni irreversibili: per evitarli, in democrazia dove il monopolio di dare le botte è solo delle forze dell'ordine, ogni manifestazione va responsabilmente annunciata. Ieri ragliai ad Anna Luisa per telefono di come il sindacato stesso a parole volle non far ritrovare i lavoratori con irreversibili danni ai polmoni da polveri dando, con sacrosanti corsi obbligatori, comprendonio a ciascuno di quanto INAIL e Medicina del lavoro impongono: solo lavori con efficaci maschere con filtro costoso sempre rinnovato salvifico rispetto alla presenza di polveri: incluso quelle respirabili da mio nipote Alessio quando or ora al Liceo artistico internazionale di Carrara dovesse scalpellare il marmo. La santoreggia endemica locale, presente sul caldo sentierone esposto sopra Massa verso il mare dell'Orto botanino "Pietro Pellegrini" di Pian de la Fioba, lenisce balsamica momentaneamente la tosse con catarro ai bronchi da imporre invece con la sola prevenzione è la maschera affinchè siano sempre puliti: rifiutandosi di respirare polveri sottili se non attraverso il filtro rinnovato costosamente di adeguata certificata maschera. E così a Taranto le annuali inchieste nell'inferno degli altoforni con eternità (speranze di vita) ridottissime per chi accettava di morire prima di fatto in certi appalti umanamente mai da proporre (pessima la Chiesa che come per i lavoratori del lapideo impone pietre dei cimiteri scolpite senza maschera) che il generale partigiano Italo Pietra imponeva come descrizione dei "morituri di vite più corte" dirigendo "il giorno" letto anche dalla scuola di Barbiana di don Milani. Ogni manifestazione richiede governo. Si afferma attenzione a una politica che parte dal basso: allora abbia i piedi per terra e non lo scontro impari. Il governo deve partire eseguendo il suo programma politico avendo soppesato i dati forniti dall'Istituto nazionale di statistica, ente pubblico di ricerca che è il principale produttore di statistica ufficiale per l'Italia. Incluso l'aver sempre presente l'indice di disuguaglianza sociale formulato da chi creò l'Istat: Corrado Gini. Ricordo quando Adriana Chemello al Centro Sereno Regis andava prendendo accordi con una Banca per avere il finanziamento per stampare la traduzione dei tre volumi di Gene Sharp conosciuto per i suoi studi sulla nonviolenza e sulla disobbedienza civile "il Clausewitz della guerra nonviolenta". Penso che in quella raccolta andrebbe come nei libri di botanica sistematica di individuazione delle piante alimurgiche, cioè edibili fatta attenzione a quelle piante che assomigliano: ma sono molto velenose. Così molti dei comportamenti collettivi di sciopero schedati da Sharp non sono affatto umanamente usabili. Per cui sarebbe stato meglio da parte di Adriana Chemello e dei traduttori evidenziarne le perplessità sino alla certa disumanità con dei simboli buoni per chi come me raglia ancora. Ciao Concetto Valente

  2. Lucca, 7 dicembre 2017.
    Gentile Prefetto di Pisa
    Singolarmente da cittadino residente a Lucca (allego la mia Carta di identità)
    Il 9 dicembre 2017, la mattina, arrivato con il treno a Pisa,
    prenderò il bus 10 e scenderò alla fermata più vicina
    alla Base militare USA di Camp Darby (Pisa).
    Faccio presente come le Forze di Polizia che hanno il monopolio di dare le botte e con altre forze dell’ordine di scrivere sanzioni amministrative o reprimere reati sono tenute a non boicottare l’impianto sanzionatorio della Legge 3/2003 verso chi fuma in manifestazioni in cui, come quando si prende il treno, si è persone l’una vicina all’altra anche a meno di un metro di distanza tra passivi e cancerogeni della stessa aria, e siano degni della Repubblica italiana nel far osservare l’articolo 31 della Costituzione Italiana: “La Repubblica protegge maternità e infanzia”
    Arriverò davanti a Camp Darby, senza sigarette, senza bottiglie di vetro (a Piazza San Carlo a Torino la popolazione patì ferite irreversibili, e una morta, per la presenza di fumo, ubriachezza e cocci di vetro).
    Avrò uno zainetto con acqua in bottiglia di plastica e panino e pillole di chi si cura da diabete melito
    e nessun corpo contundente ne arma, a parte l’ombrello se si prevedesse pioggia.
    Sono da pochi anni “militante manicheo nonviolento: “antifumo, antiubriachezza, antisesso”
    Non aderisco a nessuna altra organizzazione che pur rispetto e con cui da decenni fui e sono solidale nel fine almeno anti guerra atomica
    Porterò il cartello:
    Al caro Pacifista Paolo Gentiloni e
    al Governo tutto,

    ripensaci e ripensateci e,
    secondo Costituzione alla quale hai/avete giurato fedeltà,
    fate si l'Italia ripudi,
    cioè prenda a pedate, almeno la guerra atomica
    [il fine – risoluzione di insalubri conflitti – mai giustifica l’uso di mezzi quali “bombe atomiche”]
    Serve l’educazione di donne e bimbi e tutti alle arti marziali e al nuoto e a competenze sostenibili perché impegnati in ogni specifico lavoro di servizio come costituzionale “potere di tutti”. Serve spingere via malattie (anche compulsive) e demolire violenze e abusi in atto contro il territorio e contro la popolazione tutta. Va anche spinto all’uopo ogni giorno già questo Governo italiano in questi ultimi mesi di Legislatura ad apporre la firma al Trattato Onu (7 luglio 2017) di proibizione delle armi atomiche

    Ciao Concetto Valente

    Buon lavoro
    Concetto Valente

  3. PRESIDIO (CON 10 MINUTI DI BLOCCO DELLA STRADA) DEL 9 DICEMBRE 2017 – BASE US ARMY DI CAMP DARBY – ITALY – VIA VECCHIA LIVORNESE CHILOMETRO 806 – TAPPA DELLA CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE DEDICATA A ROSA GENONI (Wilpf Italia) e ALBERTO L’ABATE (Movimento nonviolento) che si inserisce nella Campagna di mobilitazione mondiale di “ICAN . International Campaign to Abolish Nuclear weapons” Premio Nobel per la Pace 2017.
    Dopo un 8 dicembre 2017 burrascoso con vento che impediva di tenere aperti gli ombrelli, se li portava via, e come canta Giovanotti “Pioggia, Madonna quanta pioggia, da sentire come veniva giù”, il 9 dicembre 2017 parto con il treno delle 7 e 8 minuti da Lucca arrivando alle 7 e mezza alla Stazione di Pisa. Qui, in pochi minuti, fatto Viale Gramsci, dopo la rotonda a sinistra trovo la Piazzetta dei Bus con il comodo Bus delle 8 e un quarto per San Pietro che ferma lungo la Via Vecchia Livornese vicino alla BASE US ARMY di CAMP DARBY al chilometro 806. Non è male il tempo atmosferico di quel 9 dicembre 2017. E’ nuvoloso, senza pioggia, solo di prima mattina, ma poi alle 10 e mezza ecco favorevole il cielo ci invia lucenti raggi di sole che proiettando ciascuna lunghissima ombra nera moltiplica per due ogni umano/a preoccupato/a singolo/a o aggregato nonviolento , giovane o anziano/a, uomo o donna, avvolto/a nella bandiera arcobaleno della pace o nel rosso panno di Sinistra italiana o dei molti terzomondisti con sventolante bandiera della Palestina o di Cuba o la storica bandiera del Partito comunista Italiano o la più nuova di Rifondazione Comunista o della Rete dei comunisti con lo striscione “LIBERTA’ PER LA PALESTINA” o la bandiera nera con la A dell’unico anarchico, o la bandiera per “una città in comune: #Pisa” di una partecipante vestita di blu, o emigrati d’Africa che alzanti “EUROSTOP – VOSTRE LE GUERRE – NOSTRI I MORTI” anche loro non affogati, ma vivi, tra le bandiere di “USB – UNITA’ SINDACALE DI BASE”. Il Presidio è una delle tante tappe dal 20 novembre al 10 dicembre con cui la “Carovana delle Donne per il disarmo nucleare” di WILPF Italia, si è delocalizzata di fronte a porti e aeroporti militari di BASI MILITARI DELLA NATO O DI US ARMY da GHEDI ad AVIANO dove sostano pronte al lancio 70 bombe nucleari, e il 9 dicembre 2017 è stata la volta di questo Presidio anti Santa Barbara di una immensità sempre rinnovata di bombe di cui non è certo siano solo convenzionali e non anche atomiche per alimentare Guerre in Europa, Medio Oriente e Africa (con 10 minuti di concordato blocco stradale della via Vecchia Livornese al chilometro 806 svolto, in sicurezza, con l’aiuto di Polizia e di Carabinieri) alla BASE US ARMY di CAMP DARBY che sta per iniziare gli ampliamenti tagliando 1000 alberi della pineta per far posto a una ancora più immensa quantità di carri armati e munizioni pronti per alimentare le guerre in Europa, Medio Oriente e Africa.

  4. Il presidio nonviolento e dialogante sprona l’Italia affinché ci ripensi e imponga al Governo di Paolo Gentiloni (giornalista pacifista negli anni 80 a Comiso contro le armi atomiche, per la rivista, anche ecologista,” Pace e guerra”, diretto allora anche da Luciana Castellina), pungolato ogni giorno, entro questi tre mesi di fine Legislatura, si svegli dalla letargia omissiva per cui a maggio 2017, fu spergiuro (spronando anche lo spergiuro di ogni parlamentare che in maggioranza votò per non aderire alla campagna in sede Onu di proibizione delle bombe atomiche) rispetto al giuramento di fedeltà costituzionale anche al ripudio, cioè della presa a pedate, d’ogni guerra atomica, sempre aggressiva. Dunque si svegli dalla letargia , che lo colpì quest’estate 2017 e torni a essere reattivo come lo fu negli anni ‘80, scrivendone anche un libro, contro ogni guerra atomica e dunque aggressiva, e finalmente firmi , entro questi ultimi tre mesi di Legislatura, l’adesione dell’ITALIA al Trattato Onu che dal 7 luglio 2017 proibisce le bombe nucleari”. E’ lo scopo quotidiano affinché ogni italiano e immigrato contatti Paolo Gentiloni e Governo tutto, nonché i Parlamentari catalizzati dalle 2 campagne complementari: ITALIA: RIPENSACI! e ITALIA: SBILANCIAMOCI! Eppure Paolo Gentiloni è diventato duro di comprendonio. Fu colui che andò spingendo il Parlamento italiano a maggio 2017, a una maggioranza indotta da lui stesso a non essere divisiva, ma serva cortese, non solo della Nato con armi convenzionali, ma della Nato che si arma di bombe atomiche pronte per scatenare la “terza guerra mondiale” per cui Pisa e Livorno il Governo italiano le candida non solo a essere nuove eventuali Guernica, ma addirittura a essere nuove Hiroshima e Nagasaki” annientate dal terzo ferocissimo e atroce “fungo atomico”! Per cui, arrivati al Presidio alla BASE US ARMY CAMP DARBY, ITALY, VIA VECCHIA LIVORNESE CHILOMETRO 806, Giovanna Pagani di WILPF ITALIA porge fettuccine e spaghetti con cui per primo viene attaccato lo striscione di cotone, seguito da quello di tela cerata inseriti nella Campagna di mobilitazione mondiale di “ICAN” “INTERNATIONAL CAMPAIGN TO ABOLISH NUCLEAR WEAPONS” – Premio Nobel per la Pace 2017 – carica dell’urgenza di addivenire al “DISARMO NUCLEARE”. Lo striscione di tela (anche ora il primo a essere allacciato alle maglie della rete di ingresso alla BASE US ARMY di CAMP DARBY) porta la scritta fosforescente “CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE DEDICATA A ROSA GENONI (wilpf) e ALBERTO L’ABATE (Movimento nonviolento)” e a seguire, per seconda, è allacciata la tela cerata indistruttibile di “#MOVE THE MONEY FROM WAR TO PEACE AND GENDER EQUALITY – 100 YEARS -WOMEN INTERNATIONAL LEAGUE FOR PEACE & FREEDOM (WILPF ITALIA)”. Il terzo striscione di tela è quello voluto da ben 14 Comuni: “TAVOLO PER LA PACE DELLA VAL DI CECINA , PISA LIVORNO” A questi 3, vengono aggiunti gli striscioni di “EUROSTOP – VOSTRE LE GUERRE – NOSTRI I MORTI carica dell’atrocità in atto dipinta da Picasso per rappresentare il “pericolo incombente, la paura, la catastrofe”, sulla terra, sotto il cielo, quando si avvicina il suono orribile dei cacciabombardieri sempre feroci e assassini come su“GUERNICA”. Qui è la, sempre solo sorretto da due donne volterrane, coloratissimo di competenza e di sollievo, il nome della catena di ospedali sui campi di guerra di “EMERGENCY VOLTERRA A 8 COLORI”. Invece allacciato alla rete della Base US ARMY di CAMP DARBY ora appare “LIBERTA’ PER LA PALESTINA – RETE DEI COMUNISTI”.

  5. Questi striscioni, in questo ordine, vennero presentati alla cittadinanza di Livorno sin dalla partenza del corteo “CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE DEDICATA A ROSA GENONI (wilpf) e ALBERTO L’ABATE (Movimento nonviolento)”, anticipata al 19 novembre 2017 da Piazza della Repubblica a Livorno diretto verso il porto davanti alla lapide con cui il Comune di Livorno ha denunciato le 140 strazianti morti di passeggeri e equipaggio che quella notte celò il traghetto Moby Prince prigioniero di eventi su cui il Parlamento italiano ha indagato con una Commissione contro vere e proprie omertà militari in cui incappò il traghetto Moby Prince speronato il 10 aprile 1991, tra navi Nato o US ARMY, imprigionato dall’insicurezza che deriva da emergenze militari nel fornire munizioni per guerre in atto in Europa, in Medio Oriente e in Africa e dunque da trasporto di munizioni che sostano alla Base US ARMY di CAMP DARBY.
    Sto sbobinando tutti i discorsi ben amplificati all'aperto al Presidio alla Base US ARMY di CAMP DARBY del 9 dicembre 2017 da efficacissimo impianto acustico con pile e/o accumulatori.
    Ciao Concetto Valente

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