Conversione è la parola-chiave. Questa sarebbe la vera rivoluzione | Cinzia Picchioni


Ad Assisi, dal 24 al 28 agosto u.s., si è svolto il 75° corso di studi cristiani, dal titolo «Diamo futuro alla svolta profetica di Francesco». Gli organizzatori – la Pro Civitate Cristiana – hanno proposto di inviare delle riflessioni sul tema. Questo è quanto è scaturito.

L’Encicl(ecolog)ica di papa Francesco

Legenda:

in nero brani tratti da: Papa Francesco, Laudato si’, San Paolo, Milano 2015 (pagine tra parentesi);

in rosa riflessioni libere (in corsivo) e brani tratti da: Cinzia Picchioni, Consigli contro gli acquisti, L’Età dell’Acquario, Torino 2015 (pagine tra parentesi)


Ho pensato di fare una sorta di “collaborazione” (in 10 Punti) tra ciò che ho trovato scritto nell’Enciclica di Papa Francesco e il mio libro Consigli contro gli acquisti, che tratta della “semplicità volontaria” come stile di vita, per essere più leggeri sul pianeta e salvaguardarlo grazie a scelte quotidiane che tutti possiamo compiere da subito

Leggendo, a suo tempo, quando è uscita, l’Enciclica infatti non credevo ai miei occhi trovando un linguaggio e dei contenuti che potevano essere benissimo in un libro “ecologista” o ambientalista, insieme a linguaggi e parole “liturgici”, teologici…

Il libro del Papa vanta una Guida alla lettura di Carlo Petrini. Il mio, più modestamente, ha avuto l’Introduzione di Giovanni (detto Nanni) Salio, traduttore del famoso libro di Fritjof Capra, Il tao della fisica. Ma non solo. Fu lui, molti anni fa, quando un editore mi chiese di pubblicare quelle bizzarre idee per un vita semplice, a consigliarmi di intitolarlo Semplicità volontaria, sulla scia della filosofia di vita indicata da Gandhi. E così fu: il libro uscì, molto più piccolo di com’è adesso e cominciò il suo lavoro di “diffusore”. Lo svolse talmente bene che pochi anni dopo, esaurita la prima edizione, l’editore mi proposte di rimpolparlo un po’, di aggiungere nuovi dati aggiornati, di aumentare la biblio-sitografia. E così feci. Infine, esaurita anche la seconda edizione, l’editore propose un nuovo titolo, Consigli contro gli acquisti (sulla scia del «motto» con cui Maurizio Costanzo lancia le pubblicità: «Consigli per gli acquisti»), una nuova veste grafica, altre pagine, aggiornamenti e sitografia. Ed eccolo qua. In questa forma l’ho inviato al Papa, perché finalmente poteva contenere la Regola francescana (nelle due versioni: «bollata» e non).

1.

Non c’è dubbio che queste parole rappresentino uno dei momenti di svolta più importanti nella storia della Chiesa e soprattutto dell’umanità (p. 7)

Brani tratti da Emilia Di Massimo, Per un’economia della vita, in «Bollettino salesiano», febbraio 2017, pp. 12 ss.

“[…] la teoria economica va cambiata dal di dentro. Altrimenti c’è sempre la tendenza a vedere la teoria economica come un scienza esatta, che deve essere così e basta, e i vincoli etici devono essere posti all’esterno. […]L’economia civile è una prospettiva, nata già nel ‘700 con l’abate Antonio Genovesi, che pone la persona e le sue relazioni al centro: gli esseri umani non sono dei semplici massimizzatori di guadagni e di utilità. […] Anche nella normale attività di impresa ci può essere spazio per concetti come reciprocità, gratuità, rispetto della persona. Oggi invece si pensa ancora che l’impresa possa operare nel mercato come meglio crede, o non rispettare in pieno la dignità dei lavoratori, e poi magari fare donazioni filantropiche, oppure concedere in cambio l’asilo per i figli dei dipendenti. Ecco, non dovrebbe funzionare così”.

2.

“[…] cresce un’ecologia superficiale o apparente che consolida un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità. Come spesso accade in epoche di profonde crisi, che richiedono decisioni coraggiose, siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non è certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo” (p. 70)

L’ecologia profonda

Prinicipi basilari

 1. Il benessere e la prosperità della vita umana e non umana sulla Terra hanno valore per se stessi(in altre parole: hanno un valore intrinseco o inerente). Questi valori sono indipendenti dall’utilità che il mondo non umano può avere per l’uomo.

 2. La ricchezza e la diversità delle forme di vita contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono inoltre valori in sé.

 3. Gli uomini non hanno alcun diritto di impoverire questa ricchezza e diversità e meno che non debbano soddisfare esigenze vitali.

4. […] le scelte collettive vanno cambiate. Queste scelte influenzano le strutture ideologiche, tecnologiche ed economiche fondamentali […].

5. Il mutamento ideologico consiste principalmente nell’apprezzamento della qualità della vita come valore intrinseco piuttosto che nell’adesione a un tenore di vita sempre più alto. Dovrà essere chiara la differenza tra ciò che è grande qualitativamente e ciò che lo è quantitativamente.

6. Chi condivide i punti precedenti è obbligato, direttamente o indirettamente, a tentare di attuare i cambiamenti necessari”, pp. 37-38.

3.

“L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti. Se non lo facciamo, ci carichiamo sulla coscienza il peso di negare l’esistenza degli altri. Per questo i Vescovi della Nuova Zelanda si sono chiesti che cosa significa il comandamento “non uccidere”  quando “un venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere”, p. 99.

“Un atteggiamento di questo tipo [la semplicità volontaria, NdR] richiede una scelta “a monte” di etica della responsabilità, il che significa che le nostre decisioni devono essere prese rendendosi responsabili degli esiti di tale scelta. Secondo le leggi ecologiche ogni cosa è connessa con qualsiasi altra, ogni cosa deve finire da qualche parte, la natura è l’unica che sa il fatto suo. E siccome disponiamo solo di questo pianeta non possiamo permetterci di compiere errori non correggibili, non c’è una “Terra di riserva”, e ciascuno ha delle responsabilità politiche a causa del suo comportamento personale, perché ogni giorno contribuisce alla rovina del pianeta. […] Ormai non è più possibile ignorare l’oggi, occorre un cambiamento su molti fronti: culturale, etico, politico, normativo. Ma il primo, più urgente e più importante cambiamento è quello che possiamo fare nella nostra vita, semplificandola. Ecco l’obiettivo di questo libro: semplificare la vita. Userò le parole di un grande filosofo della semplicità volontaria, Nanni Salio: “La semplicità volontaria è una scelta di vita intensa, come scelta deliberata che implica un approccio compassionevole alla vita. Il termine “compassionevole” è tipico della cultura buddista, e suggerisce un rapporto diverso tra le persone, ma anche tra le persone e la natura. Il significato della parola è molto preciso e sta a indicare che la sofferenza degli esseri umani e viventi chiede la nostra attenzione e la nostra condivisione. Questo vuol dire che noi scegliamo di vivere la nostra vita quotidiana con qualche grado di percezione consapevole della condizione, e quindi della sofferenza, del resto del mondo””, p. 25

4.

“Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa libertà di consumare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario. In questa confusione, l’umanità postmoderna non ha trovato una nuova comprensione di sé stessa che possa orientarla, e questa mancanza di identità si vive con angoscia. Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini”, p. 180

Semplicità di mezzi, ricchezza di fini (aforisma di Arne Naess, filosofo norvegese, uno dei grandi teorici del “vivere semplice” e del movimento ecologista), p. 23.

5.

“Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare”, p. 180

“Gli uomini della città hanno imparato ad apprezzare i falsi dèi. Sono stati sedotti da una cultura scintillante. […] dai frammenti luccicanti delle patacche, dagli oggetti artistici fatti in serie, dalle importazioni effettuate senza badare all’aspetto fondamentale del rapporto produzione-consumo […] vivono saccheggiando il mondo con gingilli e cianfrusaglie, il cui unico valore è spesso dato dl brivido di acquistarli”, p. 53.

Quello qui sotto è un brano tratto invece da un altro libro, che cito sempre, ogni volta che mi capita di parlare/scrivere a proposito della semplicità volontaria: “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. […] Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma”, Frédéric Beigbeder, Lire 26.900, Feltrinelli 2001

6.

“Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. […] Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. “Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico” (Carta della Terra, L’Aja, 29 giugno 2000). […] La Carta della Terra ci chiamava tutti a lasciarci alle spalle una fase di autodistruzione e a cominciare di nuovo, ma non abbiamo ancora sviluppato una coscienza universale che lo renda possibile. Per questo oso proporre nuovamente quella preziosa sfida: “Come mai prima d’ora nella storia, il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio […]. Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace […]””, p. 182

““Ogni volta che se in dubbio, prova il seguente test: riporta alla memoria il volto delle persone più deboli e più povere che hai incontrato nella tua vita e chiediti se le iniziative che stai avviand potranno essere di qualche aiuto per quella persona. Quella persona ne trarrà qualche vantaggio? Il suo controllo sulla propria vita e destino sarà migliore? In altre parole, questa azione porterà al benessere di milioni di affamati e denutriti? Allora vedrai che i tuoi dubbi si scioglieranno”, da Il talismano di Gandhi, un suggerimento che egli diede ai suoi seguaci, p. 177. Non è facile cogliere i mille legami tra comportamenti quotidiani e degrado ambientale. Quanti di noi sanno che andando a mangiare nei fast-food contribuiscono alla deforestazione? […] Gli esempi come questo sono moltissimi, e in questo libro ce ne sono citati alcuni. Dunque la scelta che facciamo come consumatori non ci deve sembrare mai insignificante per portare il nostro contributo alla salvezza del pianeta. Il nostro “no” a certi prodotti fa molta paura agli industriali: anche se ci sembra che non possa influire sulla produzione bastano poche migliaia di persone che rifiutano il prodotto per risvegliare l’attenzione dei produttori”, pp. 177-178.

7.

“Desidero proporre ai cristiani alcune linee di spiritualità ecologica che nascono dalle convinzioni della nostra fede, perché ciò che il Vangelo ci insegna ha conseguenze sul nostro modo di pensare, di sentire e di vivere. Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo. Infatti non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi […] la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica […] Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana. Ricordiamo il modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negligenze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro”, pp. 188-189

Nell’Enciclica, i paragrafi I e II del Capitolo sesto – Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente e La conversione ecologica (pp. 183-193) – trattano praticamente i temi della semplicità volontaria, con riferimenti a Francesco d’Assisi e a comportamenti virtuosi di cui Consigli contro gli acquisti è anche pieno (nell’intento di “fare” oltreché “parlare” e “pensare”).

8.

“Quando leggiamo nel Vangelo di Gesù che parla degli uccelli e dice “nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio” (Lc 12,6), saremo capaci di maltrattarli e far loro del male? Invito tutti i cristiani a esplicitare questa dimensione della propria conversione, permettendo che la forza e la luce della grazia ricevuta si estendano anche alla relazione con le altre creature e con il mondo che li circonda, e susciti quella sublime fratellanza con tutto il creato che san Francesco d’Assisi visse in maniera così luminosa. […] La spiritualità cristiana propone un modo alternativo di intendere la qualità della vita, e incoraggia uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo. È importante accogliere un antico insegnamento, presente in diverse tradizioni religiose, e anche nella Bibbia. Si tratta della convinzione che “meno è di più”. […] La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. È un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo. […] La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. […] Si può aver bisogno di poco e vivere molto […], pp. 192-193

“Ecco allora che la scelta della “semplicità volontaria” ci può permettere di riprendere in mano la nostra vita, mettendo al centro le cose che contano davvero e tralasciandone molte altre, Invece del famigerato prodotto interno lordo (PIL) dobbiamo introdurre un’altra contabilità: la felicità interna lorda (FIL), o il benessere interno lordo (BIL). La sfida è proprio questa: dimostrare che saremo più felici con meno, con un altro stile di vita e con un altro modo di vedere e pensare la nostra momentanea e fuggente presenza su questo piccolo pianeta. Meno ricerca del denaro e del successo e più coccole; meno fretta e più lentezza; meno arroganza e più compassionevolezza. In realtà, non stiamo scoprendo nulla di nuovo. È un ritorno alle fonti di quell’antica saggezza che è patrimonio di tutte le principali culture: dalla “via di mezzo” del buddhismo alla “povertà francescana ed evangelica” […] “Vivere semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere” direbbe il Mahatma Gandhi. […] La scelta della semplicità volontaria, realizzata concretamente a cominciare dai suggerimenti contenuti in questo libro […] può aiutarci […] a intraprendere un cammino personale di ricerca, di autentico benessere e di autorealizzazione” (pp. 9-10).

9.

“Se una persona, benché le proprie condizioni economiche le permettano di consumare e spendere di più, abitualmente si copre un po’ invece di accendere il riscaldamento, ciò suppone che abbia acquisito convinzioni e modi di sentire favorevoli alla cura dell’ambiente. È molto nobile assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane, ed è meraviglioso che l’educazione sia capace di motivarle fino a dare forma ad uno stile di vita. […] evitare l’uso di materiale plastico e di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente4 si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili e così via. […] Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo […] l’esercizio di questi comportamenti ci restituisce il senso della nostra dignità, ci conduce ad una maggiore profondità esistenziale, ci permette di sperimentare che vale la pena passare per questo mondo”, pp. 185-186.

Perché no: acqua minerale in bottiglia; cosmetici; alluminio; moda; cellulare; banche; batterie; tintoria; pellicce; sciare sulla neve artificiale; fiori; Coca-Cola; cotone…”, pp. 177-232

10.

“Spero altresì che nei nostri seminari e nelle case religiose di formazioni si educhi a una austerità responsabile, alla contemplazione riconoscente del mondo, alla cura per la fragilità dei poveri e dell’ambiente. […] occorrono istituzioni dotate di potere per sanzionare gli attacchi all’ambiente […] abbiamo bisogno di controllarci e di educarci l’un l’altro”, p. 187.

Bottigliette di plastica o caraffe con acqua del rubinetto al tavolo dei relatori? E tra il pubblico: bottiglie di plastica (comprate) con l’acqua da bere o una borraccia portata da casa e riempita nei bagni e nelle fontanelle? Quanto ci mette una bottiglia di plastica a degradare nell’ambiente? Fino a 1000 anni.

C’è già scritto tutto nell’Enciclica: il come, il quando e il perché prendersi cura del Creato. Ci sono anche alcune indicazioni pratiche, ma non era lo scopo del libro insegnare anche i modi per farlo. A questo potrebbe pensarci il libro Consigli contro gli acquisti (insieme ad altri, certamente, che riporto in fondo, in una piccola – e non esaustiva – Bibliografia di libri “letti per davvero”. Leggendo l’Enciclica mi sono trovata a pensare che se qualcuno fosse deciso a intraprendere la strada indicata dal Papa potrebbe trovare, all’interno dello stile di vita della “semplicità volontaria” la realizzazione di una buona parte delle indicazioni contenute in Laudato s?’. Io mi sono sentita così. E in più mi sono sentita “autorizzata” a proseguire, un po’ come se avessi avuto l’approvazione del Papa tramite il suo libro che è sì un’Enciclica, ma anche un vero libro sull’ecologia profonda e sulla semplicità volontaria. 

Mi piace concludere con la bellissima 

Preghiera per la nostra terra

Dio Onnipotente,

che sei presente in tutto l’universo

e nella più piccola delle tue creature,

Tu che circondi con la tua tenerezza

tutto quanto esiste,

riversa in noi la forza del tuo amore

affinché ci prendiamo cura

della vita e della bellezza.

Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle

senza nuocere a nessuno.

O Dio dei poveri,

aiutaci a riscattare gli abbandonati

e i dimenticati di questa terra

che tanto valgono ai tuoi occhi.

Risana la nostra vita,

affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,

affinché seminiamo bellezza

e non inquinamento e distruzione.

Tocca i cuori

di quanti cercano solo vantaggi

a spese dei poveri e della terra.

Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,

a contemplare con stupore,

a riconoscere che siamo profondamente uniti

con tutte le creature

nel nostro cammino verso la tua luce infinita.

Grazie perché sei con noi tutti i giorni.

Sostienici, per favore, nella nostra lotta

per la giustizia, l’amore e la pace.

(Papa Francesco)


Piccola bibliografia

  • L. Brown, Piano B: una strategia di pronto soccorso per la Terra, Edizioni Ambiente, Milano 2004
  • Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Guida al consumo critico, EMI, Bologna 2003
  • M. Correggia, La rivoluzione dei dettagli, Feltrinelli, Milano 2007
  • B. Devall, G. Sessions, Ecologia profonda, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1989
  • L. Hickman, La vita ridotta all’osso, Ponte alle Grazie, Milano 2007
  • J. Lane, Elogio della semplicità, Il Libraio delle Stelle, Velletri 2006
  • L. Mercalli, Prepariamoci, Chiarelettere, Milano 2011
  • C. Picchioni, Semplifichiamo!, L’Età dell’Acquario, Torino 2014
  • G. Salio, Elementi di economia nonviolenta, Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 2001
  • G. Snyder, La grana delle cose, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1987
  • M. Wackernagel, W.E. Rees, L’impronta ecologica, Ed. Ambiente, Milano 2002

Cinzia Picchioni, Centro Studi Sereno Regis

Via Garibaldi 13 | 10122 Torino

011 532824

[email protected]

2 risposte a “Conversione è la parola-chiave. Questa sarebbe la vera rivoluzione | Cinzia Picchioni”

    • grazie a te, caro Enrico, anche solo per la pazienza di leggerlo tutto; mi sono resa conto che diventava lungo, ma la meraviglia è stata talmente grande, 2 anni fa, quando ho letto l'Enciclica…
      Ciao
      Cinzia

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