Il sostegno israeliano al Myanmar è l’alleanza naturale di regimi basati sulla supremazia etnica | David Lloyd

Recentemente la stampa mainstream è stata piena di resoconti sulle penose condizioni dei Rohingya, gruppo etnico musulmano nel Myanmar a predominanza buddhista, che subisce attualmente una pulizia etnica da parte dei militari birmani. Oltre 146.000 di essi sono fuggliti nel vicino Bangladesh da fine agosto e molti osservatori temono che i militari si daranno a un genocidio a scala totale. Gli ultimi rapporti indicano che i militari hanno seminato mine anti-uomo lungo la frontiera col Bangladesh attraversata finora dalle donne e bambini in fuga dalla violenza militare.

La campagna di pulizia etnica del Myanmar è stata ampiamente condannata e gli Stati Uniti e l’Unione Europea mantengono un embargo sulle armi ai militari birmani per la continua preoccupazione su violazioni dei diritti umani e la libertà religiosa. Quel ce non è stato riferito nei notiziari mainstream è il fatto che, perfino durante questa campagna genocida contro la propria popolazione musulmana. il Myanmar viene rifornito di armamenti da Israele.

Questa non è affatto la prima volta che l’industria della difesa israeliana rifornisca regimi repressivi dei propri manufatti, da quello dell’apartheid in SudAfrica a quello di Pinochet in Cile e alla dittatura guatemalteca: anzi, se ne vanta fieramente essendo i suoi prodotti “collaudati sul campo”. Di solito omettono di dire che le loro armi sono state collaudate nella repressione della resistenza palestinese all’occupazione illegale e facendo guerra alla popolazione prevalentemente civile di Gaza, o nella sorveglianza e gestione del muro illegale di separazione che attraversa la Cisgiordania.

Chi segue regolarmente le strette connessioni fra l’industria della difesa israeliana e gli Stati Uniti non si sorprenderà di venire a sapere dal quotidiano israeliano Ha’aretz che fra le aziende che ospitano ufficiali birmani c’è l’appaltatore del reparto difesa Elbit Systems, specialista in attrezzature di sorveglianza installate lungo il muro d’apartheid e sul confine USA col Messico. Ha’aretz riferisce pure che il capo della Direzione di Cooperazione alla Difesa Internazionale del Ministero della Difesa, Michel Ben-Baruch, è andato in Myanmar nell’estate 2015, forse all’occasione della vendita di unità di ricognizione navale di fabbricazione israeliana all’apparato militare del Myanmar.

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Non altrettanto noto è il fornitore militare TAR Ideal Concepts, un conglomerato di fabbricanti israeliani di materiale militare e di polizia che tiene pure una fiera sulla difesa, l’ISDEF di Tel Aviv, il cui amministratore delegato Aviad Matza ne proclama con orgoglio essere diventata “l’ammiraglia dell’industria della difesa israeliana”. Matza è fra coloro che attribuiscono la maestria israeliana nel produrre le tecnologie repressive al laboratorio fornito dalla Palestina. Dice infatti: “Non c’è dubbio che il segreto del successo dell’imporsi israeliano nel settore sta proprio nelle sfide di natura difensiva quanto mai svariate che Israele ha di fronte, e nelle soluzioni che se ne danno: l’Iron Dome [Cupola di ferro] e le recinzioni intelligenti; i sistemi d’identificazione dei tunnel e le finestre corazzate per le abitazioni lungo il confine; la difesa Cyber per dispositivi strategici e i mezzi di controllo anti-sommossa. Sono tutte soluzioni pratiche e ugualmente importanti e spicce, che soddisfano i requisiti di sicurezza in rapido cambiamento”.

Matzah non chiarisce che le “sfide di difesa” d’Israele sono largamente dovute al proprio regime d’occupazione cinquantennale e al suo embargo dodicenne di Gaza. Né, ovviamente, tira in ballo la storia e l’attualità d’Israele nelle pratiche di pulizia etnica, che risalgono alla Nakba del 1947-8 in cui fu fondato Israele che continua nell’odierna prassi di silenzioso “trasferimento” di palestinesi dai territori sotto il controllo d’Israele. Come il Myanmar, Israele è uno stato dominato da un singolo gruppo etnico e religioso che cerca di mantenere la propria supremazia politica in aperta violazione del diritto internazionale e dei diritti umani. La sua affinità col Myanmar è solo l’ultimo esempio delle alleanze naturali che stringe con altri regimi la cui sopravvivenza dipende da un impegno ideologico alla supremazia etnica o ideologica.

Il conglomerato israeliano TAR Ideal Concepts usa l’esperienza di controllo e repressione in modi che dovrebbero preoccuparci tutti: non solo vende armi a un apparato militare birmano genocida, ma funge anche da quanto Bloomberg descrive “un’accademia della difesa che fornisce formazione comprensiva di sicurezza militare, poliziesca, nazionale, e addestramento professionale, nonché servizi d’addestramento canino. Serve il ministero della difesa (MoD), i reparti di polizia, e le prigioni; e le forze di costrizione legale … in Israele e a livello internazionale”.

Fra le organizzazioni di polizia in addestramento in Israele ci sono i reparti di costrizione legale – polizia e Homeland Security [di Sicurezza patria] – ospitativi ogni anno dalla Lega Anti-Diffamazione [ONG anti-antisemitica ebraica USA, NdT] in collaborazione con la polizia nazionale israeliana, i militari e i servizi d’intelligence. Il loro addestramento, a carico dei contribuenti USA, può comprendere la partecipazione ad operazioni nella Cisgiordania occupata contro palestinesi. La preoccupazione che l’addestramento super-militarizzato delle forze di polizia USA in Israele abbia esacerbato la brutalità e la violenza eccessiva usata contro dimostranti pacifici da Baltimore a Ferguson ha ispirato la campagna in corso di Jewish Voice for Peace “Deadly Exchange” (Scambio letale) contro questi programmi di scambio che inculcano le “peggiori pratiche” di mantenimento repressivo dell’ordine.

negli Stati Uniti abbiamo ancora lo spazio per contestare il bieco influsso d’Israele sui nostri militari e polizia, e la rete internazionale di forze repressive per le quali la Palestine serve suo malgrado da laboratorio. Ma i rohingya, come i palestinesi, sono alla mercé dei sofisticati arsenali d’Israele. Protestando contro l’adozione delle tecniche e attrezzature israeliane contro i nostri concittadini, non dobbiamo dimenticare di stringere le fila della solidarietà con quelli che patiscono tutto l’impeto di questa rete globale di violenza e terrore.

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David Lloyd è Professore Distinto d’Inglese all’Università di California a Riverside, e membro fondatore della Campagna USA per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele.


David Lloyd | Mondoweiss – TMS 02.10.17
Titolo originale: Israeli Support for Myanmar Is the Natural Alliance of Regimes Based on Ethnic Supremacy

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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