In cammino. Pellegrinaggi, marce, route | Gianni D’Elia

Camminando
si apprende la vita.
Camminando
si conoscono le cose.
Camminando
si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina
guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
Cammina
cercando la vita
curando le ferite
lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo
del cammino percorso

Rubén Blades


L’essere umano impara a camminare ben prima che a parlare. Da sempre gli esseri umani sono in cammino. Lo sono nel percorso evolutivo della loro umanità e civiltà e lo sono, più metaforicamente, nelle loro traiettorie di vita soggettive e collettive.

Si cammina e si marcia per molte motivazioni e diversi obiettivi. Si pensi, nel corso della storia, nei diversi continenti e tradizioni religiose, a quante forme di pellegrinaggio sono esistete e tutt’ora permangono.

Solo nella nostra parte di mondo migliaia di persone ogni anno si mettono sul lungo cammino che porta a Santiago di Compostela sulle orme di S.Giacomo e moltissime altre ripercorrono i passi di San Francesco sulla via Francigena che porta a Roma.

Tutti i pellegrinaggi meditativi e di ricerca umana e spirituale hanno tante motivazioni e obiettivi quanti sono i pellegrini in cammino.

Si pensi ancora, alle marce per i diritti umani, per la democrazia, per chiedere pace o libertà o maggiore tutela dell’ambiente.

Le marce da Selma a Montgomery furono tre marce di protesta nel 1965, promosse da Martin Luther King e che hanno segnato la storia per i diritti civile degli afroamericani negli Stati Uniti.

La famosa Marcia del sale, alla cui testa c’era Gandhi, fu una grande manifestazione nonviolenta del 1930. In marcia da Ahmedaad a Dandi nello stato di Gujarat per 320 km, ha innescato il processo di liberazione dal colonialismo britannico.

Piu’ recentemente, si è tenuta la Marcia per la giustizia, da Ankara ad Istanbul, che ha visto migliaia di persone aggiungersi in strada per chiedere lo stato di diritto in Turchia.

Per 25 giorni e 432 km, attraverso parchi naturali e città, a piedi contro il regime di un uomo solo, per rompere il muro della paura, per chiedere tolleranza e rispetto per tutti i cittadini turchi.

Abbiamo conosciuto John Mpaliza (www.peacewalkingman.org) qualche anno fa in uno dei suoi primi viaggi a piedi. John è un cittadino congolese in Italia dal 1993 che da anni ha deciso di camminare per far conoscere la situazione drammatica vissuta dal suo paese d’origine a causa di una guerra economica iniziata nel 1996 che, secondo fonti ufficiali, ha già fatto 8 milioni di vittime. Dopo piu’ di 12 mila km percorsi in Europa e migliaia di persone incontrate, nel 2018 inizierà la marcia Panafricana che da Reggio Emilia, attraverso il Sudafrica, lo porterà in Congo.

Come Centro Sereno Regis con il CISV e tanti altri amici, lo accompagneremo in qualche modo nella preparazione e nella realizzazione del progetto.

E quanti passi, in 25 anni di lotta, abbiamo fatto e faremo come Movimento Notav, tra i sentieri e le strade di Giaglione, Chiomonte, Venaus, la Val Clarea, tra Susa, Bussoleno tanti altri luoghi della Provincia di Torino per difendere la terra da un’opera devastante quanto inutile.

Ma ancora di più, sono i percorsi a piedi che ciascuno di noi compie in città e tra città, in montagna, boschi o nei posti di mare semplicemente, per ritrovare il passo con se stessi, per riscoprire le meraviglie della natura, per cercare silenzio, per predere fiato da affanni o fatiche, per incontrare gli altri…

In questo senso David Le Breton in “Il mondo a piedi” dice che “camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi. E’ u’esperienza che talvolta ci muta, rendendoci piu’ inclini a godere del tempo che non sottomessi alla fretta che governa la vita degli uomini del nostro tempo.

Camminare è vivere attraverso il corpo, per breve o lungo tempo, senza esimerci dall’assumerci le responsabilità che sempre ci competono riguardo ai disordini del mondo; ma permette di riprendere fiato, affinare i sensi e ravvivare la curiosità”.

Infine, voglio raccontare brevemente della giornata presso l’ecovillaggio di Torri Superiori del 23 luglio scorso a cui siamo stati inviatati come Centro Sereno Regis.

La tappa di Torri Superiori si trovava lungo il percorso che ha portato alcuni camminanti da Nizza a Sanremo in 11 giorni di incontri, nei luoghi attraversati, per riflettere sulla condizione dei migranti.

L’iniziativa denominata “Traccia la tua strada” è stata organizzata dalla Route di Jerusalem (www.routedejerusalem.org) che è nata a Parigi agli inizi degli anni 70 per aprire una strada ai giovani.

Da allora e per molti anni a seguire, i camminatori hanno attraversato frontiere nazionali, culturali, linguistiche e religiose nel rispetto di una marcia fondata sull’incontro e l’educazione alla pace.

Gli itinerari proposti partivano da diverse parti d’Europa per poi convergere attraversando la Turchia, il Libano, la Siria, la Palestina e Israele.

Dal 1972 si sono succedute 25 route in cui i camminatori, spesso a coppie, dedicavano 1 anno della propria vita per approfondire con le persone incontrate, i legami di amicizia di tutte queste strade.

Nel tempo la route si è trasformata a partire dai cambiamenti della società e dei giovani stessi e quest’anno, la proposta per i giovani è stata quella che è partita da Nizza il 16 luglio.

A Torri Superiori, vicino Ventimiglia, ci si è trovati in circa 50 persone provenienti da Parigi e altre zone della Francia, da diverse zone del Piemonte e della Liguria.

La giornata è stata organizzata per la conoscenza dell’esperienza comunitaria dell’ecovillaggio locale, dell’esperienza del gruppetto di camminatori e soprattutto per un’attività a gruppi su 6 temi:

  • la frontiera: in cosa consiste e come la si affronta;
  • il viaggio: dalla partenza all’arrivo, cosa possiamo fare;
  • la paura: come la si può affrontare;
  • i migranti: chi sono e quali sono considerati veri o presunti tali;
  • i minori migranti: la loro condizione;
  • l’integrazione: vivere insieme, vivere in comune, i conflitti, il rispetto;

Ogni gruppo ha poi rappresentato, in qualche modo agli altri, il frutto della riflessione collettiva.

Dal tema dei gruppi e dallo scambio tra i partecipanti, si può dire che è stata una giornata allo stesso tempo,pausa nel cammino e confronto sui percorsi da intraprendere per tracciare la propria strada e incrociare quella degli altri, anche di quelli che arrivano da più lontano.

Quindi, buon cammino a tutte e tutti.

Torino, 25 settembre 2017

 

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