Di chi è il mare? | Klevisa Ruci

La questione palestinese è sempre stata una delle questioni più importanti che ho seguito e per cui ho avuto le idee ben chiare sulla mia posizione a riguardo. Ho sempre avuto mille domande, mille questioni in testa che volevo chiarire e di cui volevo parlare, soprattutto con le persone che vivono il conflitto tutti i giorni. Finché, finalmente, ho avuto l’occasione di incontrare alcuni ragazzi palestinesi residenti nelle parti opposte di un check-point. Potevo finalmente sapere come si vive in Palestina, cosa le persone vorrebbero dalla vita e da chi vive dall’altra parte. Abbiamo parlato del futuro e del passato, di prigioni e di libertà. Ci siamo salutati con le lacrime agli occhi e con la promessa che ci si rivedrà presto, questa volta in Palestina.
“Adesso hai una casa in Palestina, Klevi, anzi, hai una FAMIGLIA che ti aspetta” – mi disse Ibrahim, un altro ragazzo della Cisgiordania.
Mi chiedevo davvvero come fosse possibile che due persone, con la stessa nazionalità e con la stessa identità, avessero una vita cosi diversa l’uno dall’altro, due persone provenienti dallo stesso paese avessero possibiltà diverse solo perché vivono nelle due parti opposte di un check-point. Uno che può vedere il mare tutti i giorni e l’altro che può solo sognarlo costantemente.


Nome:

Omar Rajeh

 

Dove abiti:

O: Umm el Fahem, Palestina, zona 48 R: Hebron, Cisgiordania, Palestina

 

Tu sei:

O: Palestinese R:Palestinese

 

Che passaporto hai?

O: Israeliano R:Palestinese

 

Cosa cambia questo documento nella tua vita?

O: Niente, quello è solo un pezzo di carta, cosa è davvero diverso è vivere in Israele ed essere cresciuti ed educati con le regole israeliane. In realtà, dalla prima elementare, noi studenti arabi, abbiamo una materia che si chiama “Come essere cittadini in Israele” che influenza molto la nostra identità. Questa materia insegna a tutti che Israele è il paese più bello dove una persona può vivere, è un paese molto più bello dei paesi arabi e soprattutto molto più bello della Palestina. Tramite questa materia, viene raccontato agli studenti come i militari israeliani stanno solo cercando e offrendo giustizia alla popolazione e ciò che si vive ogni giorno in Palestina è qualcosa di normale. Secondo il racconto di questa materia, i palestinesi sono molto felici con Israele che occupa i territori , e anche quelli che vivono in Cisgiordania sono felici e soddisfatti della situazione. Tramite questi insegnamenti si cerca di conquistare i giovani palestinesi e convincerli ad arruolarsi nell’esercito. Qualcuno accetta di fare il servizio militare, ma Israele impedisce loro di raggiungere cariche importanti. Del resto, perché dovrebbe fidarsi di una persona che tradisce il proprio popolo? R: Non cambia niente perchè io sono un palestinese. Noi anche abbiamo la stessa materia, che però è controllata da Israele e tutto viene raccontato sempre dal punto di vista israeliano, che è molto diverso da quello palestinese. Anche se per parlare di Palestina e di occupazione a noi non servono i libri. Un giorno il mio professore è arrivato in classe molto triste e arrabbiato: si sentiva umiliato perché nel check-point che ogni giorno deve attraversare per venire al lavoro, quel giorno la porta era aperta solo per metà ed era difficile passare. Il problema è che nessuno poteva toccare la porta, perché tutto intorno sono appostati cecchini pronti a sparare a chiunque dia il sospetto di volerla forzare. Quel giorno, passare a fatica attraverso la porta semichiusa di quel check-point è stato una grandissima umiliazione. Da quel giorno, il professore decise di raccontarci la storia che non stava scritta nel libro, e ci parlò dell’intifada e di tutto il processo dell’occupazione.



Qual è il tuo paese preferito nel mondo?

O: Francia R: Svezia

 

Ci potresti andare facilmente?

O: Si, posso, mi serve solo prenotare il biglietto e avere tanti soldi. R: No, perchè mi serve un visto che è molto difficile da ottenere. È una lunga procedura, che richiede tanti documenti e fa perdere un sacco di tempo. Ovviamente, tutte le ambasciate si trovano nella zona ‘48. Per poterci andare, ho bisogno di un permesso speciale per entrare in Israele, e poi da li posso raggiungere l’ambasciata. Però per ottenere il permesso per la zona ‘48, devo avere un motivo valido e quindi devo chiedere all’ambasciata di mandare una lettera d’invito. Non è detto che il permesso per la zona ‘48 possa essere davvero rilasciato.
In poche parole, per ottenere un visto, te ne servono due!

 

Cosa ne pensi di Israele?

O: è uno stato di apartheid, ed è la causa di tutte le nostre sofferenze. R: Israele è uno stato illusorio perché è costruito nel territorio palestinese. Io non riconosco Israele, non credo nei valori che loro dicono di portare al mondo. Israele deve smetterla di uccidere e distruggere ciò che è nostro , Israele ci deve dare indietro ciò che ci ha preso 70 anni fa.

 

Qual è il tuo sogno più grande?

O: Ritornare al mio villaggio d’origine, Lajan, da dove mio nonno fu mandato via . Vorrei tanto costruire la mia vita in quella terra. R: Muovermi liberamente in Palestina. Come palestinese, ho sempre bisogno di permessi speciali per poter entrare in Gerusalemme e in altri territori occupati, io non posso vedere il mare palestinese e andare nella costa. Ci sono stato tante volte in Europa e in altri paesi del mondo, ho visto mari, oceani, però nessun altro mare ha lo stesso profumo del mare palestinese. Il nostro mare è qualcosa di diverso, ha una sensazione unica, incompatibile con gli altri mari del mondo. Ricordo ancora il suo profumo anche se sono passati 3 anni dall’unica volta in cui l’ho visto … e non ho mai dimenticato quella sensazione. Noi palestinesi soffriamo tanto per non poterlo vedere. Il mio sogno più grande è poter andare liberamente nel nostro mare ogni giorno!
Io spero che un giorno tutti i rifugiati palestinesi sparsi nel mondo potranno tornare nelle loro case e nella loro terra. Noi siamo palestinesi pacifisti, non vogliamo la guerra, vogliamo solo avere indietro ciò che ci è stato preso con forza e vorrei invitare tutto il mondo in Palestina per poter vedere cosa esattamente succede tutti i giorni nella nostra terra, poter ascoltare le storie delle persone, così da evitare di vedere solo ciò che i media vogliono far vedere. Tutti siete benvenuti in Palestina, da qualunque parte del mondo. Desidero la pace per tutti i paesi e per tutta l’umanità, spero che un giorno ci dimenticheremo di tutte le guerre. Spero che un giorno l’occupazione finirà, che tutti i prigionieri potranno lasciare le loro celle e torneranno dalle loro mogli e figli. Io spero che la giustizia arriverà in Palestina e in tutto il mondo; spero che un giorno potrò vedere il mare palestinese liberamente e parleremo dell’occupazione come parte della storia, ormai passata.


Intervista realizzata durante il Training Course on Media Applied to Peace and Human Rghts svoltosi a Holloko, Ungheria dal 18 al 25 settembre 2017. Uno dei compiti durante il training è stato quello di creare dei contenuti multimediali, utili da inserire nel blog che si è creato durante le attività.

 

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