L’uomo è buono. Poco più di una segnalazione, di Cinzia Picchioni

cop_ Leonhard Frank, L’uomo è buonoLeonhard Frank, L’uomo è buono, Del Vecchio, Torino 2014, pp. 328, € 15,00

Due libri in uno

All’inizio del libro si trova una sola novella, L’origine del male, scritta nel 1915, quando Frank ha 33 anni (nato il 4 settembre 1882, come evinciamo dal capitolo Vita e opere di pp. 303 ss.). Poi, dopo 130 pagine circa si incontra L’uomo è buono, un ciclo di novelle scritto nel 1917 (la prima versione), che diventa un manifesto della cultura pacifista, è proibito in Germania e viene letto clandestinamente. Quella che leggiamo qui è una versione successiva, riveduta, abbreviata, cambiata – in meglio – dall’autore stesso, nel 1957: “[…] si è scelto di utilizzare quest’ultima versione, soprattutto perché più rifinita linguisticamente. Inoltre, nella distanza temporale, Frank sembra rielaborare e mitigare il livello “emotivo” della narrazione”, p. 319.

Che dice l’Enciclopedia Treccani

“La novella L’origine del male combatte la pena di morte, e la raccolta L’uomo è buono è un manifesto rivoluzionario di fede nell’umanità”.

Che dice Frank stesso

“Le trattazioni filosofiche non appartengono al romanzo. Chi vuol leggere trattazioni filosofiche, legga i filosofi. La filosofia di un romanzo dev’essere contenuta nel tutto a cui si dà forma”. “[…] nel tutto a cui si dà forma” è questa l’indicazione che leggiamo prima ancora del frontespizio, quasi una didascalia dell’espressivo disegno che ritrae l’autore con uno sguardo diretto “in camera”, molto eloquente. L’invito è, appunto, a leggere il libro (“il tutto a cui si dà forma” – operazione semplice e piacevole, è scritto benissimo, in modo scorrevole e appassionato) perché non è un saggio, su cui si possa dire molto più di questo.

Biciclette, pennelli, penne… e un “bugiardino”

Il giovane Frank – doppiamente svantaggiato: figlio di proletari molto poveri e di religione protestante – svolse il mestiere di meccanico di biciclette, come apprendista. Poi ottenne una borsa di studi per frequentare l’Accademia di Belle Arti a Monaco. Qui frequentò il dottor Otto Gross, lo psicologo che “sosteneva che le esperienze traumatiche, le umiliazioni e la repressione subite nell’infanzia portassero a difficoltà nella percezione della propria identità e a deformazione psichiche di diversa natura” (p. 304). Belle teorie che influenzarono Frank; nel 1910 tuttavia Otto Gross maltrattò sessualmente, sfruttò e plagiò l’ex fidanzata di Frank, la pittrice Sophie Benz, fino a provocarne – pare – il suicidio. Questa vicenda sconvolse Frank al punto che lasciò Monaco trasferendosi a Berlino. Dopo aver frequentato artisti e pittori Frank comprende di dover coltivare la sua vocazione artistica in altro modo e comincia a scrivere. Il resto è raccontato ampiamente nel già citato capitolo Vita e opere, che propongo di leggere prima delle due novelle. Risulta utile leggere anche il contributo della traduttrice, Paola Del Zoppo, che nei capitoli Nota ai testi (pp. 317 ss.) e La scatola nera del traduttore (pp. 323-324) rivela ai lettori e alle lettrici le sue fatiche, che ci aiutano a capire meglio anche le parole italiane della traduzione.

Non perdetevi, in fondo al libro, il “bugiardino” che starebbe nell’immaginaria scatola del “farmaco” Novedilf® (immaginario acronimo di: Novelle di Leonhard Frank)!

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