Proteggere le persone per proteggere la pace | Oliver Kaplan, Emma Dunn, and Natalie Southwick


Il 27 aprile 2017 Diego Fernando Rodríguez, un contadino attivista e leader,è stato trovato morto nel dipartimento di Cauca, in Colombia. La morte di Rodríguez, lungi dall’essere un incidente isolato, è simbolo di una inquietante escalation di violenza mirata. Quarantatre attivisti sono stati uccisi solo nei primi mesi del 2017 – un periodo di presunta pace dopo la firma dell’accordo definitivo con il gruppo di ribelli delle FARC.

Se mettiamo questo dato insieme a quello degli 80 attivisti per i diritti umani morti nel 2016 (il 22% in più dell’anno precedente), possiamo vedere chiaramente l’aumento dei casi violenza contro i movimenti sociali. Si può pensare che questa minaccia incomba solo sugli attivisti,ma la realtà è che ci sono ripercussioni anche sul processo di pace con le FARC. Lo stato colombiano ha speso quattro anni negoziando questo accordo – sarebbe un errore lasciar sfumare i progressi fatti a causa dell’insicurezza.

Cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Gli attivisti sociali – un termine ombrello che include vittime e altri soggetti che chiedono una varietà di diritti politici ma anche il riconoscimento della proprietà della terra – sono presi di mira, in parte per via del vuoto politico rimasto in alcune delle aree prima controllate dalle FARC, in parte per questioni di potere e controllo territoriale.

Se alcuni dei gruppi di ribelli ancora attivi rimangono fuori da queste dinamiche, i responsabili sono soprattutto gruppi criminali neo-paramilitari di destra, noti come Bande Criminali o “BACRIM” in spagnolo. Tra questi gruppi troviamo le Aquilas Negras (Aquile Nere), i Rastrojos (Stoppie) e gli Urabeños, il gruppo più grande (conosciuti anche coi nomi di Clan Usuga e Clan del Golfo; i governi della Colombia e degli Stati Uniti hanno una taglia sul loro leader).

Questi gruppi non sono soltanto organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di droga e nello sfruttamento delle miniere. Uscite di scena le FARC, le BACRIM sono al momento il più numeroso gruppo armato in Colombia, annoverando circa 3000 membri stimati ed essendo attivi in 27 dei 32 dipartimenti dello stato.

Grazie ai loro contatti hanno una certa influenza in politica, terrorizzano i civili con i panfletos – lettere minatorie, quelle che in Afghanistan chiamano “lettere notturne” – e sono stati dichiarati obiettivi militari da colpire con bombardamenti aerei (sebbene non abbiano un riconoscimento politico ufficiale e siano stati esclusi dalle trattative di pace).

A marzo, durante una visita sul campo, uno dei nostri autori ha intervistato alcuni leader dei movimenti sociali attivi in una zona di conflitto reclamata dalle BACRIM: comprensibilmente, erano molto preoccupati dalle notizie sulle uccisioni che giungevano da varie aree del Paese.

C’è di positivo che le parti coinvolte nei negoziati di pace si aspettavano di dover affrontare questo problema. Abbiamo analizzato nei dettagli il linguaggio dell’accordo di pace per quanto riguarda la protezione dei combattenti e delle comunità smobilitati: condizioni di protezione dettagliate sono incluse in ben 40 delle 310 pagine del voluminoso trattato.

Le condizioni costituiscono dei passi avanti rispetto a precedenti accordi di pacein Colombia e in altri Paesi, fissando un nuovo “Sistema di Sicurezza Integrale”. Per garantire il processo di smobilitazione l’accordo prevede la creazione di anelli di sicurezza intorno alle aree di smobilitazione e di corridoi di sicurezza per il transito attraverso tali zone, un processo tuttora in corso.

Il testo relativo al “Sistema di Sicurezza Integrato” contiene numerose altre garanzie e protezioni specifiche. In particolare, assicura il diritto a compiere in futuro attività politiche come parte del processo di transizione delle FARC da movimento armato a movimento politico.

Questo provvedimento è reso operativo attraverso diversi meccanismi: definire quali categorie di persone necessiteranno di protezione; coordinare le operazioni di sicurezza con il nuovo movimento politico delle FARC e coinvolgere attori statali e governativi a diversi livelli; istituire un sistema tempestivo di allarme (prevenzione); incrementare il potere investigativo e giudiziario, nonché inasprire le pene per i crimini violenti con movente politico (deterrenza); porre un’attenzione speciale alla sicurezza delle donne; prevedere un sistema di monitoraggio e denuncia dei crimini; attuare operazioni contro le bande criminali (BACRIM) per evitare che si creino falle nella sicurezza; e garantire protezione statale per gli individui a rischio.

La falla in tutte queste misure di protezione sta nella fase di attuazione. Visto in periodo di smobilitazione relativamente breve (180 giorni) e avviatosi subito dopo la firma dell’accordo, non tutte le preparazioni erano state completate entro i tempi previsti (nonostante l’esasperante lentezza delle trattative).

Ad esempio, alcune delle aree e dei campi di smobilitazione non erano ancora ultimati quando i gruppi FARC sono arrivati. E mentre alcuni leader hanno ricevuto la protezione delle Unità Nazionali, gli omicidi non si sono fermati, suscitando alcune grandi proteste.

Ma tornando all’integrità degli accordi di pace, l’impunità che segue agli omicidi dei leader è un segnale preoccupante. Danneggia l’accordo, poiché porta all’estremo il problema della sicurezza che affligge i combattenti in fase di smobilitazione, timorosi di deporre le armi per una giusta causa e rimanere così vulnerabili. I rischi sono concreti e sotto gli occhi di tutti: sembra che appena pochi giorni fa due membri delle milizie FARC siano stati uccisi da altri gruppi ribelli in due diversi incidenti, e si hanno notizie anche attacchi ai familiari degli ex-combattenti.

Questi recenti attacchi somigliano molto agli attentati a danni di attivisti politici appartenenti all’Unione Patriottica, partito vicino alle FARC, negli anni ’80 e ’90. Queste uccisioni contribuirono alla decisione delle FARC di non abbandonare l’elemento armato nella loro strategia di “lotta con ogni mezzo”. Nella situazione attuale non ci sarebbe da stupirsi se alcuni gruppi di guerriglieri dovessero abbandonare il percorso di pace spinti dalla paura per la sicurezza propria e delle famiglie. Come se non bastasse, ci sono già stati casi in cui le BACRIM hanno cercato di attirare nelle loro fila ex-guerriglieri FARC, visti come risorse preziose per via delle loro competenze militari.

Può suonare ridondante, ma le istituzioni devono occuparsi immediatamente della sicurezza degli individui per proteggere la pace. Il governo colombiano, gli osservatori ONU, i Paesi garanti e altri promotori devono agire in fretta per attuare tutte le misure di protezione previste dall’accordo di pace. Devono muoversi per proteggere non solo i combattenti in fase di smobilitazione ma anche altri membri della società a rischio – considerando anche che gli attuali combattenti smobilitati potrebbero un giorno diventare attivisti sociali.

Le forze di polizia, il cui organico dovrebbe essere totalmente a disposizione ora che non è più impegnato a combattere le FARC, devono agire in fretta per sanare le falle nel sistema di sicurezza e neutralizzare le BACRIM. Della questione sicurezza si stanno occupando, a livello locale, anche i comitati di “giustizia di transizione”; queste autorità territoriali, insieme alle unità militari presenti, devono essere ugualmente coinvolti nel processo. Noi infine, in quanto osservatori e studiosi, dobbiamo continuare a monitorare la questione della sicurezza dei cittadini, fare pressioni per la messa in atto dell’accordo e offrire il contributo della nostra analisi.

Il tema della protezione degli attivisti sociali e dei leader di comunità (come anche di membri della stampa e delle opposizioni politiche) va ben al di là dei confini della Colombia e delle zone di conflitto ufficiali. Ad esempio, ha creato scalpore il caso della tragica morte dell’attivista hondureña per i diritti ambientali Berta Cáceres. Un recente studio riporta 261 casi di aggressioni ad attivisti sociali in Messico negli ultimi 4 anni: tra loro ci sono anche i 43 studenti di Ayotzinapa. Anche il Venezuela sta scivolando in una spirale di violenza, con le milizie che attaccano manifestanti e attivisti.

Le aggressioni ai danni di attivisti trasmettono l’idea che forme di lotta nonviolenta possano comportare rischi troppo alti. Se questi attacchi dovessero effettivamente mettere a tacere le voci di protesta, la violenza rimarrebbe l’unico mezzo per farsi sentire. La Colombia e gli altri Paesi devono assolutamente garantire la protezione degli individui: è sia un imperativo morale che una necessità politica, per conseguire obiettivi a lungo termine come una pace stabile.


May 2, 2017, for Denver Dialogues
Titolo originale: Protect the People to Protect the Peace
Traduzione di Fabio Poletto per il Centro Studi Sereno Regis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *